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Tenzón d'amor sì laudando 'l brando
Focina di Vulcano là ardea
Spene antica e 'l moribondo;
Pria che quegli 'l guiderdon chiedea
Mortal pondo riconobbe e pianse
E morto cadde sì piangendo Gea.
Franto 'n terra indi colà volse
'L guardo e la man destra avante
E l'aura gentil percosse e mosse.
Sì l'argivi in quella feral notte
Oscura com'oscuri vaticini
Presaghi a lo cor furo di morte;
Cadder le donne sì com'i bambini
Pur anco le vergini sugl'altari
Nol vider purezza de' giorni primi.
Et l'etterna cittade poi rimembrai
Che per nove dì abbracciò 'l foco
Nero 'l cielo sanza del sol li rai.
Or veggio sulle labbra d'Antiloco
Recar al Pelide mortal novella
Della lancia che trafisse Patroclo;
S'abbatté sul capo mortal procella
Su lo di Nestore filio beltate
Termine funesto ivi ncontra.
Antigone a lo crudel Creonte
Disse: "Là giacer debbo in eterno"
Frattanto vittima e sacerdote.
Solo vago su l'isola di Lemno
Morte accettando qui moribondo
Filottete solo abbandonato.
Or pallida giace in sulla riva
Et carezzo gote pallide bianche
Come 'l verno austero et freddo;
Or vo' sfiorando le frali sue labbra
Con man tremante et le dita stanche
Seco 'l cimiterio et ridendo.