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C’era una volta una bambina che quando nacque era piena di gioia e allegria. Amava il sole e la musica. Conosceva tutte le canzoni che sentiva alla radio e le cantava tutto il giorno per il divertimento della vicina che in cambio le regalava flaconcini di profumi vuoti.
La bambina amava molto la sua mamma e un po’ il suo papà, che però vedeva poco perché era sempre al lavoro. Invece la mamma era sempre con lei, erano sempre vicine e si adoravano.
La vita era bella per la bambina finchè non dovette lasciare il suo nido per iniziare la scuola. Lì cominciarono i guai…le compagne di classe la intimidivano e tutti i giorni subiva dispetti e a volte anche le botte.
Così divenne triste e ansiosa e, pur sapendo già leggere e scrivere (glie lo aveva insegnato la mamma) ed aveva ottimi voti, andare a scuola era diventato un incubo. Inoltre presto scoprì che quando era ammalata poteva starsene nel suo confortevole nido, attorniata dalle cure premurose della famiglia , così si ammalava molto spesso , provocando l’ansia e lo sconforto della mamma.
Anche la mamma della bambina non se la passava molto bene, in quanto, da quando lei era nata, soffriva di strani malesseri che nessun medico era riuscito a guarire.
Ben presto la bambina si accorse di questa misteriosa malattia della mamma, che andava e veniva come un brutto temporale, e si sentiva anche un po’ in colpa, in quanto sentiva raccontare che la mamma aveva iniziato a star male proprio a seguito della sua nascita, così per lei si alternarono periodi di serenità ad altri di angoscia, quando la sua adorata mamma cadeva in depressione e sembrava indifferente a tutto, anche a lei.
La mamma non poteva stare a lungo in piedi perché le mancava il respiro e non poteva portare la bambina fuori a giocare né farle fare passeggiate o portarla ai giardini. Però le stava sempre vicino e giocava spesso con lei in casa, facendola divertire molto.
Il tempo passava e la bambina cresceva. Aveva imparato ad accettare la vita così com’era anche se il suo sogno rimaneva quello di vedere la mamma guarire ma purtroppo tra alti e bassi la situazione rimaneva invariata. Era anche un po’ felice ogni tanto, quando poteva incontrare la cuginetta o d’estate in campagna poteva raccogliere le susine e le nocciole nel prato sotto casa, anche andare sulle giostre durante la festa di ferragosto la mandava in estasi per non parlare delle prime vacanze al mare …una delle esperienze più felici!
Ora la bambina era quasi una ragazza, a scuola andava maluccio e non aveva amiche, la mamma continuava a cercare di risolvere i suoi guai di salute ma con scarsi o nulli risultati , ma rimaneva sempre la sua più grande amica e confidente. A lei raccontava delle prime cotte, dei batticuori e da lei era difesa quando il padre , più severo, la rimproverava.
La vita andava avanti e la bambina, che bambina non era più, entrò nel circolo della vita comune. Lavorò, Si sposò, cercò di avere un figlio senza riuscirci, divorziò, trovò un altro compagno che venne a convivere con lei, continuò a lavorare…
La mamma invecchiava anche se il suo viso rimaneva sempre fresco e bello, pian piano si rassegnò a non combattere più contro la sua malattia e lentamente migliorò un poco.
Passarono altri anni, la morte si prese il papà che era ancora giovane e rimasero sole, la mamma e la vecchia bambina. Anche il nonno e la nonna morirono e la famiglia che già non era numerosa, divenne sempre più esigua.
Altri anni ancora e la mamma venne ad abitare vicino alla vecchia bambina e al suo compagno, ora si aiutavano a vicenda, la mamma stava molto meglio di quando era giovane e per la prima volta la bambina era contenta delle piccole cose che potevano concedersi insieme, tipo un giretto in qualche negozio, una breve passeggiata, un caffè al bar, addirittura qualche vacanza al mare solo loro due e in queste occasioni la felicità tornò a fare capolino.
La bambina invecchiava anche se non amava rendersene conto, finì il tempo del lavoro, divenne una pensionata anche se manteneva dentro di sé dei sogni immaturi. In fondo continuava a sentirsi bambina di quella mamma che ,ahimè, cominciava a mostrare i segni del cedimento della vecchiaia.
Fu duro per la bambina rendersi conto che la mamma era ritornata strana, non ricordava più le cose , non la proteggeva più ma era lei a dover essere protetta. La vecchia bambina pian piano dovette trasformarsi in una specie di mamma, la mamma di una donna anziana. A volte la finta mamma si spazientiva di quanto la mamma vera la tenesse impegnata, lei avrebbe voluto ancora viaggiare, divertirsi invece era costretta a non lasciare mai la mamma anziana, che col passare del tempo diventava sempre più esigente e voleva sempre più attenzioni.
Nello stesso tempo era felice di quel tempo che ancora permetteva loro di stare insieme e vicine, la mamma vecchia spesso faceva sorridere la vecchia bambina e la stupiva con pensieri di una semplicità e una saggezza disarmante. Era sempre positiva ed ottimista e da lei, nonostante si sentisse un po’ in colpa, la vecchia bambina cercava spesso conforto.
Venne il tempo brutto in cui la mamma vecchia si ammalò gravemente, ormai era giunta al termine dei suoi giorni terreni e la vecchia bambina se ne prese cura anche se la cosa la terrorizzava, tant’è che dalla paura torno a sentirsi bambina piccola e inerme. Però doveva farcela, quello era l’ultimo dono che doveva fare alla sua mamma e così prese ad assisterla giorno e notte. La mamma, ormai senza forze, la chiamava, non più col suo nome, ma col nome universale che sale alle labbra dei morenti “ mamma”.
Negli ultimi giorni la piccola vecchia bambina spaventata fu davvero la mamma della sua mamma e forse questo la fece progredire di un passo nel suo percorso verso la maturità spirituale. Questo fu l’ultimo dono che la mamma le fece.
Ora la mamma vera non c’è più, non si sa dove sia andata, si spera in un universo migliore pieno di luce e d’amore.
La vecchia bambina è rimasta sola, molto più vecchia e ancora più bambina, è passato del tempo ma spesso piange, pensando a quella presenza amica che non c’è più , ma una certezza si è fatta strada nel suo cuore : nulla è andato perduto dell’amore scambiato in questa vita , e in altre forme sa che una presenza amorevole continuerà a seguirla per incoraggiarla e confortarla, fino ad un nuovo, eterno re- incontro.