Non v’è caduta, non v’è castigo, Sol’un pallido, vomitevole, sputo di coscienza.
Il paradosso del vuoto che colma sè stesso: Sospesi senza cadere, Affondiamo, senza annegare.
E, un giorno, non più le nubi, nè i venti, nè i respiri loro figli, conterranno l’ira di questa claudicante anima.
E cadranno i miti dai loro piedistalli, vacilleranno le cime dei monti, ed anche l’ultimo degli stolti rimpiangerà infine l’amarezza, non potendovisi più rifugiare per nascondersi da sè.
Ma gli ultimi fiori di questa mediocre esistenza non porteranno sollievo alcuno.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.