A quell’uomo che, uscendo
dalla cabina del telefono,
mentre ero fermo al semaforo,
mi ha regalato un sorriso e questa storia:
dunque alla mia inconsapevole
musa barbuta.
Bellissima giornata, caldo, sole e l’esame finito: ci si sente proprio bene ad essere maturi, vero Benny?
Il voto non importa, ma quel sorriso della presidentessa di commissione era più di un’ammissione, sei fuori amico e poi “al massimo alla tipa una botta potevo dargliela, solo che ero un po’ stanco”.
Benny è un ragazzo come tanti, adora il punk rock, la musica in generale e le ragazze; esce con gli amici a far casino e si ricorda raramente di essere maggiorenne, nel senso che sembra proprio un bambino alle volte, con i suoi capelli in giro e la barba appena accennata.
Oggi con i suoi Queers nelle orecchie ha proprio voglia di fare qualcosa di stupido, magari divertente: ed ecco al caso suo una cabina del telefono, cosa di meglio di uno scherzo al telefono?
-Vediamo meglio quello delle lasagne, oppure di Gustavo Lapasta o che altro…, boh, ispirazione del momento…-
Nella cabina fa un caldo incredibile, il sole picchia molto oggi, parte il numero a caso:
-ecco il numero è fatto… che caldo, come vorrei che si annuvolasse un po’….-
“lo vuoi o non lo vuoi?”
La voce è profonda: Benny è talmente immerso nello scherzo che risponde sbadatamente “certo che lo vorrei, solo che… ma chi cazzo ha parlato?”
“sono io razza di cretino sottosviluppato…”
“io chi?”
Ed intanto fuori piove, anzi grandina, un cambiamento repentino.
“allora sei proprio scemo, sono io, il genio della cabina del telefono…”
“eh? Il genio della cabina del telefono… Ma è la più grande cazzata che abbia mai sentito dopo Pavarotti è diventato magro…”
“senti piccolo bastardo, sono piuttosto incazzato di mio, è tremila anni che sto qui dentro, ci manca solo che un piccolo sfigato subdotato venga anche ad insultarmi… Potrei trasformarti in un vibratore anale per omosessuali o nelle mutande di Mike Tyson… o anche in un rotolo di carta igienica usata, stai bene attento…”
“ma come faccio a crederti, insomma è una storia incredibile, potrebbe essere uno scherzo, una candid camera o roba del genere…”
“ok, se fosse una candid camera, potrei fare questo?”
Miracolosamente compare tra le mani di Benny un manuale “come usare la cabina dei desideri”
“non ci credo, è impensabile, è troppo incredibile…, come ti chiami amico?”
“il mio nome non potrebbe mai risultare comprensibile alla tua mente bacata per cui, brutto pirla, ti farò una traduzione: il mio nome è asbaba”
“eh????”
“gasbahhhhsh”
“asbiasba”
“senti, ma sbaglio o mi hai detto tre nomi diversi?”
“il fatto è che il nome varia a seconda dell’umidità, dell’umore mio e anche di quante persone stanno dicendo gatto in questo momento, comunque ora corri a casa a studiare e domani vieni pure a esprimere il desiderio… E ricorda coglione che l’unico modo per chiamarmi è inserire il codice segreto che hai digitato prima, pirla.”
Uscito dalla cabina Benny nemmeno si accorge che sta piovendo a dirotto, un temporale estivo in piena regola, davvero niente male.
Arrivato a casa tutto grondante, soprattutto da quei capelli disordinati, entra in camera, inciampa, madonna, rinciampa, madonna, inciampadinuovo facendosi male, megamadonna…
-ma cosa cazzo c’è lì per terra-
Piccolo elenco:
valigia vuota, valigia piena, cartella vuota, quaderni, porta cassette, monitor 21 pollici immenso, fogli e foglietti, brick dell’Estathe, vecchie gazzette, quadro del nonno, sacca, libri, carte e cartine, bandiera italiana, cuscino, peso da 5 chili e un paio di boxer sotto la scrivania incastrati ed ormai facenti parte dell’arredamento; dulcis in fundo: “interismi” di Beppe Severgnini, un personaggio così poteva solo essere interista.
Sul letto per leggere il “manuale”.
