Il paradosso della psicologia

scritto da WeirdMachine
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di WeirdMachine
Autore del testo WeirdMachine
Immagine di WeirdMachine
Revisione ed espansione di un pensiero antico ma attuale
- Nota dell'autore WeirdMachine

Testo: Il paradosso della psicologia
di WeirdMachine

Se l'attività emotiva fosse irrazionale addurrei che ogni pensiero delirante ed ogni emanazione stramba dei miei pensieri, della mia creatività e del mio modo di fare siano di fatto effimere creazioni generate da un sostrato di realtà fittizzia. Come fa però qualcosa di così effimero a farmi sentire così felice, disperato, colmo, arrabbiato... come fa un'emanazione dell'irrazionale a trasformarsi in qualcosa di paradossalmente presente in ogni nostra scelta o pensiero anche di tipo razionale?
In questo periodo non faccio altro che crogiolarmi tra i miei pensieri, e rivaltando il mio stesso "io" per dirla in maniera Freuidiana, mi accorgo che buona parte delle mie scelte sono state governate dal "paradosso dell'emotività". Il dubbio sorge spontaneo, che tutti i problemi di natura psicologica siano dovuti ad una mera emanazione dell'irrazionale può essere vero, ma non è anche vero che tali emanazioni furono esse stesse promotrici del mio raziocinio?
Tutto mi sembra una sovrastruttura creata ad immagine e somiglianza di visioni ed escatologie. Non riesco nemmeno ad appoggiarmi a religioni, studiandone le origini infatti, e successivamente commentatori e filosofi, da Plotino a San'agostino, da Platone a Kierkegaard mi sembrano strutture piegate al paradosso emotivo umano. Un umano caduce che non fa altro che ruminare sulla propria natura mortale ed effimera.
E la psicologia, cosa mi offre se non l'eliminazione di tutto quello che è emotivo, illogico, irrazionale? Cosa mi potrà mai donare però l'eliminazione di tuttò ciò, se non un Nichilismo passivo? sarebbe una buona cosa?
Nel momento in cui leggiamo il pensiero di qualche pensatore, stiamo introiettando un frutto della sua emotività che si è fatta viva tramite il desiderio di qualcosa, ed infine tramandata grazie alla pregressa lettura di altri pensatori che comunque sono sempre assoggettati dal paradosso dell'emotività. Così come i pensieri di innumerevoli correnti psicologiche. Anche la psicologia quindi, diviene struttura paradossale.
Nella ricerca spasmodica di una verità, penso che esista una probabilità che tutto sia soltanto frutto dell'astrazione dell'uomo che da nichilista del mondo, alla ricerca di qualcosa che sostanzialmente non esiste, si trovi spiazzato di fronte alla magnificenza del nulla cosmico e dell'idiozia dell'universo che la propria emotività ha portato nel suo cuore.
Cosa fa la psicologia dinnanzi alle emozioni, soprattutto quelle negative, oscure, deprimenti, ossessive? come vengono viste? Noto che l'approccio più comune sia quello di elaborarle per eliminarle, come se non avessero logica o fondamento, o se ce lo hanno, farci credere che a generarli furono dei semplici tarli maligni all'interno delle nostre malsane convinzioni ed idee.
Non credo più nella psicologia, non credo più nella religione, non ho più un credo. Che l'uomo sia condannato a credere qualcosa? che la psicologia sia una forma escatologica di pensiero? Che la psicologia sposti un pensiero di natura emotiva su un'altra struttura anche essa piegata da paradossi?
Le regole morali ad esempio, non valgono o comunque non sono quasi mai sovrapponibili se paragonate ad altre regole morali differenti nella loro origine ed ecosistema natio. Le tribù africane utilizzano ancora sacrifici di animali e utilizzo di sangue ed altro per riti e credenze. Per alcune tribù quindi, tutto ciò è normale, ed anche se causa sofferenza, quello, è normale. Esiste forse la possibilità che la psicologia sia figlia addirittura di una sovrastruttura morale in cui "essere felici" vuol dire divenire membi di una comunità per la quale diventare semplice parte di un agglomerato? Esiste una possibilità che la psicologia sia una struttura che aiuti ad adeguarci a delle situazioni al limite del paradosso che le nostre esistenze sono costrette a vivere? In questi casi cosa differenzia una psicologia da una mera escatologia Plotiniana? Cosa diviene la psicologia se non uno strumento per allinearci alle distopie che la vita ci propina da secoli.
Tutto ciò manda in frantumi la mia personalità, non so che peso dare alle emozioni, all'intuito, allo studio, al credo, alle persone. Persone che vedo depersonalizzate come me, come dentro un disastroso matrix distopico, come dentro un enorme e cosmico mito della caverna dalle fiamme generate da un sole immortale, ed i cui i corpi celesti ne divengono le forme. Noi, spettatori delle ombre generate sul cosmo, attendiamo l'arrivo del messia, che non arrivando viene generato dalle menti ormai in frantumi. Nati e cresciuti da menzogne, credenti in ciò che solo l'uomo genera. Aspettando un Socrate che a questo punto, non esiste.
Il paradosso della psicologia testo di WeirdMachine
4