L'ospite

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: L'ospite
di Annabelle

Sadness

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Si faceva chiamare semplicemente l'ospite.
Aveva acquistato un ex convento sperduto tra le colline, una struttura spogliata di croci e campane, le cui finestre erano state murate a metà per trattenere la penombra.
All'interno non vi erano specchi; l'unica superficie riflettente doveva essere lo sguardo altrui, eccitato dal proibito.
Invitò dodici ospiti scelti con una lettera profumata di muschio e cera:
"Vi pagherò per essere sinceri per sette notti.
Fuori da qui vi è imposto di essere casti e puri, ma qui dentro vi invito a essere squisitamente veri"
Quando arrivarono, l'ospite notò come ognuno esibisse la propria maschera: C'era chi recitava la modestia con occhi bassi, chi la fede stringendo un rosario, chi l'onore.
La prima sera, la cena fu servita in una sala illuminata solo da candele che diffondevano un calore denso, quasi asfittico.
L'ospite, elegante e glaciale nel suo abito scuro, versò del vino liquoroso e parlò con una calma magnetica:
"Ci hanno insegnato che la natura ama i buoni.
È un'ipocrisia che spegne i sensi. Guardate un bosco:
L'albero più maestoso è quello che ha soffocato le piante vicine, rubando loro la luce e la linfa per nutrire la propria bellezza.
La natura è intrinsecamente crudele e dunque, la crudeltà è il nostro istinto più naturale e vitale.
Perché vi punite negando a voi stessi il piacere del dominio?"
Non sfiorava nessuno, ma le sue parole agivano come dita invisibili sulla pelle.
Il suo strumento non era il corpo, ma la sistematica demolizione dell'intelletto attraverso una seduzione metodica e spietata.
Prima ancora di spingerli al vizio, l'ospite impose loro il terrore dell'isolamento e del dubbio.
Vietò ogni conversazione privata tra i commensali:
L'unica parola concessa era quella pronunciata davanti a lui, trasformando ogni cena in un tribunale della coscienza in cui i segreti più intimi venivano estorti e dati in pasto allo scherno degli altri.
Chi esitava veniva punito con il silenzio assoluto dell'ospite, un vuoto emotivo così raggelante da spingere le vittime a mendicare un suo cenno, una sua critica, persino un suo insulto pur di sentirsi esistere.
Scelse la ragazza più virtuosa del gruppo, celebrata da tutti per una purezza immacolata che rasentava il misticismo.
Non le chiese di spogliarsi dei suoi abiti accollati; le impose una tortura ben più intima e devastante.
Le ordinò di tenere un diario notturno in cui confessare, con dettagli vividi e sensuali, ogni singolo pensiero impuro o malvagio che avesse mai concepito.
Ogni notte, lei doveva leggerlo ad alta voce davanti a lui, mentre il vapore dell'incenso saturava la stanza. L'ospite la ascoltava immobile, accogliendo i suoi pianti con un sorriso di algida indifferenza, per poi smontare pezzo per pezzo le sue difese moralistiche, dimostrandole che la sua sbandierata purezza era solo una forma di superbia e vigliaccheria.
La prima sera la ragazza tremava, umiliata, sentendosi violata fin nell'anima, la quarta sera la sua voce era diventata un sussurro caldo, vibrante di un piacere morboso indotto dalla vergogna, la settima notte la sua identità precedente era stata interamente rasa al suolo, dissolta nell'estasi della propria totale degradazione psicologica.
Fece lo stesso con l'uomo più religioso del gruppo.
Ne studiò i sensi di colpa, usò le sue stesse paure dell'inferno per convincerlo che l'unico modo per espiare il peccato fosse commetterlo fino in fondo, così da annullarne il potere.
Il vizio, nelle parole dell'ospite, esibiva una logica impeccabile, filosofica, spietatamente colta. Sottraendo loro ogni punto di riferimento, instillando il sospetto che persino i loro ricordi d'infanzia fossero contaminati dal male, dimostrava che cedere all'egoismo dei sensi era l'unica forma di onestà intellettuale, un'elevazione dello spirito attraverso il corpo.
Aveva creato in loro una dipendenza patologica dal suo giudizio:
Gli ospiti non cercavano più il piacere per se stesso, ma cercavano l'approvazione del loro carnefice spirituale.
Alla fine della settima notte, l'atmosfera nel convento era satura di una tensione erotica e distruttiva opprimente.
Non vi era stato bisogno di un solo grammo di violenza fisica:
L'ospite aveva scardinato le loro menti, svuotate e rimodellate a sua immagine, rivelando che il profumo del peccato era infinitamente più inebriante della virtù.
Quando aprì i pesanti portoni di ferro per restituirli al mondo, nessuno volle uscire.
Terrorizzati dall'idea di dover ricostruire le maschere che lui aveva così brillantemente frantumato, preferivano la prigionia di quel laboratorio di vizi alla messinscena della moralità quotidiana.
Rimasto solo nell'oscurità della sala, l'ospite aprì un registro rilegato in pelle umana.
Con una penna d'oca e un sorriso sottile, iniziò a catalogare metodicamente l'esperimento:
Notte 1:
Pudore violato,annichilimento dell'amor proprio.
Notte 4:
Rimorso sottomesso,dipendenza dal carnefice.
Notte 7:
Virtù definitivamente caduta,menti interamente riprogrammate.

L'ospite testo di Annabelle
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