L’ombra

scritto da Fresia
Scritto 14 giorni fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Autore del testo Fresia

Testo: L’ombra
di Fresia

L'OMBRA

Quando Ermes camminava solo e pensieroso, dietro di sé continuava a percepire una presenza, come se ci fosse un'ombra che mai smetteva di seguirlo. 
Ogni tanto provava a girarsi di scatto per sorprenderla, per dare consistenza a quella sensazione che non lo abbandonava, ma era come se svanisse ogni volta che tentava di materializzarla.
Quella situazione rischiava di farlo impazzire, perché l'ombra aveva iniziato a perseguitarlo ovunque e con frequenza sempre maggiore.
Anche in casa la sentiva comparire all'improvviso, mentre si spostava da una stanza all'altra o mentre tentava di concentrarsi sulla lettura che tanto amava.
Solo  il sonno sembrava concedergli pace ma, lentamente, quella folle inconsistente sensazione si insinuò anche nel riposo notturno, rendendolo difficoltoso.
Mentre giaceva insonne nel suo letto, Ermes faceva il bilancio della giornata trascorsa, elencando mentalmente ciò che non era riuscito a portare a termine e ciò che avrebbe ancora dovuto compiere per sentirsi a posto con la propria coscienza.
Giorno dopo giorno, notte dopo notte, i suoi pensieri si facevano sempre più carichi di sensi di colpa e le sue elucubrazioni mentali finirono per divenire elenchi infiniti di ciò che nella vita avrebbe potuto fare e che, invece, non era stato in grado di realizzare.
Si sentiva inutile, inetto, un vero e proprio collezionista di fallimenti, ma non voleva parlare con nessuno di ciò che provava e meno che mai di ciò che gli stava capitando. 
L'ombra era ormai una presenza costante e, per assurdo, nel buio l'avvertiva ancora più incombente.
La sentiva, lo angosciava profondamente e così Ermes premeva l'interruttore della lampada per vederla, ma non c'era niente nella stanza e non era possibile scacciare il nulla. 
Una notte, mentre sentiva crescere l'ansia che gli chiudeva la gola, accese il televisore per distrarsi e cominciò a guardare un film.
La protagonista sedeva davanti allo specchio, raccontando alla propria immagine riflessa tutto ciò che aveva fatto nel corso della sua giornata. 
Aveva un'aria serena e compiaciuta, come se si stesse complimentando con se stessa.
Ermes rimase molto colpito da quella strana scena. 
Preso da un impulso irrefrenabile, pensò di fare la medesima cosa con lo specchio della sua camera.
La lista di ciò che aveva fatto il giorno precedente gli sembrò incredibilmente lunga. 
Non convinto, si mise a ripeterla ancora e ancora, constatando che ogni volta si arricchiva di ulteriori particolari. 
Dopo un po', i suoi occhi si fecero  pesanti e, tornato a letto, Ermes si addormentò.
Quando il mattino seguente si alzò, percepì come al solito la presenza dell'ombra, eppure, si sentiva stranamente meno inquieto.
La sera, decise che avrebbe parlato di nuovo allo specchio dei propri piccoli successi quotidiani e, col passare dei giorni, quell' insolito monologo divenne un' abitudine, quasi una sorta di rito prima di coricarsi. 
In seguito, fece lo stesso con i traguardi raggiunti  nel corso degli anni e più li contava, più essi gli sembravano davvero tanti e per nulla banali.
Senza che se ne rendesse conto, l'ombra che lo tormentava da tempo si stava lentamente dissolvendo. 
Infine, come era comparsa, sparì del tutto dalla vita di Ermes, portando via i sensi di colpa e le ansie che troppo a lungo aveva alimentato dentro  di sé. 



L’ombra testo di Fresia
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