Le corsie si toccano negli spazi invisibili laddove è il raduno dei segreti lamenti. Una luce, il suo eco, è sui ricordi affiorati, carezza dolori sopiti, muti, rassegnati. Sono oltre il tramonto, nel neonato silenzio. Con il bavero alzato, il capo coperto, la mia ombra ritta verso il deserto. A tratti la vedo, che fiera cammina come cosa vivente, a una corda di anni, paziente trascina quel corpo cadente.
Curioso ho cercato nei rami degli alberi folti, col naso affamato, le mani ansiose ad ogni conquista; i sensi ribelli al viscido regime della vista.
Nel campo dei miei rimpianti non ho dubbi incolti.
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