Dalla finestra

scritto da LIBERAEVA
Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: Dalla finestra
di LIBERAEVA


Mi chiedo come una donna possa essere fottuta nella carne e nel cervello, tanto da pensare che un giorno o l’altro sarà ripagata delle tante accortezze che la fanno più bella di quanto natura non le ha donato in partenza. Me lo chiedo da anni senza pretendere risposta, senza accorgermi che ora sto muovendo la mano lungo i peli radi che coprono il mio sesso, per sentire la sensazione che darebbero ad un uomo, per impossessarmi di quella voglia grossolana che dopo l’amore si sgonfia come bolla.

Mentre m’accarezzo m’illudo di sentire una voce sommessa che mi promette la vita e va giù in fondo fino a sparecchiarmi merletti e quest’anima che ogni sera ci casca, che ogni sera ci crede davvero d’essere bella. Poi tutto finisce e m’immagino in fretta parole d’amore, parole di oggi che non promettono nulla, parole d’adesso che non arriveranno nemmeno a domani. Ma ostinata continuo a pensarlo, al punto d’esserne certa mentre fascio il mio corpo con un vestito di seta, mentre chiudo la lampo e mi guardo le forme facendo attenzione che siano di gusto alla voglia di uomo qualunque, perché quelli veri sono sempre nei sogni, sempre distanti da questi miei seni.

Bisogna essere comunque cretine nel pensare che un taglio di capelli, uno smalto di troppo possa cambiare il destino, possa davvero farti più bella. Ed è per questo che davanti a questa vetrata mi raccolgo i capelli e poi li lascio cadere come se di fronte ci fosse quell’uomo, quella faccia che ogni sera mi guarda e mi fa meno brutta. Sono anni che ogni sera l’aspetto, ma ogni volta mi sembra la prima e stiro a spinaci questi capelli che ormai di biondo gli è rimasto ben poco! Mi fisso e mi rifisso tra l’ombra del vetro che traspare, ma ogni volta mi vedo più brutta tanto da essere sicura che sarà l’ultima, tanto da essere certa che un giorno o l’altro aprirà i suoi occhi e mi vedrà come sono.

Sono bianca con questo corpo malaticcio e pieno di nei, ed ogni sera mentre l’aspetto mi domando come farà a desiderare di venirmici dentro. Cos’è che l’attira dentro queste cosce, queste labbra secche come foglie d’autunno, che se almeno potessi le dipingerei di rosso o di rosa quando sono appena abbronzata! Cos’è che lo attira attraverso questa finestra, attraverso quel cannocchiale puntato su questo buco, più nero d’ogni più roseo timore dove il diavolo sverna gran parte del suo tempo.

Tra poco mi guarderà scorgendosi oltre la tenda, come se davvero fossi la più bella, come se davvero fossi la meta dove riporre sogni e speranze che un uomo consuma da solo nel letto. Vorrei dirgli cosa mai spera di trovare tra le mie pagine vuote, tra le mie pagine bianche di un corpo che altri hanno reso incapace di amare. Vorrei dirgli che, se non fosse per questa distanza, s’accorgerebbe quant’è brutta la meta, che se non fosse per questo vetro che m’addolcisce e m’appanna fuggirebbe d’altra parte del mondo. Cosa mai ci potrà trovare dentro questo reggiseno gonfiato di sola gommapiuma, lungo le ferite procurate da mani impazienti che mi cercano il seno trovandone solo un accenno. Cosa ci potrà mai trovare dentro queste ossa che se davvero schiacciasse farebbero solo dolore? Mi chiedo se non sarebbe meglio spiare un cuscino a forma di donna o una bambola gonfiata senza cervello. Perché, come la vedo io, è meglio non averla la testa se serve solo per attaccarci capelli, se non può che dare sempre ragione, come faccio tutte le sere dietro questi vetri, dove mi spoglio e mi vesto al minimo gesto di un dito di maschio.

