Tenere a mente

scritto da Matilde_Viarh
Scritto Ieri • Pubblicato 19 ore fa • Revisionato 19 ore fa
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Autore del testo Matilde_Viarh

Testo: Tenere a mente
di Matilde_Viarh

A volte uno dovrebbe avere cura di ogni momento, dovrebbe saperlo afferrare quasi come se dovesse raccoglierlo, come se dovesse trattenerlo. A volte ripenso a quante cose ho imparato grazie a te: andare in bicicletta, farmi le punture, quante poesie, a nuotare, a sciare, a guidare. Quante volte mi hai misurato la pressione, quante volte ti sei fatto fare i capelli, quanti esperimenti culinari nella cucina di una bimba. Quanto sei stato e adesso quanto non sei più: sei un corpo che conosco ma abitato da qualcun altro, sei una voce che mi risuona ma non capisco cosa dice. Ho osservato tutto quello che sei diventato e non ti riconosco più e forse nemmeno tu riconosci più me. Ogni volta mi arrabbio della tua rabbia, del tuo spaesamento, delle tue richieste folli ad orari improbabili; eppure non c’è rabbia che si possa provare per una persona malata. Perché non c’è una colpa, semplicemente, nella malattia. C’è impotenza, c’è frustrazione ma no, colpe non ce ne sono. E allora perché questo dolore che mi entra dentro? Perché le lacrime? Perché lo stomaco mi brucia? Perché non guarisci, perché non torni ad essere tu anche solo per un momento a dirmi che adesso vai via, che possiamo darci un ultimo saluto, un abbraccio. Un modo per segnalarmi che da lì in poi, va bene che esisti ma il mio papà l’ho potuto salutare per tempo. A volte vorrei sapere cosa pensi, cosa passa nella tua testa quando formuli pensieri scollegati, quando non sai le parole, quando i ricordi si confondono e io non so chi è il soggetto o il tempo dell’accadimento. E invece poi so che non vorrei saperlo perché la mente è un luogo bellissimo ma molto buio, molto labirintico e io il libretto delle istruzioni non ce l’ho, manco per le cose banali della vita. E poi a me il buio e il vuoto mi piace quindi forse se sapessi davvero il filo dei pensieri magari impazzirei anche io, o non riuscirei a sopravvivere a questo viaggio.

E allora cosa vorrei davvero?

Vorrei essermi accorta, aver saputo vedere quel momento in cui sei andato. Se qualcuno mi avesse avvertito, sarei tornata prima per salutarti e - egoista lo so - per salutare anche me che adesso non sono più figlia e non lo sarò più. Perché la tua condizione significa la condizione mia del dopo: dopo di te, dopo la famiglia, dopo quel momento in cui la casa è rimasta senza tetto e senza mura e non ci sono alberi infiniti ma solo un freddo cane.

Cosa vorrei? Vorrei aver lavorato meglio, per una che sempre deve saper osservare, non ho saputo osservare mio padre. E allora penso al fatto che non li ricordo i momenti felici, o meglio ricordo qualche foto ma non mi ricordo nessuna delle emozioni che ho provato con te, per te. Mi ricordo dei momenti normali, delle cose che mi hai detto e che io poi non ho saputo mettere in pratica. Mi ricordo di quella volta in cui, salendo con la seggiovia, c’era una goccia d’acqua che scendeva e mi dicesti che il bello delle scie che lasciano è che non sono mai le stesse. Oppure mi ricordo di quella che, mentre tornavamo da una lunga passeggiata, mi dicesti che dovevo lasciare il mio

Fidanzato perché l’amore non può essere tiepido mai, soprattutto da giovani. Mi ricordo di quando sei venuto a tutte le mie lauree e al dottorato, sempre per primo e sempre - in qualche modo infortunato; e per un medico, un sacrilegio. Insomma mi ricordo tutti questi momenti in cui forse ho imparato qualcosa anche se non l’ho capito per tempo. E forse questa vita è davvero un attimo che ti passa davanti, veloce velocissimo, e ci rimangono impresse solo le cose che davvero sono utili istruzioni per la vita: accorgerci dell’unicità, ricercare la passione nelle sue forme ed esserci nei momenti brutti ma soprattutto nei momenti belli, quelli pieni di gioia da condividere. Questo almeno per me, per le istruzioni che forse servono alla mia vita e a me. E adesso che ti guardo e non ti riconosco, penso a tutto quello che io invece non so insegnarti e in qualche misura, non posso restituirti. Penso alla vita che mi sembra passare mentre io sono solo qui con te: al tempo che non passa, alla noia che non so gustarmi, alle occasioni che perdo e agli affetti che non trovo vicini. Io penso a me, insomma, e non allo spaesamento che provi tu, e non al tuo dolore, e non a te.

Tenere a mente testo di Matilde_Viarh
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