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Muri alti e piedi nudi
su di un fango freddo e nero,
il cielo è scuro ed ogni luna
accende un altro vicolo cieco.
La mano stringe un filo rosso
un tempo lungo, forte e teso,
ora segna cerchi a vuoto
attorno a un grigio buco nero.
Due occhi pieni di notte
mi osservano ad ogni angolo
riconosco le sue forme,
i suoi passi da come cadono
pesanti i gomiti al suolo
quando striscia con gli occhi al cielo,
crede e sa cosa la attende,
spirale lenta e un silenzio eterno.
Forse lascerò il filo,
sarà il terreno la mia ancora,
queste mura pareti intime
tela bianca di un'ombra stanca
ed io, né Teseo né più nessuno
solo il riflesso intenso di
un disegno ch'é già fumo
e intanto, vorticando
sarò libero
scintilla di un fuoco spento
a contrasto su un cielo livido.