“Papà,non voglio fare il tuo lavoro!”- No, troppo diretto, un diretto alla mascella. Sembra una ripicca.
“Papà, ci ho pensato a lungo, e credo di non essere portato per diventare un imprenditore!” – Suonava meglio, nessun tono di accusa, apertura al contraddittorio.
Da quando aveva scelto la tesi di laurea, “La comunicazione nell’era di Internet”, quello che preoccupava veramente Francesco era il pensiero di comunicare a suo padre la decisione che aveva preso. Non ne aveva mai parlato apertamente, più per paura della delusione che inevitabilmente si aspettava che per altri motivi all’ordine dei nostri tempi, quali l’incomunicabilità o il rifiuto.
In fondo stimava quel genitore, dai principi semplici e lineari, dalla personalità un po’ ingombrante, questo si, che però non lo aveva mai fatto sentire in concorrenza con qualcuno. “Scegli il lavoro che vuoi, fai come credi. Certo, se tu venissi con me sarei contento, ma non fartene un problema”. La sincerità nelle parole l’avvertiva, come pure nei modi, ma quello che temeva era che, di fronte al dato di fatto, alla scelta, l’aplomb di papà andasse lungo disteso, lasciando il campo aperto a questioni meno anglosassoni, del tipo eredità tradita.
“Se è questo che ti dice, e per quel poco che lo conosco, credo che le tue paure siano eccessive” Maria cercava di ricondurre Francesco a una realtà più affrontabile, di togliere zavorra ad un pensiero che, più si avvicinava il giorno della laurea, più diventava pesante, e pressante.
“Piuttosto, quando pensi di dirglielo apertamente?”
“Prima della laurea. Almeno quel giorno non ci saranno ombre, sarà chiaro per tutti”
“Tutti chi?”
“Mia madre”
“E lei che problema è?”
“Lei? Sono cresciuto sentendomi dire che siamo figli di un uomo che si è fatto da solo. Che abbiamo avuto delle possibilità che loro non hanno neanche immaginato. Che se mio padre ha raggiunto la posizione che ha, lo ha fatto anche per me, per mio fratello, per il nostro futuro. Insomma, viva mio marito, e che i miei figli vivacchino”
“Vivacchino?” Maria sorrise, stupita.
“Si, mi ha sempre dato l’impressione di preferirci in seconda e terza posizione sul podio, rispetto al campione, suo marito, nonché nostro padre”
“Lascia perdere, tu devi guardare a quello che senti, ai suoni della tua anima. L’atteggiamento di tua madre è un rimbombo: fastidioso, ma di un suono che è lontano da te”
La guardò negli occhi: riflettevano la verità delle parole che aveva detto. Non poteva aspettare ancora: certe ancore vanno tolte, e abbandonate.
L’occasione giunse prima di quanto si aspettasse. Quella sera sua madre era uscita per andare a teatro con un’amica. Suo padre no.Con la scusa di mal di testa aveva declinato l’invito ed era rimasto a casa. Per la verità non usciva spesso, e per questo motivo Francesco non si insospettì.
“Francesco, hai un po’ di tempo da dedicarmi stasera?”
“Bè, ho appuntamento con Maria, ma posso anche telefonarle che arrivo fra un po’”
“No, no, non voglio interferire nei tuoi piani, sarà per un altro giorno”
“Ma hai bisogno di qualcosa, o sei solo curioso?” disse scherzando.
“Si, di parlare con te” rispose suo padre sorridendo alla battuta, ma fissandolo negli occhi.
Francesco si sentì preso in contropiede. “Non sono pronto, non lo sono, cosa gli racconto se me lo chiede” cominciò a pensare in modo rapido, ma non conclusivo.
“Fra un mese ti laurei: come ti senti?”
“Sono contento che finisca. Pensa che ancora la settimana scorsa il professore voleva che approfondissi un capitolo della tesi. Abbiamo discusso per un’ora, poi ha capito che non era più il caso di insistere in ampliamenti e cambiamenti” cercava di prendere tempo, per organizzare l’inevitabile.
“Senti Francesco, dopo la laurea ti concederai un po’ di vacanze?”
“Si, farò quel giro in Francia e Spagna”
“E quanto resterai via?”
“Tre settimane” e adesso mi chiederà “Quando torni, cosa pensi di fare?” pensò agitandosi sulla poltrona.
“Non ti ho mai sentito parlare apertamente del dopo!”
Non era la domanda che si aspettava: era un invito ad esporre le sue idee.
La gola si fece secca. Suo padre lo guardavo dritto negli occhi, con calma, ma con fermezza.
“Sto esaminando tutti gli aspetti della questione, papà, e devo essere sincero: sono molto indeciso”
“Ah, sei indeciso – rimarcò suo padre – Su qualcosa in particolare, su qualcuno, o sul mondo?” Si rese conto del non velato sarcasmo di quelle parole.
