C'era una volta un principessa che aveva tutto quanto si potesse desiderare, eppure nel profondo del suo cuore le mancava qualcosa.
Per sfogare il proprio malumore, la principessa metteva spesso a dura prova i suoi sudditi, ordinando per sé le cose più stravaganti e molto difficili da costruire o trovare.
Purtroppo lo sfortunato che non riusciva a soddisfare un suo capriccio era da lei rinchiuso per sempre nelle prigioni sotterranee del castello, che ormai erano colme di persone innocenti.
Una sera, avendo un gran sonno, la principessa si addormentò e fece un lungo sogno: si trovava nel salone del suo castello dove si stava svolgendo una grande festa da ballo. Era bellissima nel suo abito da sera rosso, le lucide scarpe di raso dello stesso colore e una collana di perle meravigliosa, tutta d'oro e d'argento.
Al culmine della festa si sentirono gli zoccoli di un cavallo avvicinarsi al cancello: era un elegante cavallo bianco cavalcato da un principe sconosciuto.
Il giovane danzò con la principessa tutta la sera. Per la prima volta negli occhi della fanciulla splendeva una luce nuova e il cuore le batteva così forte che... improvvisamente si svegliò!
"Oh, noo! Era solo un sogno... che delusione!", esclamò.
Avrebbe tanto desiderato rivivere quella speciale emozione provata nel sogno, così ebbe un'idea: "Organizzerò una festa uguale in tutto e per tutto, magari chissà...".
Chiamò il direttore d'orchestra e decisero le musiche da ballo da suonare alla festa, poi corse al suo armadio e tra i vestiti cercò il modello che più assomigliasse a quello del sogno e lo trovò, quindi cercò delle scarpette rosso acceso che si intonassero al vestito e infine aprì il portagioie per scegliere la collana ma... nessun gioiello assomigliava a quello che portava nel sogno. Così mandò a chiamare l'orafo, che corse al castello con la figlia, sua aiutante in bottega, e ascoltò la richiesta della principessa: "Voglio entro questa sera una collana tutta d'oro e d'argento fatta esattamente così!", ordinò, mostrando all'orafo un disegno raffigurante la collana che indossava nel sogno: "Se non me la consegnerai ti chiuderò nelle prigioni del mio castello!".
L'orafo raggiunta la sua bottega si accorse che non aveva oro e argento a sufficienza per creare la collana, così la figlia, preoccupata per la sorte del padre, iniziò a piangere; i suoi singhiozzi erano così forti da giungere fino al sole e alla luna che si affrettarono a bussare alla bottega per sapere che cosa mai stesse succedendo: "Non abbiamo abbastanza oro e argento per la collana che ci ha ordinato la principessa capricciosa", spiegò l'orafo. "Non preoccupatevi!", dissero in coro il sole e la luna. "Andate al ponticello che sovrasta il ruscello del paese, lo abbiamo costruito noi tempo fa: il sole, di giorno, coi suoi raggi d'oro e la luna, di notte, coi suoi raggi d'argento; prendete pure dal ponticello tutti i mattoncini che vi servono, nessuno si accorgerà della parte mancante del ponte, penseremo noi a ricostruirla coi nostri raggi".
L'orafo allora prese una piccozza, la figlia due sacchi e rincuorati si avviarono al ruscello; arrivati sul luogo staccarono dal ponte tanti mattoncini fino a riempire i due sacchi. Giunti alla bottega fusero i metalli preziosi per poterli lavorare e dare forma alla collana.
Finito il lavoro, lucidarono la collana, la misero in un astuccio di velluto rosso e "volarono" a cavallo al castello.
La principessa, aperto l'astuccio, rimase sbalordita: il gioiello era ancora più bello di come lo aveva immaginato!
"La festa sta per avere inizio", disse allora la principessa all'orafo e alla figlia, "restate, così mi aiuterete a indossare la collana prima del mio ingresso nel salone". Al momento stabilito la collana fu messa al collo della principessa e lei avanzò radiosa tra gli invitati, ma, fatti pochi passi, si fermò di colpo, non riusciva più a muoversi e, di lì a poco, s'irrigidì sempre più fino a diventare una statua di pietra.
In quel momento nel salone entrò il principe, e quando vide la principessa trasformata in una statua la trovò comunque talmente bella che se ne innamorò e volle tentare a ogni costo di farla ritornare in vita. Così si avvicinò alla principessa e provò a parlarle, convinto che lei potesse ascoltare: "Mia amata", le disse, "libera l'amore che è dentro di te, lo hai tenuto chiuso in un angolo del tuo cuore per troppo tempo, liberalo, e lascia che giunga fino a me". La principessa non restò insensibile a quelle parole, il suo cuore ricominciò a battere e a poco a poco il suo corpo si risvegliava, riprendeva colore e ricominciava a muoversi, ma la cosa più sorprendente era che adesso anche la collana si muoveva intorno al collo della principessa.
Il principe al colmo della felicità chiese la mano della principessa e insieme concordarono il giorno delle nozze a cui avrebbero invitato tutto il paese e, come ospiti d'onore, gli abitanti liberati quella stessa notte dalle prigioni del castello.
La principessa non aveva ancora deciso come sarebbe stato il suo abito da sposa, ma sapeva già che al collo avrebbe messo la collana dell'orafo e della figlia.
Aveva capito che proprio grazie a quel gioiello fatato la sua vita era totalmente cambiata.
La prima volta che aveva indossato la collana, è vero, si era presa un bello spavento, ma da ora in poi era certa che le perle avrebbero sentito il calore del suo cuore e avrebbero danzato lucenti come stelle.
La danza della collana testo di Micòl