Allora, pagina 1: condizioni generali d’utilizzo. Non si possono esprimere desideri da salvatore del mondo, quindi niente stop alle guerre o cancellazione del debito pubblico… -Beh a quello tanto ci pensa già Jovannnotti-; Poi vediamo, i desideri devono essere chiari, la cabina non si ritiene responsabile di nessun errore… -andiamo bene…- ed ultima cosa: non mi rompere troppo i coglioni, capito pirla!!! -Beh, questo è chiaro…-.
Una notte strana, sì insomma da dividere tra la smania di correre là ad esprimere un desiderio e quella di andare alla neuro: conclusione -ma che mi frega, io domani vado là e poi vedo che ne viene fuori, mi sembra una cosa buona- buona, molto buona mio caro Benny.
Detto fatto.
Di buon ora Benny si sveglia, è presto, sono le 11 e mezza (ehi dopotutto è un liceale) ha un mal di testa immenso, sì perché non ve l’ho detto ma ieri prima di dormire si è scolato un paio o forse tre o quattro, magari cinque birrette di troppo, così alla leggera.
Sale sul suo bolide, tale panda selecta (automatica per chi non lo sapesse, monomarcia ed un rumore da sembrare un aeroplano asfittico): -E’ proprio il mio giorno fortunato è partita al primo colpo, ma che puzza qua dentro che cos’è…- fruga fruga che ti trovi? Custodia panino Mc Donald. Dall’odore è lì da almeno tre mesi, ma il guaio è che è talmente incrostato che non si stacca. -Pace, tanto nemmeno io sono proprio profumato-
Cabina del telefono.
“buongiorno coglione”
“sempre gentile…. Allora io voglio….”
“ehi aspetta un attimo, l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re, figurati in quello di un coglione obeso…”
“ah, dunque ti piacciono i proverbi genietto mio, vediamo come te la cavi… l’erba del vicino…”
“me la sono fumata”
Perplessità di Benny, boh…
“cazzo in culo non fa figli ma….”
Ghigno di sfida…
“ma attento che tu lo pigli”
(e questa fa ridere, vero ragazzi?)
Altra perplessità…
“scusa, ma non faceva così il proverbio…”
“ma tu stai attento lo stesso, ricordati che io posso tutto…”
Da perplessità a terrore…“ehi, non fare scherzi”
Momenti di gelo, poi Benny si fa coraggio…
“senti io vorrei, ripeto vorrei, non ti incazzare, vorrei una macchina, una bella spider, si può fare?”
“è già fatto pirla, corri a casa e troverai ciò che hai chiesto…”
“ma io sono in macchina non devo correre”
“non ne sarei così sicuro?”
Benny esce come un fulmine, corre ed arriva alla macchina… Un momento l’avevo messa qui….
Eppure…. Giusto in quel momento passa al suo fianco una panda selecta rossa.. -Sembra la mia, la targa… Cazzo è la mia…, Mi han ciulato la macchina, cazzo……-
-Almeno non piove e poi ha casa mi aspetta il bolide…-
Dal cielo una piccola goccia d’acqua e poi un po’ di grandine fino a che dal cielo cadono pesche di ghiaccio.
-Meno male che non pioveva… ma che immensa sfiga….-.
Sotto l’acqua raggiunge casa sua.
Guardalo lì il bolide, questa sì che è una figata… C’è proprio da perderci la testa.
Sempre sotto l’acqua scrosciante il fortunato si tuffa letteralmente in macchina, parcheggiata proprio davanti casa, sulla strada: chissà quale rombo uscirà da questa belva.
Benny, forza gira la chiave.
Click.
Gira la chiave.
Click.
Riprova.
Click.
Non succede proprio nulla, come se la batteria fosse a terra.
Che scherzoni divertenti.
Sempre sotto l’acqua, nonostante non ne capisca nulla, Benny apre il cofano azionando la leva all’interno dell’abitacolo, esce, sempre sotto l’acqua e praticamente sviene.
Alzato il portellone l’amara scoperta consiste nel constatare che praticamente sotto il cofano non c’è nulla, il deserto dei tartari, il vuoto…
“ciao Benny”
Compare lei.
Giulia Dante, per tutto il quartiere solo e semplicemente Giulietta.
“ciao Giulietta”
“perché stai sotto l’acqua, di chi è questa macchina?”
“la macchina, quale macchina?”
“come quale macchina, ehi dì un po’ non ci starai mica frugando per rubarla?”
“sì… cioè no, volevo dire che….”
Tremenda confusione.
Giulietta con uno sguardo piuttosto torvo squadra il povero sfigato, passatemi questo termine, mi sembra proprio il caso di usarlo.
