Contenuti per adulti
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Ho bisogno di pace.
Non di distrazioni,
non di altre mani.
Solo pace.
Roma di notte non cammina: respira.
I vicoli sussurrano storie antiche e la pioggia cade lenta, come se il tempo avesse deciso di fermarsi con me.
La musica mi attraversa il petto, non so più se è un ricordo o una preghiera.
Le luci si sciolgono sull’asfalto bagnato, diventano stelle cadute che non hanno più un cielo.
Cammino senza peso, la gente mi sfiora ma non mi tocca davvero.
Sono trasparente, come certi pensieri che fanno male solo quando li nomini.
All’Isola Tiberina arrivo come si arriva nei sogni: senza percorso.
Mi siedo sugli scalini freddi, antichi di secoli e di attese.
Il fiume scorre piano portando via promesse che non hanno trovato casa.
Vedo mani intrecciate, occhi che ridono come se l’amore non avesse mai ferito nessuno.
La nostalgia non graffia: ondeggia, come una lanterna che galleggia sull’acqua scura.
Qualcuno cerca il mio sguardo. Io lo abbasso con religiosa compostezza.
Il mondo si attenua. Il silenzio mi prende per mano. È l’unico che resta.
Le lacrime scendono da sole, non sono mie, non sono del cielo. Sono il punto esatto in cui il cuore e la pioggia si confondono.
I sanpietrini brillano come specchi rotti.
Cammino piano, potrei scivolare, potrei dissolvermi.
Avrei bisogno di braccia forti, ma il sogno non le concede.
Mi guardo riflessa in una pozzanghera: il mio volto è frammentato in luce.
Così spezzata sembro più vera.
E senza parole, senza sapere a chi, prego.
Che questo dolore si sciolga come nebbia all’alba.
Che mi lasci restare.