L'ombra del dubbio

scritto da Annabelle
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato un'ora fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: L'ombra del dubbio
di Annabelle

Il silenzio arrivò prima del buio, denso e pesante come un panno bagnato sulla bocca.
Tutto era cominciato con un dettaglio insignificante:
Un respiro trattenuto un secondo di troppo, un oggetto spostato di pochi millimetri su un tavolo, un riflesso che non coincideva esattamente con il movimento che lo aveva generato.
Da quel momento, la certezza aveva iniziato a marcire.

L'INTRUSIONE

I passi risuonavano nel corridoio vuoto, ma il ritmo sembrava sbagliato.
Non era un rumore estraneo, era un rumore deformato.
Il fruscio di una gonna di seta o forse il leggero sfregamento di dita lunghe e fredde contro la carta da parati, accompagnava quel calpestio asimmetrico.
L'intrusa non cercava di nascondersi ma reclamava spazio, millimetro dopo millimetro.
Ogni angolo della casa, prima familiare, aveva iniziato a produrre una strana elettricità.
Gli occhi fissavano le crepe sul soffitto, cercandovi una logica, un messaggio in codice, la prova visibile che qualcosa fosse cambiato.
A volte, nell'angolo più buio del salotto, sembrava di scorgere il profilo di una donna alta, immobile, con il viso reclinato di lato, i cui capelli scuri si fondevano direttamente con le ombre della stanza.
Chiudendo e riaprendo gli occhi di scatto, l'allucinazione svaniva, lasciando però sul pavimento una scia sottile di polvere biancastra, simile a gesso o a pelle secca  e il segno leggero di due piedi nudi, stranamente privi di tallone.
Chi era?
Forse una versione precedente e dimenticata di se stessi, tornata a reclamare la vita che le era stata sottratta?
O forse la precedente inquilina di quella casa, mai registrata sui contratti, scivolata fuori dalle intercapedini dei muri per riprendersi il suo spazio?
C'era il terrore strisciante che non fosse un fantasma, ma una copia esatta e speculare:
Un doppelgänger venuto a sostituire l'originale un pezzo alla volta, partendo dai dettagli.
Il sospetto non urlava, ma sussurrava appena sotto la pelle.
Dietro ogni porta chiusa non c'era il vuoto, ma l'attesa di qualcosa che si nascondeva non appena la maniglia ruotava.
L'aria stessa era diventata densa, difficile da respirare, come se la stanza stesse consumando l'ossigeno per nutrire l'anomalia.
E in quell'aria aleggiava un odore dolciastro e metallico, lo stesso che si avverte un attimo prima che un fulmine colpisca la terra.

LA VEGLIA

La notte non portava riposo, ma una lucidità malata.
Al buio, i contorni dei mobili si allungavano, trasformandosi in spettatori immobili.
L'ombra del dubbio non era più solo un'idea astratta:
Si proiettava sul muro come una macchia liquida e scura, una sagoma antropomorfa che si allargava e si stringeva al ritmo di un respiro che non era quello del dormiente.
Un dubbio, un unico minuscolo dubbio sulla fedeltà dei propri sensi, si era insediato al centro del petto.
È reale?
O è la mente che crea la trappola?
Ogni ricordo veniva estratto, esaminato al microscopio della paranoia e poi rimesso a posto, ormai contaminato.
Il passato non era più un rifugio sicuro, ma un archivio di indizi ambigui.
C'era davvero sempre stato quel vecchio carillon sul comò?
E quella risata soffocata, udita tre anni prima in un pomeriggio d'estate, apparteneva davvero a un passante o era già la voce di lei?
Il ticchettio dell'orologio da parete scandiva un conto alla rovescia verso un crollo inevitabile, ma il tempo sembrava essersi fermato in quell'istante di pura sospensione. Persino le lancette, nel buio, proiettavano due ombre distinte che si muovevano a velocità diverse.

IL VUOTO

Quando la luce del mattino filtrò grigia attraverso le tapparelle, non portò alcuna liberazione.
Lo specchio restituì un'immagine stanca, ma lo sguardo dentro quel riflesso sembrava appartenere a qualcun'altro.
Uno sconosciuto che osservava dall'altra parte del vetro, con gli stessi identici dubbi.
E sul vetro dello specchio, appannato dall'umidità della notte, c'era l'impronta nitida di una mano piccola, sottile, con le dita troppo lunghe per essere umane.
Non servivano più prove, né risposte. L'ombra aveva vinto non rivelando la verità, ma rendendola per sempre irraggiungibile.
L'intrusa non era più confinata negli angoli della casa; si era accomodata nell'intercapedine tra i pensieri e l'ombra del dubbio aveva ormai oscurato ogni coordinata logica.
L'unica cosa rimasta era la certezza di non potersi più fidare di nulla, nemmeno del proprio battito cardiaco, che ora batteva all'insolito, distorto ritmo di quei passi nel corridoio.

L'ombra del dubbio testo di Annabelle
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