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Corpo innumerevole,
torcia che scagli il tuo fulgore
oltre la misura della luce,
fin dove la notte non ricorda
chiusa a pugno.
Ogni stella occhieggiante
un desiderio, ogni fiato di vento
caldo un nome.
E la sete senza sonno
rompe gli argini, colma
il vuoto puro dell'aria.
Sentirsi vivere,
curvo orizzonte
su giorni frananti...
L'informe ammanta
del suo velluto i seni
straziati dai denti;
la paura non ha un volto truce,
è il tenue ghirigoro d'un flauto
quando lontani i rumori
al buio dei muri s'apprendono,
piano sbocciano, pulsazioni
fosforescenti.
Tutto penetrando eleva,
nulla si perde: così gli addii,
tramutati in favole, canti
stupefazioni.
Aperti occhi alla deriva
sotto il verde della pelle
inviluppano vortici di cieli.
L'ombra il tempo
di quell'immensa porta:
che nel corpo - sto in ascolto -
s'apre.