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Da qui all'Eternità
Nulla di ciò ch'esiste in terra e in cielo
sperare si potrà sarà in eterno;
dal fiorellino dall'esile stelo
che muore prima ancor che giunga inverno,
all'astro più brillante che ci sia
sito dove nessuno gli è superno.
E' certamente atto di follia
immaginare esista un luogo in cui
la vita torni a farci compagnia.
Chi questo in cuore s'augura è colui
che non è in grado d'accettar la morte
e inventa paradisi dove lui
insieme a chi frequenta la sua corte
approderà quando verrà la fine
convinto che si schiuderanno porte
che superare facciano il confine
ove risiede il regno degli dèi,
essendo ormai in sostanza loro affine.
Ma la realtà dal sogno, cari miei
una distanza utopica la scinde
che manco fossi mago dir saprei;
la prima dalla fantasia prescinde
mentre il secondo, essendo un desiderio,
le porte per natura tiene blinde.
Quell'agognato da taluni Imperio
è qualche cosa che solo da vivi
se ne può ipotizzare il ministerio,
anche perché, se ormai dei sensi privi,
chi sarà in grado di venirci a dire
che là si sta pacifici e giulivi?
La morte tutto quanto fa sparire,
persino la certezza elementare
di non dovere dopo più soffrire.
Questo per farla breve è il mio pensare.
Lungi però da me, chi crede in Dio,
con indice o coi versi condannare;
del resto quale peso ho al mondo io?
Ognuno creda a quel che gli conviene
purché rispetti anche il pensiero mio.
Ma se talun favella non trattiene
perché convinto sia grande missione
quella d'inocularmi nelle vene
ciò che prevede la sua religione
allora gli rispondo, amico bello
di certo stai perdendo l'occasione
di andare a pascolare l'asinello.
Kalotins