Ho visto cose che mi avrebbero potuto buttare giù dal tram: ho visto calvizie avere la vittoria nella battaglia per la conquista del cranio, ho visto teste essere inopinatamente rasate, ho visto bevande alcoliche avanzate, ho visto principi calpestati per poco pelo (oramai si rasano), ho visto le ultime osterie chiudere, ho visto la barca del mio sogno affondare e ho visto gente abbandonare la nave (scusatemi, ma il perdono è lungo, difficile, insomma di un altro mondo), ho visto i miei miti invecchiare e sparire, ho visto gente eclissarsi, ho visto la mia barba crescere e la mia carta d’identità cambiare, ho visto la mia macchina cedere, ho visto alcune amicizie in pericolo, ho visto Teddy boy cominciare a fare le torte, ho visto gente darmi del lei.
Sono cose che davvero segnano una vita, sono cose che capitano tutti i giorni ed ai più passano sopra come un alito di vento perché sono cose che “devono accadere”, è il tempo che passa.
Ma io non mi arrendo, perché di crescere non ho proprio voglia.
Così ho visto anche quattro litri bevuti in una sera d’estate, pomeriggi passati a cercare lo zinnone, ho visto poker alcolici dove la gente bara per bere, ho visto i miei capelli crescere sempre di più, ho visto i miei orizzonti rinascere, ho visto occhi per cui vale la pena vivere, ho visto vecchi bere fino a non farcela più (cazzo è una roba che cambia la giornata, è bellissimo) ho visto la barca affondare con su gente, ho visto gente dire che non avrebbe più bevuto per tutta la vita ubriacarsi il giorno dopo, ho visto Joey dietro la fontana ai giardinetti, ho visto che dal tram non mi ci butteranno giù facilmente.
Sì, possono sembrare discorsi stupidi, ma alle volte in certe sere mi guardo intorno e vedo una differenza abissale tra ciò che era e ciò che è, altre volte invece la differenza proprio non c’è e ne sono felice.
Non sono mai stato paranoico come in questo momento, dove penso a tutto cercando di trovare spiegazioni a tutti i se e i ma, senza peraltro riuscirci o avvicinarmi alla soluzione, ma alle volte se chiudo gli occhi quel tram lo vedo per davvero.
Fa caldo, sono scomodo, perché sul tram non ci si siede e c’è molta gente con me.
Non mi ricordo più nemmeno quando sono salito, oramai è passato un po’ di tempo e ho visitato un po’ di posti, belli e brutti, proprio come la vita.
Però è un viaggio strano, perché alcuni ci salgono di spontanea volontà, altri vengono buttati su di peso, altri invece nemmeno ci salgono al chiuso delle loro comode automobili.
E così comincia il viaggio.
Sul tram gente di tutte le età, dai ragazzini ai ventenni fino a sessanta/settantenni: certo salendo con l’età diminuisce il numero di passeggeri, però sono proprio i più vecchi che meritano più ammirazione, perché il tram logora, il tram alle volte è molto duro e starci sopra è proprio un lavoraccio.
Per esempio, al mio fianco avevo un tipo di vent’anni, eravamo saliti assieme sul tram, un giorno per caso ed eravamo vicini di posto da tanto tempo: certo poi ognuno aveva fatto le sue amicizie lungo il viaggio, però eravamo sempre in zona e si parlava spesso. Un giorno mi si avvicina e comincia a fare discorsi strani, tutti molto giusti e razionali, per carità:
“vedi, oramai io sono su da un po’ di tempo, sai qui non si sta comodo più di tanto e io non mi sento più l’età, mi sa che tra un paio di fermate scendo”
“non dire così, capita a tutti di stancarsi però bisogna tener duro, dai quanto ci siamo divertiti, siamo cresciuti assieme sul tram, dai non mollare”
In quel momento lo guardai bene, aveva un completo grigio, stile matrimonio, giacca e cravatta, i suoi lunghi capelli erano spariti e persino la sua autoradio aveva cambiato voce…
“forse hai ragione, è tempo che tu scenda, stammi bene”
Amarezza.
Non si può obbligare nessuno a star su, al contrario però c’è gente che da giù tenta di farti scendere, anche con la forza.
Ne conoscevo un altro, anche lui era salito con me: bene, era sempre lì in zona, passavo anche un mese senza vederlo, però prima o poi si rifaceva vivo lui, oppure andavo a cercarlo.
Un giorno ad una fermata mi girai e vidi le porte aprirsi: fu un attimo. Qualcosa che somigliava ad uno zerbino salì, si avviluppò a qualcuno e in men che non si dica lo portò fuori a forza; scoprii solo quando il tram ripartì che si trattava proprio di lui: aveva commesso l’errore di stare troppo vicino all’uscita, dove è più facile essere rapiti, dove non riesci ad opporre troppa resistenza, dove se ti prendono son cazzi.
Alle fermate c’è sempre una confusione enorme, tanto che non si capisce mai chi sale e chi scende e solo dopo quando si riparte puoi controllare chi è rimasto, ma non lo farai: perché si da per scontato di rimanerci e che rimangano quelli a te cari.
Però di tutta questa gente ne rimane ben poca, perché ci vuole qualcosa in più per restarci su quel maledetto tram; forse è solo sapendo che non è così scontato starci che ci si rimane a cavallo, come su un toro, aggrappato perfino con i denti: prima o poi tutti rischiano di scendere, o per volere proprio o per un rapimento, ed allora si vede veramente la voglia di rimanere, contro tutto e contro tutti.
E una volta scesi? La maggior parte non si ricorda nemmeno di esserci stato sul tram, gli altri si dividono tra quelli che ti diranno “sì, era arrivata l’ora di scendere” e quelli invece che ancora a distanza di anni rimpiangono quella “fatal fermata”, quella disattenzione o quell’azione affrettata: una volta scesi è davvero dura risalire, perché il tram non aspetta e per rincorrerlo devi correre come il vento, come la luce, come uno che sul tram ci sta ancora.
Ora siamo vicino alla fermata, il guidatore baffuto e paffuto, mette la freccia e sta per accostarsi, è arrivata l’ora per qualcuno di salire e per qualcuno di scendere: li guardo dal centro del tram, dal mio posto saldo.
Comunque mi aggrappo, non si sa mai: ed ecco che entrano gli zerbini volanti, qualcuno si dibatte ma è sopraffatto, altri invece non oppongono resistenza, altri ancora riescono a respingere l’assalto; naturalmente c’è chi scende di spontanea volontà, sempre senza salutare (chi è sopra di solito disprezza chi scende) ed infine vedo che uno zerbino è per me.
“no amico, hai capito male io di qui non me ne vado”.
Mi guarda, mi squadra e prova senza convinzione a tirarmi giù; niente, se ne va a mani vuote, ma ritornerà. Ed io sarò ancora lì ad aspettarlo aggrappato, in una lunga lotta senza fine.
Così il guidatore baffuto, una volta entrati i nuovi con gran baldanza, chiudendo le porte si gira verso la ciurma sorridendo “bene gente, la prossima fermata è esattamente tra non so quanti secondi, giorni o mesi, buon viaggio”
Riparte il viaggio e nel frastuono della vita si può sentire in sottofondo radio Tram International con la sua hit: “baby, il mio cuore non è uno zerbino”.
22/02/2004
tram testo di bomber