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Altra notte,
altro sonno che non arriva,
provo a scacciar il pensiero,
ma più lo rifuggo e più castiga.
Sol il tuo "ero"
placherebbe la sofferenza!
Spengo allora il vero...
Ed ecco, ti ridono presenza.
Senza lasciar niente al caso
cerco lì, ove c'è permanenza.
Per ridar in primis al naso
dei capelli tuoi l'odore,
alla bocca, le tue labbra di raso,
quel dolce e buon sapore.
Ed infine, al tatto mio,
della tua pelle il calore.
E mentre gioco ad esser Dio,
ti dono voce ed anima.
Ora ti rivedo dopo l'addio,
m'accarezzi e baci come prima
ma il dolore persiste,
non sei che un'anteprima.
Sono ancora triste,
la consolazione non è che mera,
perché sei perfetta, ma non sei vera...