Angoli remoti, rumorose solitudini.
La vecchia parlava, ma non diceva nulla. La sua giornata andava spegnendosi, in un chiacchiericcio paradossalmente infantile.
Osservavo nelle sue mani la storia di una donna qualunque, nei capelli le abitudini di una moglie fedele, nel suo seno il peso della procreazione e nel grasso corpo la ricerca abitudinaria di un’assuefazione al nulla.
Me ne stavo in silenzio, in un angolo, annoiata persino dalla mia sigaretta. Ogni tanto volgevo lo sguardo al sole, che lentamente lasciava crescere le ombre sopra i nostri piedi, fino a permettere loro d’impossessarsi di tutto quanto intorno.
D’un tratto pensai a quante volte, nel tempo di una vita, i suoi figli avevano giocato su quel marciapiede ed osservato con occhi stanchi l’incedere malinconico della notte. Mi chiedevo se anche loro, come me, avessero in passato percepito il momento triste della conclusione dei giochi, il richiamo verso casa, il buio in cui tutto si ferma, per un attimo.
La donna sembrava indifferente a quella trasformazione di luce in ombre e proprio là, dove io vedevo ancora i suoi figli sporchi di terra, lei spazzava via polvere e pensieri, riportandomi nel cortile di una casa, in un vecchio paese dimenticato, sul mare.
Era appena trascorso il mese di agosto. Il fresco ristoratore della sera accarezzava la pelle ancora abbronzata in un brivido, un’intima sensazione di benessere, quella che si prova nello stringersi in una giacchetta leggera dopo aver patito il caldo tormentoso del giorno e, mentre la vecchia abbandonava la strada, con i suoi eterni rosari, io mi apprestavo a percorrere una mulattiera, fino alla spiaggia.
Il mare, di notte, sa parlare.
I pescatori già lasciavano le rive, si allontanavano dalla terra ferma per divenire puntini di luce su una coperta d’acqua. Incontrai un ritardatario, chiesi di salire sulla piccola imbarcazione. Mi fu concesso con due parole in dialetto ed un cenno di ringraziamento da parte mia. Da molto tempo non osavo dare confidenza alla gente del paese, ma conoscevo quell’uomo e sapevo che non avrebbe fatto discussioni. Qualcosa, qualche stramberia, mi era concessa. Esterofili, senza volerlo ammettere.
Fu un attimo e mi ritrovai ad essere un puntino di luce, anche io, anche noi. La lenza sibilava sotto le esperte mani del mio silenzioso compagno. L’acqua, nera, fluiva sotto di noi, il cielo ci donava un immenso mistero di astri. Io e lui: mani giovani contro mani consumate. Il sapore di quel desiderio notturno, inutile avventura di una studente viziata ed il respiro di chi si riscopre vivo un secondo, per poi tornare a giacere in un letto ormai logoro.
Era il sogno di una notte ipotetica. Aria da respirare in silenzio.
Due bocche da sfamare.
Domani ci penserà.
La vita dove inizia, come continua, dove finisce?
“Grazie” mi disse il pescatore quando all’alba gli restituii i suoi pensieri.
“Prego”, risposi, bagnandomi la gonna con un’onda più alta.
Ero sola, di nuovo, con fragili riflessioni a difendermi dalla vita, che sa affondare la lama con il gusto acido della presunta verità.
Perché non è vero.
Il pescatore andrà a dormire nella sua dimora. La moglie comincerà il suo lavoro e veglierà affinché regni il silenzio nella casa. Due bambini, coi piedi scalzi torneranno portando sabbia in casa.
“Mamma, mamma…”
“Silenzio! Papà dorme. Andate in bagno a lavarvi!”
Il gioco nel silenzio. Il silenzio che diventa il gioco. E così le mollette in bagno diventano un esercito. L’esercito nomina il proprio re. Il re avanza di piastrella in piastrella per raggiungere un destriero e liberare la molletta gialla, principessa catturata e fatta prigioniera nella torre, tra lo shampoo ed il bagnoschiuma. Una spugna si offre come imbarcazione per il re ed il suo cavallo, attraverso una vasca di insidie. Una strega lancia scongiuri, ma alla fine la molletta blu raggiungerà la gialla ed insieme vivranno felici e contenti.
-Due mollette che si amano, come mamma e papà?
- No, risponde il primogenito.
- Si, controbatte la piccolina.
- Ma non vedi che non si baciano mai?
- Non è vero. Si baciano mentre dormiamo.
Il tempo ha asciugato l’acqua di mare ed il sale lascerà ancora solo per un attimo il suo sapore sulla pelle, per poi trovare ristoro nell’acqua dolce di bagnoschiuma.
Tutta la vita in un attimo, un attimo in una vita.
Battono i minuti per questa mamma. Un tempo era stata moglie di un pescatore. Due figli da crescere e la casa da assettare.
Batte ancora il cuore di una nonna, anche quando viene lasciata a navigare nel silenzio della sua ombra, a contar rosari sugli scalini di casa, fino alla chiesa, fino al giungere della notte.
Batte con il mio, il suo cuore. Io che non l’ho mai capita, io che non ho mai ascoltato bene il tempo del suo dolore. L’ho disprezzata per il sacrificio compiuto, mentre giocavo con i suoi valori. Ma lei resta su quella soglia di casa, ad attendere il frutto della sua rinuncia, mentre io, avendo preso tutto, anche lei, mi annoio, fumando e raggiungendo il mare quando il pensiero diventa nostalgia per il mio giovane, ma sterile, corpo.
Schizzi testo di Briseyde