Ero seduto ai confini del cielo e osservavo

scritto da DarkMuse
Scritto 21 anni fa • Pubblicato 19 anni fa • Revisionato 19 anni fa
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Un brano del mio primo libro...
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Testo: Ero seduto ai confini del cielo e osservavo
di DarkMuse


Era un pomeriggio di caldo torrido, per le strade i ragazzini in bicicletta schiamazzavano senza sosta, lo stereo intonava: “My Sweet Prince” dei Placebo, l’atmosfera era quella giusta.
Kane sentiva solo il bisogno di divertirsi un po’ dopo quello che aveva passato due settimane prima. Il suo divertimento si chiamava Rob e aveva un bel fisico per la sua età…
Gli si avvicinò e inizio a sbottonargli la camicia... l’aveva conosciuto due giorni prima in un bar, era stato Rob ad abbordarlo e ad iniziare il discorso. E anche se il ragazzo aveva due anni in meno di Kane, avevano completato la serata sui divani del locale a sedursi e palpeggiarsi a vicenda, fino a quando uno dei camerieri non li aveva invitati a lasciare il bar perché disturbavano gli altri clienti. Kane si era incazzato, non facevano casino, almeno non più delle altre coppie sedute sugli altri divani, il loro unico problema era il fatto di essere due uomini e questo alla gente non piaceva…
Mentre si baciavano passò ai pantaloni, Rob indossava un paio di jeans neri, Kane era diventato un mago con le zip e i bottoni…
Lo agganciò per i fianchi e lo indirizzò verso il letto, quando lo raggiunse premette il suo corpo su quello di Rob, quest’ultimo si accasciò lentamente sul materasso, tirandosi dietro pure Kane…
Mentre era intento ad assaporare il sapore delle labbra del ragazzo, la sua mente venne travolta e disorientata da flash back, immagini, spezzoni di un passato che non c’era più… si vide avvolto in una coperta nel buio di una notte ad ascoltare delle parole sussurrategli nell’orecchio: “Tu sei polvere Kane,…sei un granello in questo mondo,… fai che quel granello sia parte di me!...”, cercava di scacciare quei ricordi dolorosi, ma erano ancorati fortemente alla sua memoria. E ancora: “Io mi perdo nei tuoi occhi, Kane, c’è l’immensità dentro di te, vorrei addormentarmi vicino a te e non svegliarmi mai più…”. Si ritrovò a piangere, continuò la danza con Rob lo stesso: “Non preoccuparti del parere degli altri, ci sono io con te, ci sarò per sempre…”, non era vero se n’era andato, l’aveva abbandonato... nella sua mente sbattè una porta, la chiuse con tanta forza che gli fece male, voleva concentrarsi solo su Rob adesso: “Tu sei morto! Sei morto e non tornerai da me, mi hai lasciato solo” pensò, ma si pentì subito di aver anche solo pensato quelle parole…
Rob intanto stava sincronizzando i suoi movimenti con quelli di Kane, erano diventati un tuttuno, erano accaldati, sudati, stanchi, ma continuavano entrambi ad amarsi in quel modo che non provocava gioia in nessuno dei due…
Poi ad un tratto…
Un rumore ruppe l’atmosfera che si era creata, Kane spaventato si girò verso la porta della sua stanza e quello che prima era semplice stupore si trasformò in paura mista a rabbia…
Sulla soglia della sua stanza c’era sua madre con una faccia inebetita, dalla mano gli era caduta la borsa: i vari trucchi, i fazzoletti, le chiavi dell’auto, gli assorbenti e molte altre cianfrusaglie si erano sparse per il pavimento.
Kane la guardò in viso e vide i suoi lineamenti, che forse una volta lui aveva amato, diventare duri e ostili. Vide il furore nascere sulla faccia della madre, la vide partire in quarta afferrare Rob per una spalla, vide l’espressione sofferente del ragazzo mentre veniva trascinato fuori dalla stanza, fece appena in tempo a raccogliere al volo i jeans e la camicia. Pochi secondi e Kane sentì la porta d’entrata sbattere, l’avventura di Rob in quella casa era finita lì, e forse anche la sua…
I passi per la madre su per le scale furono rapidi e decisi…
Entrò nella stanza e si diresse verso l’armadio di Kane, intanto che lui si stava rivestendo, lanciò tutti i suoi vestiti sul pavimento, “Senti…mà posso spie…” “MIO figlio un pederasta, un GAY, MIO figlio, il MIO unico figlio se la fa con gli uomini, fa cose sporche in casa mia…”
Si girò, senza guardarlo mai in faccia, era passata al cassetto della biancheria intima, anche qui i cassetti venivano rimossi e il contenuto lanciato per terra. “MIO figlio è sbagliato, cosa dirà la gente quando verrà a saperlo: che ho una CHECCA come figlio, una femminuccia?” Kane era infuriato con quella donna che non riconosceva più come madre, voleva che si tappasse quella bocca per sempre…”Non ti vergogni? Due settimane fa ti è morto un amico, sei andato al suo funerale, dovresti portare il lutto e invece… invece fai cose sporche non altri uomini, vergognati, vergognati…”, “NO, non mi vergogno…” vide le spalle della madre contrarsi, “Io…io e...”, le parole non gli uscivano dalla bocca, non riusciva a spiccicar parola “TU? Tu cosa? Pensa a star zitto e a chiedere perdono a Dio andrai all’inferno per questo...”, sentì la rabbia salirgli per tutto il corpo: “Io… io e lui non eravamo amici, lui era… lui era il mio Amante mà, io e lui stavamo insieme, sai facevamo le cose sporche, come le chiami tu, in casa tua, su questo letto…” “TACI!!!” come una furia la madre corse verso di lui lo prese per una spalla e incominciò a trascinarlo giù per le scale, lungo il corridoio, attraverso la porta di entrata, per tutto il vialetto e infine lo sbatte dentro l’auto. Lo lasciò solo, Kane non se ne accorse neppure, aveva il viso velato di lacrime: “Quella troia, quella puttana...” La madre tornò poco dopo con un borsone, lo caricò nel bagagliaio, salì in macchina e mise in moto. Guidò senza mai rivolgergli la parola, guardava la strada e ignorava il figlio. A metà tragitto accese la radio e si mise a canticchiare uno stupido gingle di qualche pubblicità.
La macchina finì la sua corsa davanti casa della nonna paterna, Kane non faceva visita spesso a quella donna, i suoi gliel’avevano sempre sconsigliato, in famiglia nessuno la vedeva di buon occhio. La madre fece il giro dell’auto aprì la portiera e mentre Kane usciva dall’auto, lei aveva già scaricato il borsone sopra il marciapiede, si diresse decisa verso il lato di guida, salì e partì senza mai guardarsi indietro. Kane guardò la macchina andarsene, si girò e guardò la sua nuova casa, cosa avrebbe detto alla nonna? Cosa avrebbe fatto ora? Non sapeva cosa rispondersi… si accasciò al suolo e si mise a guardare il cielo. Aveva consumato tutte le sue lacrime, non ne avrebbe sprecate mai più, per nessuno…
In cuor suo si maledisse per essere così, si alzò e si diresse verso al porta della nonna, suonò e bussò ma nessuno rispose, si sedette sul gradino e aspettò il ritorno della nonna…
Ero seduto ai confini del cielo e osservavo testo di DarkMuse
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