Sentì chiudersi la bocca dello stomaco, e contemporaneamente aprirsi l’altra “Papà, per favore, evita di fare battute. Non è facile per me. E ad essere sincero non è facile proprio per la tua presenza”
“Preferiresti la mia…. assenza?” chiese con una leggera venatura di preoccupazione.
“No, non è quello che pensi – rispose ridendo a denti stretti – e che il confronto che tutti farebbero con te mi, mi,mi….- non trovava la parola giusta.
“Ti costringerebbe ad indossare un abito che ti va stretto”
“Ecco, si, proprio così” proseguì, un po’ rasserenato da questo aiuto insperato.
“Bè, io non ho mai cercato di cucirtelo addosso, almeno questo me lo riconoscerai!?”
“No, tu no”
“E allora perché non dici chiaro e tondo quello che pensi, di cosa hai paura? Della mia reazione, del mio giudizio, della mia collera, di tua madre o di che altro?” Il tono della voce si fece più alto.
“ Come prevedevo, ti stai incavolando nero. Ecco perché non te ne ho ancora parlato… apertamente, come dici tu!” Anche la sua voce si era fatta più alta. Si alzò, e fece un giro intorno alla poltrona . La tensione lo stava prendendo, e non gli piaceva.
“Allora, vuoi parlare chiaro. Io non posso farlo al tuo posto!” Si alzò anche il padre, ma restò fermo, con le braccia conserte, attendendo.
Francesco si fece coraggio “ E va bene, papà! Non credo proprio che verrò a lavorare con te in fabbrica, non me la sento di fare l’imprenditore. Ma a parte il confronto con te, che per un po’ di tempo mi ha preoccupato,la ragione vera è che voglio dedicarmi alla carriera universitaria. Il mio professore mi ha già proposto di diventare il suo assistente”
“E tu cosa hai risposto?”
“Che avevo bisogno di riflettere, e che la risposta gliela avrei data prima della laurea, anche se già la sapevo. Ma questo non l’ho detto” – “Papà, cerca di capirmi, non ho il tuo fegato, forse perché ce l’hai già avuto tu, ma quando penso alla mia vita, me la immagino diversa dalla tua.”
Suo padre si sedette, senza fretta, si accese un sigaretta. Fissò, per un attimo che a Francesco sembrò eterno, un quadro, uno di quei bellissimi falsi d’autore che preferiva a tanti autori veri. Poi guardò Francesco sorridendo, quasi ridendo.
“Papà, scusa, ma ti fa ridere quello che ti ho detto?”
“No, no, stai tranquillo. E che sono felice per te”
Francesco non capiva; e lui spiegò “Conoscevo un ragazzo con il quale la vita non ha scherzato; non finì gli studi universitari per mettersi a lavorare, gli seccava chiedere i soldi ai genitori pensionati. E così raccontò loro che non aveva voglia di studiare ancora, e che preferiva lavorare.
Andò a lavorare in una tipografia, ai suoi tempi si chiamava così. Poi ebbe la fortuna di sentirsi chiedere dal titolare di diventare suo socio. Lui non aveva figli, e il ragazzo gli era simpatico.
Adesso stampa libri in mezzo mondo, per grandi case editrici. Tutto sommato è soddisfatto, perché il lavoro che si è scelto gli ha permesso di restare in mezzo ai libri. Ma la sua vera aspirazione sai qual’era?” Francesco lo ascoltava quasi impietrito, rapito dalla conoscenza che aveva del protagonista di quel racconto “Diventare uno scrittore. Ha guardato gli altri scrivere. Ma tutte le parole che aveva dentro sono ancora lì, al loro posto.”
“Per questo sorrido, perché tu le parole che hai dentro hai cominciato stasera a farle uscire. Non fermarti mai: questo te lo ordino!”
Si abbracciarono. Francesco percepì che il cuore di suo padre batteva forte, e che anche il suo non scherzava.
“Beviamo qualcosa, papà?”
“Si , l’occasione lo richiede”
Si ripresero dall’emozione che entrambi, anche se per motivi diversi, avevano provato, sorseggiando un whisky.
In quel momento arrivò sua madre, che li vide felicemente seduti, con un bicchiere in mano, a parlare come due vecchi amici.
“Sbaglio, o mi sono persa qualcosa stasera?” Disse con un tono vagamente risentito.
“Penso proprio di si” rispose il marito alzandosi, alzando il bicchiere verso di lei come per un brindisi, e strizzando l’occhio verso Francesco “Ti annuncio che stasera è nato uno scrittore, che non ha bisogno di nessuna madre!”.
la scelta testo di franco