Erano giorni che avevo voglia di ritrovare il mare e finalmente ero lì, a pochi passi, ne sentivo l’odore, potevo vederlo. Mi avvicinavo con passo sempre più spedito. Sì, era lì che dovevo concludere il mio anno, solo lì avrei potuto ritrovare me stessa. Eccomi, bastava attraversare la strada e sarei stata sul lungomare, poi la spiaggia, il bagnasciuga… e lì finalmente avrei potuto rigenerarmi respirando il mare, osservando la spuma delle onde; rabbrividire ai loro spruzzi; chiudere gli occhi ed ascoltare il loro fragore avvicinarsi impetuoso e poi morire ad un passo da me…
Era ormai l’imbrunire e a quell’ora c’erano pochissimi passanti, ma nell’attraversare la strada per raggiungere il lungomare, una persona attirò fortemente la mia attenzione. Era un anziano che procedeva a passo più spedito del mio, come sapesse bene dove andare e con uno scopo ben preciso. Aveva un vestito blu, sì, proprio come il colore del mare quando è calmo, ma molto simile a quello di Babbo Natale: grossa cintura e scarponi neri, risvolti bianchi…
Non so perché, ma presi a seguirlo, doveva avere qualcosa per me… m’incuriosiva sempre più. Ero ormai a pochi passi da lui, potevo notare i suoi capelli piuttosto lunghi, ma candidi, davano l’impressione di essere soffici come il cotone, veniva voglia di toccarli. Tesi il braccio cercando di chiamarlo in qualche modo, ma dalla mia gola uscì soltanto un flebile: ”Ehi!”. Eppure, prima ancora che finissi di pronunciarlo, lui già si voltava, con il suo sorriso così rassicurante, tenero, lo sguardo vispo dietro occhialini tondi. Sembravano sorridergli anche gli occhi e la sua barba era candida quanto i capelli. Aveva persino il cappello come quello di Babbo Natale, ma anch’esso blu. Cominciai a pensare che fosse un Babbo Natale un po’ insolito, ma c’era qualcosa di misterioso in lui. Era magro, non come i panciuti Babbo Natale cui siamo abituati a pensare o ad incontrare nei periodi natalizi davanti alle vetrine, non il Babbo Natale cui le nostre memorie di bambini sono tanto affezionate. Ma il mistero non era nel vestito… era nel suo volto. Il suo viso non aveva rughe, se non qualche piccola increspatura intorno agli occhi anzi, era luminoso ma, nonostante il sorriso, velato di tristezza.
Non riuscivo a muovermi, né a parlare, ero… come sospesa! Riuscivo solo a pensare: “Hai qualcosa di mio!”. Dovette leggermi nel pensiero perché, sempre sorridendo, annuì ma già si voltava per tornare sui suoi passi, senza proferire parola! Restai ancora pochi istanti “sospesa”, poi mi voltai attratta da qualcosa… non so che, ma dietro di me, a pochi metri, a terra, c’era un sacco blu.
Mi avvicinai e subito dal sacco iniziarono ad uscire delle cose come per incanto. Le riconoscevo! C’erano delle note che si libravano nell’aria, una dietro l’altra, sospese anche loro come me, libere da ogni pentagramma… e subito dopo tante parole scombinate, che sembravano danzare al ritmo di quelle note. Strano… non udivo musica, ma avvertivo una melodia; non leggevo le parole, ma mi sembrava di riconoscerne i pensieri e tra quelle note e quelle parole già iniziavano ad apparirmi in trasparenza visi, sorrisi, oggetti, fotografie… sì, giusto, ora capivo: tutte le note, parole, pensieri, volti, persone, emozioni di un intero anno… tutte lì che svanivano a poco a poco nell’aria, mentre il sacco si svuotava afflosciandosi sempre più.
D’improvviso mi sentii derubata, violata nella mia privacy. Tutte quelle cose mie e persone care, finite in un sacco chissà come ed ora volavano via senza che riuscissi ad afferrarle anzi, non riuscivo nemmeno a provarci! Alcune di loro, ne ero certa, le avrei ritrovate nel prossimo anno, altre, in futuro, da qualche parte nel mio cuore (non potevano svanire così!), ma alcune… Nooo! Forse era questo che cercavo da quel vecchietto… ora lo avevo capito… forse avrei potuto recuperare qualcosa, o meglio qualcuno, che credevo mi fosse stato portato via per sempre! Forse avrei potuto fermare il vecchio anno prima che andasse via del tutto ed afferrare… Sì! Non c’era tempo da perdere, mi voltai per riprendere a seguirlo. Ma di nuovo qualcosa mi bloccava e tornai a sentirmi sospesa. Il vecchio era ormai molto lontano e io non riuscivo a muovermi, gridavo con tutta me stessa ma quella che veniva fuori era la voce del cuore, in realtà non riuscivo ad esprimere parola con la bocca. Feci un ultimo, disperato tentativo: chiusi gli occhi, strinsi i pugni e gridai con tutte le mie forze: “Ehi, tu! Torna indietro! Devi riportarmi qualcuno! Torna qui, non puoi portarlo via, è troppo importante! Nooooo!” Riaprii gli occhi e le mani. Il vecchio si allontanava a passo sempre più frettoloso. Niente: non ci ero riuscita! Ero disperata, mi guardai intorno ma la gente che passava neanche mi vedeva. Forse era un sogno, forse ero io che non esistevo! Il vecchio era ormai diventato un puntino infondo al lungo e rettilineo marciapiedi e io ero lì, ritta, con le mani tese lungo il corpo, i palmi aperti. Cominciò ad alzarsi un vento sempre più forte, che mi bruciava negli occhi, mi tagliava le guance, filtrava attraverso le mie dita e ormai portava via con sé, alle mie spalle, anche il sacco, subito dopo il suo contenuto!
Guardai il mare: era scuro ormai, quasi nero, ma all’orizzonte riuscivo ad intravedere qualche sfumatura rossa. Anche l’acqua sembrava arrossire, come accarezzata da un velo.
…Ed io ero lì, sospesa…..
Vecchio Anno testo di Wilma