Nel mese di maggio ovunque si vada Per campi aperti, principali vie, Un profumo di rose aleggia discreto Ginestre gelose si ergon numerose Per rendere grazioso il lento cammino. Dal mare ai monti lo sguardo s’incanta E se, se ne ha voglia e il tempo non assilla La volontà basta per in cima salire. Da li puoi vedere i il sole Che annega nel mare che par di toccare. Terra di rara bellezza da pochi onorata Da molti abbandonata Per i più solo un luogo appartato In fondo allo stivale relegato. Malinconica per premure mancate Di rassegnazione infusa. Laghi, calanchi, praterie Sotto l’occhio dell’aquila reale, Pini secolari squarciano la selva scura, Si celano lupi, caprioli e tassi al passaggio Allietati da soavi canti di tordi e poiane. Terra posticcia agli occhi distratti Vera per i soli devoti che la vogliono Libera dal coro stonato, dai rizomi infetti, Da rami secchi, che siano maledetti. T.A
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