Atlas & Ufo Robot

scritto da Zaffiro
Scritto 4 giorni fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Autore del testo Zaffiro

Testo: Atlas & Ufo Robot
di Zaffiro

Atlas lavorava
al turno notturno
di una fabbrica
di ascensori industriali
alla periferia del mondo.

Aveva spalle enormi,
mani da titano pensionato
e una schiena rumorosa
come un edificio vecchio
durante il vento.

Nessuno sapeva
che un tempo
sorreggeva il cielo.

Ora sollevava soltanto
carrelli metallici
e cassette piene di bulloni.

Durante la pausa
mangiava da solo
guardando vecchie puntate
di UFO Robot Goldrake
su un telefono col vetro rotto.

Diceva che i robot giganti
gli facevano compagnia.

“Forse perché anche loro
sono costruiti
per reggere troppo.”

Una notte di pioggia acida
saltò la corrente.

La fabbrica intera
rimase immobile,
come un enorme animale spento.

Solo il vecchio televisore
della sala ristoro
continuava a lampeggiare
neve elettronica.

Atlas si avvicinò.

All’inizio pensò
fosse la stanchezza.

Poi lo vide davvero.

Dal bianco sporco
dello schermo
emerse lentamente
un robot gigantesco,
ammaccato,
con graffi sulle corazze
e gli occhi pieni
di corrente malinconica.

“Sei tu?”
domandò Atlas.

Il robot annuì piano.

Aveva la voce metallica
dei cartoni dimenticati
e delle antenne
che non prendono più bene.

“Non combatto da anni,” disse.
“La gente adesso
preferisce altri mostri.”

Atlas abbassò lo sguardo.

Conosceva quella sensazione.

Anche gli dèi, col tempo,
diventano ferraglia mitologica.

Rimasero seduti insieme
davanti al distributore
automatico spento.

Un titano con la cervicale
e un robot fuori palinsesto.

Parlarono poco.

Di pianeti perduti.
Di eroi sostituiti.
Del rumore che fanno
le cose grandi
quando nessuno
ha più bisogno di loro.

All’alba
la corrente tornò
improvvisamente.

La fabbrica si riaccese.
I neon ricominciarono a pulsare.

Il robot si alzò lentamente.

“Devo andare.”

“Dove?”

“Nei posti
dove finiscono le infanzie.”

Poi rientrò nello schermo.

Atlas rimase lì,
immobile,
con una lattina calda
tra le mani.

Sul televisore
passavano soltanto
pubblicità di materassi.

Ma sul tavolo, accanto a lui,
c’era ancora

un piccolo frammento
dorato di metallo.

Atlas & Ufo Robot testo di Zaffiro
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