testa di ca**o

scritto da allenurb
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Testo: testa di ca**o
di allenurb

Le viscere sembravano rigonfiarsi per poi scoppiare ed il fuoco fatuo di un rogo rovente stava scavando tutto il calore della terra per concentrarsi nel suo ventre.
Era un’agonia ed un orgasmo.
Era la morte, che sorniona si affacciava al suo uscio e le porte spalancate di un bianco abbacinante che le illuminavano le cornee.
Stava partorendo.
Stava per fare la più colossale cagata della sua vita. E da quello sforzo sovrumano ne sarebbe uscita una vita.
Pensava, tra i fumi di quell’epidurale che era stata come una scossa elettrica, che la vita in fondo nasce da una grande cagata e rideva al pensiero che, al contrario, si può risorgere dalla merda.
Aveva i suoi bei perfetti dieci centimetri di dilatazione e le sue cosce erano portoni spalancati e pronti all’assalto dei barbari, … e piangeva.
Piangeva dal dolore e dalla gioia, piangeva perché si sentiva violata, piangeva perché voleva liberarsi di una parte di sé che aveva portato dentro per nove lunghi mesi e dieci ore di travaglio.
La sua testa era incastrata e l’inondazione delle acque non l’avrebbero aiutata nella cascata poiché erano state mandate via, come una pisciata inutile.
La testa del bambino era incastrata e lei non aveva la più pallida idea di come fare. Era esausta e felice e quando le dissero che avrebbero dovuto farle un cesareo, pensava alla liberazione che avrebbe provato nell’oblio dell’anestesia totale.
Fatemi tutto quello che volete, io voglio dormire…
Voleva abbandonarsi per annullare il dolore e per riordinare le idee su ciò che doveva davvero fare. Era pazza in quei momenti, totalmente folle ed in preda a manie omicide nei confronti delle ostetriche.
Si arrese e dormì.
Il suo risveglio fu umido, intontita nel dolore e galleggiante in una pozza di sangue.
Lui era lì e dormiva.
Era come un fagotto indifeso e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Era orribile non potersi muovere, non alzare neanche un dito per poterlo afferrare.
E si accontentò di saziare i suoi occhi.
Nel sogno di quel pensiero una signora si avvicinò alla culla, scoprì il corpicino e si accinse a prendere il braccio il piccolo.
Lei, quasi risvegliata di scatto da un sonno profondo, dimentica del suo utero sconquassato, si alzò come una leonessa e le strappò il bambino dalle mani.
Lo mise al suo fianco ed impedì a chiunque di avvicinarsi.
Guardò quella testolina e ne accarezzò i capelli appena accennati, morbidi come una nuvola all’alba. Pensò alla quella testa e quei pochi centimetri fuori posto che le avevano impedito di nascere insieme. Lui da lei e lei con lui.
Che testa di cazzo che sei, pensò sorridendo…e gli baciò delicatamente la fronte, mentre una lacrima calda solcava il suo viso.

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