“io, vedi, ho visto questa macchina, mi sono avvicinato ed ho visto che mancava il motore, davvero l’ho trovata così, ti pare che potrei rubare una macchina senza motore, vieni -(non siate volgari e maliziosi)-, vieni a vedere…”
Con titubanza la donzella si avvicina, si sporge dall’ombrello e vede che effettivamente manca il motore.
“eh già, non si può rubare una macchina senza motore”: in un secondo l’espressione ritorna quella di sempre, con quel sorriso che farebbe breccia persino in un condannato a morte.
Il nostro è confuso, forse questa storia l’ha praticamente ubriacato, ma forse sta per dichiararsi: sì perché di questa piccola Giulietta davvero lui ne è pazzo, come bisteccone Galeazzi lo è per l’abbacchio e la fettunta.
Un amore nato ancora prima dei primi pelucchi di Benny, quando ancora faceva fatica a pronunciare parole come “pneumatico”, sì insomma, quando a cinque anni nella sua classe dell’asilo arrivò una bellissima bambina appena trasferitasi nel quartiere, Giulietta appunto.
Da quel giorno praticamente tutto il quartiere venne a sapere del suo amore tranne proprio l’interessata; il nostro piccolo sfigato, infatti, mai e poi mai provò a dichiararsi perché “come può una ragazza che è talmente dolce da far venire il diabete mettersi con uno come me, in fondo quelle sono ragazze destinate a uomini belli, intelligenti ed anche ricchi tipo, beh tipo, Fonzie…” e a nulla serviva dire che però Fonzie ricco non lo era.
Invece Benny era un tipo timido come Ricky Cunningham, dotato di un umorismo stupido tipo Ralph Malph, con un aria stralunata tipo Poetsie Weber, e la corporatura di Howard Cunningham, insomma un piccolo sfigato ambulante, mentre lei aveva la dolcezza di Marion, che con un bacio poteva far arrossire addirittura il Fonzie.
E a nulla serviva dire che poi però Marion aveva sposato il panzone Howard.
Effettivamente il pessimismo di Benny era un pochettino giustificato dal fatto che lui qualche occasione l’aveva avuta, quelle che si chiamano le occasioni della vita ed erano tutte finite male, molto male.
Il primo giorno che Benny girava con il suo scooter, aveva dunque 14 anni, incontrò l’acerba Giulietta, la quale, con uno scatto di improvvisa incoscienza, chiese al nostro amico se poteva accompagnarla con il motorino in cartoleria: detto fatto.
Se non che dopo pochi metri per cause ancora ignote, alcuni giurano che fu colpa di una bottiglia di birra rotta, la ruota posteriore di Benny scoppiò letteralmente: volo per tutti e due, ma per fortuna solo lui si ruppe un braccio; la mamma di Giulietta, che dolce come la figlia certo non lo era, non solo non si preoccupò per il ragazzo vicino di casa, ma addirittura vietò alla piccola Giulia di vederlo.
Circa un anno e mezzo dopo altra occasione della vita.
I genitori di Giulietta dovevano assentarsi per un weekend da casa (si dice per frequentare un locale con scambio di coppie, cosa mai provata ma avvalorata dal fatto che la signora Dante poco dopo risultò incinta ed il pargolo una volta nato sembrava avere fisionomia piuttosto orientaleggiante, ma lasciamo stare questi particolari) e non volendo lasciar sola la figlia pregarono i genitori di Benny, con cui erano in ottimi rapporti (e si dice anche qualcosina in più….) di prendersi a casa la figlia, con ovvia soddisfazione dell’adolescente Benedetto.
La cosa ancor più eclatante è che quel sabato pomeriggio i genitori di Benny ricevettero una telefonata in cui furono avvisati che una certa zia Adalgisa, peraltro mai sentita, ma molto ricca, stava per passare a miglior vita; insomma la puzza di quattrini si sentiva davvero tanto; e così ci fu la veloce, repentina, ma necessaria dipartita dei genitori che si portarono dietro pure il piccolo pargolo Luca di anni tre, noto anche come Attila: il terrore del quartiere per il suo comportamento vandalo.
E così ricapitolando: Benny, Giulietta, la casa vuota e un weekend: praticamente il massimo della vita.
Non preoccupatevi, arriverà anche questa volta la sfiga che ineluttabilmente ed insindacabilmente rovinerà tutto.
“Giulietta vuoi qualcosa da bere, ti va una coca?”