Ogni volta squilla in telefono ma io non rispondo, lo vedo desolato che riattacca senza capire che una donna con questa faccia non può confondersi dietro parole di velluto ed essere degna di un momento d’amore, non può per nulla sentire parole d’amore, recitare la parte dell’amata o peggio esserle concesso di spalancare le cosce.
Seduto su quella poltrona si gonfia di passione e non resiste mentre sbottona la stoffa che gli separa la mano. Mi fa cenni evidenti di sporgermi alla luce, di togliermi dall’ombra che gli concede solo profili. Alle volte l’accontento e mi chiedo come è possibile che non fermi la sua mano, come è possibile che ne voglia ancora?
Conosco sua moglie ed è bella davvero, ha gli occhi di panna e i capelli di grano che cadono a pioggia sulla sua pelle dorata. Avrà dieci anni di meno ed un seno dove affogarci il respiro e passare le ore. Mentre lui indegnamente le passa e le spreca fantasticando dentro questo corpo, che così arrossato sembra passato in un campo d’ortica, che così malmesso sarebbe davvero un tesoro se solo domani tornasse dietro quella finestra, se solo domani alzassi il telefono e sentissi parole, parole che m’ama.

Ma io sono brutta, brutta come davanti ad un bambino che non riesci a dirgli che è bello! Alle volte mi chiedo con quale diritto m’arrabbio, con quale permesso sono felice e provo emozioni, come in questo momento che mi sale il fiato mentre riaccosto la tenda. Con quale diritto mi nego alle sue voglie e faccio del mio corpo soltanto un profilo mentre m’accortoccio e mi chiudo come se fossi bella, come se avessi forma e bellezza di una statua antica, di un mare che si modella dentro una bottiglia di vetro. E gioco a farmi rincorrere dagli occhi di quest’uomo che ora s’illudono e fremono d’accarezzare soltanto bellezza. Chissà quante volte m’ha già scopato anima e cuore, chissà quante volte mi è entrato urlando passione senza stendere un velo sopra i dettagli della mia pelle, come altri, padroni, hanno fatto, lasciandone fuori soltanto questo indispensabile buco. Mi chiedo se il mio fegato, i miei polmoni sono uguali alla mia faccia, se il mio utero è più dritto delle mie gambe, se da qualche parte tra la mia carne possa esserci qualcosa di bello per vantarmi ed offrire senza vergogna.

Come fa quest’uomo a trattarmi alla pari come se veramente fossi bella, ad eccitarsi per un reggiseno che nasconde solo l’idea di donna. Come fa ora a stare davanti questa finestra e trascurare sua moglie? Se solo fossi uomo le scoperei gli occhi e i capelli, così biondi che non mi stancherei di accarezzarli standole accanto per prosciugarle geloso il profumo. Ed invece è lì attento ad ogni mia impercettibile mossa senza nemmeno pretendere che io mi faccia vedere, che io sia già pronta, magari distesa su un fianco, con il mio sedere rivolto verso la finestra. Basterebbe così poco per entrarci, senza vedermi di faccia, senza che nessun attrito gli dia il tempo di ripensarci.
Ora lo vedo, lo conosco a memoria! Tra poco adagerà sul bracciolo il cannocchiale ed io dovrò fare soltanto un impercettibile passo, mettere una mano sulla maniglia facendo finta d’aprire la finestra. Facendo finta d’uscire all’aperto per farmi vedere quanto indecente mi sono conciata, mi sono preparata per la sua voglia oramai senza ritorno. Mi viene male pensare che sta sprecando energia e piacere di maschio per questa donna che se solo conoscesse davvero farebbe altrettanta fatica a cercare tra le mutande il suo sesso. Ed invece è lì concentrato che consuma il vigore e svuota per questa sera tutta la forza mentre sua moglie lo sta aspettando nel letto. La immagino che finge di leggere, gonfia i suoi seni ed allarga inconsapevoli le cosce che anche stasera si riempiranno soltanto d’attesa. Vorrei dirle d’andare dal suo uomo, inginocchiarsi e finirlo, ma lui non ha bisogno di una bocca che conosce a memoria lingua e palato, pretende solo la mia attenzione mentre si svuota e rallenta la mano. Lo vedo che grida senza fiatare, che mi vorrebbe accanto per rovesciarmi il piacere, che ora in questo preciso momento nessun’altro essere a forma di femmina gli potrebbe dare altrettanto. E mentre spegne e spegno la luce penso che ora potrei anche guardarmi allo specchio e vedermi davvero più bella, davvero alla pari d’ogni donna più bella.


Dalla finestra testo di LIBERAEVA
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