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Ogni giorno, per me,
è un tormento.
Mi muovo
cercando di evitare ogni contatto:
sono consapevole
che un mio tocco
porterà silenzio e rassegnazione.
Da sempre
mi porto dietro la colpa
della mia identità.
Credetemi.
Ho cercato, più e più volte,
di bruciare con la luce più intensa —
non ci sono mai riuscita.
Vorrei davvero conoscere le parole,
ma le persone che mi abbracciano
mi donano solo silenzio.
E io
rimango là,
a vegliarle nella notte e nel giorno.
Desidererei andare via
in punta di piedi,
ma le mani delle mie vittime
mi stringono forte,
inconsapevoli volontarie
di subire la mia disgrazia.
Nella mia solitudine
trovo solo conforto
per quegli addii perpetui.
Eppure,
nei miei sogni,
vorrei andare al di là
della mia condanna.
Vorrei andare oltre
le voci dei medici
che mi biasimano.
Ma non posso:
io che sono nata
contro la mia volontà,
io, figlia della società
che condanna i deboli
e gli individui inutili.
Nel tempo
mi sono ritrovata
involontaria carnefice.
Quando finirà il tempo per me?
Un altro silenzio.
Eccomi.
Afferra la mia mano
e perdonami, se puoi.