il natale degli anelli - PARTE TERZA

scritto da caterina
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo caterina

Testo: il natale degli anelli - PARTE TERZA
di caterina


......dopo il definitivo massacro del leone guercio da parte della sega del medico del pronto soccorso, Raimondo era stato dimesso dall'Ospedale e stava ritornando al Comando mogio mogio, stringendo in mano i miseri resti della povera bestia - pardon, anello - avvolti in una garza. stava pensando che cosa avrebbe detto alla sua ragazza per giustificare tale scempio,ma non gli veniva in mente nulla, anche se in fin dei conti era stata lei ad insistere tanto perchè lui lo indossasse sempre.....
questo gli aveva fatto perdere di vista un altro, fondamentale problema: non aveva neppure tentato di avvisarla che non poteva passare a prenderla alla stazione! "Oddio!" disse sbarrando gli occhi mentra guardava l'orologio: "le 21,30! il comando chiude alle 21, dove sarà Luisa? chissà che, non vedendomi, sia venuta in caserma, che le abbiano spiegato......che non sia in pericolo.......che non sia fuori al freddo.....".
il dubbio fu fugato non appena l'auto di servizio girò l'angolo del comando: i fari inquadrarono un'esile figurina femminile con le mani ai fianchi e l'espressione da incazzata nera, posizionata giusto davanti al portone chiuso. i colleghi dell'ultimo turno pomeridiano se ne erano andati chiudendo la carraia, come da prassi, mentre quelli impegnati nell'arresto si trovavano nell'ufficio di polizia giudiziaria, senza poter sentire il campanello che Luisa aveva lungamente suonato.
Dopo quella mezzora al freddo ed al buio Luisa nutriva dei sentimenti inimmaginabili nei confronti del suo Raimondo, ma le bastò vedere la mano fasciata e il volto tumefatto del suo uomo per capire che non era andato a spasso. Lei non abitava in città, era arrivata solo per passare la notte di natale col suo fidanzato e coi futuri suoceri, che abitavano parecchio fuori città, e non avrebbe saputo dove andare in attesa che Raimondo finisse con le procedure d'arresto. fu quindi giocoforza invitarla ad entrare. nel salire verso l'ufficio di polizia giudiziaria passarono davanti a Livio, ancora alle prese col bendidio ritrovato nella Panda e col verbale di sequestro degli oggetti, che richiedeva una minuziosa descrizione degli stessi.
Livio aveva avvisato i suoi genitori del ritardo, ma non aveva trovato nessuno a casa della fidanzata. si era ripromesso di ritentare più tardi, non prevedendo che il conteggio della roba andasse così per le lunghe.
Invece Bruno era riuscito ad avvisare i suoceri che si erano offerti di passare la notte con la figlia. infatti, Bruno e Maria abiatavano in aperta campagna, piuttosto isolati e la linea telefonica era piuttosto precaria. essendo ormai prossimo il parto (il bimbo sarebbe poi nato il 3 gennaio), non si sentiva tranquillo a lasciare maria da sola. Rassicurato dalla risposta dei suoceri, adesso era comodamente seduto nella sala operativa della questura e ............. rideva a crepapelle mentre le stampanti a ciclo contiunuo continuavano a vomitare fogli su fogli! aveva chiarito quella frase sibillina che gli aveva detto al telefono il collega poliziotto: parlava dei precedenti di Tizio e Caio!
una sequenza incredibile ed interminabile, i moduli continui vevano ormai invaso parte del pavimento. alla fine, Caio batterà Tizio 43 a 40! c'era di tutto: dal riciclaggio all'associazione a delinquere, al porto di arma da fuoco. si era così scoperto che Tizio aveva appena finito di scontare sette anni di carcere. uscito, aveva rubato la Panda ed era tornato in città (percorrendo circa 300 km) a recuperare il bottino che aveva nascosto prima dell'arresto. ecco spiegato il perchè tutto il benididio nella macchina era pieno di terra e polvere.
questo "scherzetto" costerà a tizio altri nove anni di galera, mentre la posizione di Caio risulterà più leggera, in quanto riuscirà a dimostrare di essere stato solo un occasionale passeggero....
anche il maresciallo Angelo aveva avvisato la famiglia, in quella casa dove una parte di sè non voleva tornare, dicendo loro di non preoccuparsi, ma non poteva prevedere che la figlia, pur di sottrarsi all'atmosfera opprimente, ad una certa ora avrebbe preferito raggiungerlo in ufficio.
quando anche Bruno rientrò con i tabulati dentro ad uno scatolone, i colleghi si ritrovarono tutti nell'ufficio di polizia giudiziaria indaffarati con le varie pratiche da sbrigare. e mentre nel corridoio Luisa famigliarizzava con Laura, la figlia del maresciallo Angelo, nessuno si accorgeva che pian pianino, minuto dopo minuto, si avvicinava la mezzanotte della notte di Natale. dalla strada giungeva, lontano ed un po' ovattato, il chiacchericcio della gente che passeggiava prima di andare alla messa.
Livio aveva fatto ancora qualche tentativo di avvisare la fidanzata Carla, ma nessuno aveva risposto al telefono. in più, visto il rapido evolversi degli eventi, non era riuscito a passare dall'orafo a ritirare l'anello.......
fu il campanone della vicina Cattedrale a rompere il silenzio e a riportare tutti alla realtà dell'imminente natale. il suo suono profondo, possente e familiare diede il La a tutte le campane delle chiese vicine, che proruppero in un festoso scampanio.
si bloccarono tutti e si guardarono in faccia: era mezzanotte, era natale! per un attimo, si sentirono tutti come sospesi nella penombra del Comando semibuio.
Poco dopo, Livio sentì che qualcuno lo stava chiamando dalla strada. si affacciò alla finestra di un altro ufficio e vide la Carla che si sbracciava con spumante e panettone. scese e le aprì. Carla gli raccontò che era andata con i suoi a far gli auguri alla nonna ed aveva visto alla Tv quello che era successo. colta da un presentimento, aveva telefonato a casa dei futuri suoceri ed aveva così saputo che Livio era uno dei Vigili che avevano fatto inseguimento ed arresto. aveva quindi riaccompagnato i genitori ed il fratellino a casa, aveva preso dolce e bottiglia e si era precipitata al Comando: "la messa può aspettare, ci andremo domani. adesso penso che siate tutti affamati e che abbiate il diritto di fermarvi un attimo e festeggiare anche voi".
Livio pensò che la Carla gli piaceva proprio per questo: era una ragazza semplice, pratica, sembrava fatta apposta per semplificare la vita di chi le stava vicino. L'abbracciò stretta stretta, poi la fece salire.
fu quando videro panettone e bottiglia che tutti si ricordarono di avere fame, arrestati compresi (che però rimasero con la voglia).
il mresciallo Angelo diede per primo il regalo alla figlia Laura, quell'orologino a forma di anello che avrebbe monopolizato le ragazze per le successive tre ore. Livio spiegò alla Carla che il suo regalo lo avrebbe avuto solo un paio di giorni più tardi, ma che il regalo più grande glielo avrebbe fatto lei se in quel preciso momento gli avesse promesso di sposarlo.
Raimondo fece vedere a Luisa ciò che restava del suo leone. in futuro Raimondo riuscirà a far riparare l'anello, ma non vorrà mai più rimettergli l'occhio mancante, così si può dire che raimondo e luisa hanno come simbolo del loro sentimento un leone guercio, segno che l'amore forse non è cieco come si pensa, ma ci vede con un occhio solo.
Bruno commentò ad alta voce che: "Questo si può senz'altro definire il NATALE DEGLI ANELLI!"







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