“va bene Benny, però purché sia bella fresca…”
Benny si diresse verso il frigo e prese la bottiglia, errore fatale.
Il piccolo Attila aveva infatti “trattato” la bottiglia, nel senso che l’aveva agitata per circa una mezz’oretta, sapendo che a Giulietta la coca piaceva molto: praticamente un bastardo bello e fatto.
Benny arrivò in cucina dove la piccola era seduta al tavolo, le diede il bicchiere e si accinse ad aprire la bottiglia con il tappo rivolto verso l’amata, con un sorriso alla Potsie stampato sul volto…
Per Giulietta fu una doccia fredda e gasata, con il tappo che per poco non la colpì in un occhio e con Benny che tramutò il sorriso in un espressione buona per una tragedia shakespeariana.
Bene, dal weekend romantico ne cavò che Giulietta non gli rivolse la parola per due mesi e che dovette spendere, per farsi perdonare, tutti i risparmi in una vascata di coca che regalò a Giulietta in segno di dispiacere.
La sfiga a volte.
L’ultimo episodio, più recente, risale a poco tempo fa, infatti Benny aveva già la patente.
Era carnevale e il nostro scorrazzava con il suo bolide rosso, quando vide la bella: subito si accostò senza sapere che la sfiga avrebbe di nuovo messo il suo infimo zampino.
Benny era vestito da Little Tony, nel senso che aveva in testa la classica banana:
“Giulietta ti piace la mia banana?”
Ora la frase già di per sé può sembrare un poco maliziosa, ma se ci aggiungiamo l’espressione soddisfatta e compiaciuta che poteva anche essere scambiata un po’ per un’espressione così, di sfida, si capisce come la bella finì per travisare il significato della frase.
In tutta risposta volò uno schiaffone.
A causa di questa delusione la banana di Benny si ammosciò irrimediabilmente e ci vollero un po’ di giorni per far sì che si facesse luce sull’equivoco, ma oramai l’ennesima figuraccia era fatta: beh qualche motivo per essere pessimista Benny l’aveva, ma ora era arrivato il momento di dichiararsi e di dare, finalmente, un calcio alla sfiga.
Così, voltandosi verso di lei, vedendo il suo viso incantevole al solito non truccato così vicino, prende con due mani una buona manciata di coraggio e finalmente si decide.
Ma non riesce, non riesce proprio a guardarla dentro i suoi piccoli occhietti, quindi, di nuovo, ruota la testa e si mette a fissare il cofano aperto della sua macchina: non può vedere che le sue mani sono appoggiate sulla carrozzeria a pochi centimetri da quelle di Giulietta.
“non è facile Giulietta, ma sai, ho una cosina da dirti, sai, una cosina davvero speciale che mi frulla in testa da parecchio, sì insomma da quel giorno all’asilo che ti regalai quella merendina, sai non sapevo fosse scaduta e mi spiace che per questo tu sia stata male, ma io, beh io l’ho fatto per un motivo specifico, un motivo che esiste ancora ora”
Pausa teatrale, molto scenica, molto film strappalacrime.
“sì, insomma il fatto è che io, sì tu, non so come dirlo, mi vergogno, beh io, io ti amo….”
Pausa.
Silenzio
Macchina che passa.
Bici, motorino, cinguettio, can che abbaia (morde o no?)
“Giulietta…. Giulietta… Giulietta???”
Sempre silenzio.
Benny ora alza lo sguardo e si ritrova solo.
Sì perché Giulietta sta parlando con un tizia sull’altro lato della strada.
“ciao Monica ci vediamo stasera -girandosi verso Benny ed avanzando verso di lui- scusa Benny, che stavi dicendo?”
“Nulla, nulla di importante, anzi ora devo proprio andare….”
“beh, allora ciao Benny, ci vediamo”
“ok, ci vediamo”
La sera arriva presto, portando con sé, soprattutto al sabato, un carico di birra, alcool in generale, fiumi di cazzate, barzellette e battute sporche dette in compagnia, tanto per ridere sopra ai problemi ed alla settimana.
Ma oggi Benny non è il solito casinaro, non tira nemmeno i mozziconi al tavolo, non ha detto nulla di divertente: è moscio, ha il morale sotto i tacchi, ha la faccia di chi si è visto passare sopra un tir e nemmeno è riuscito a prendere la targa.
Il casino al tavolo va avanti per inerzia, perché tutti vedono, tutti si sono accorti di quella taciturna faccia piazzata amorfa in un angolo, al buio, sotto una pesante cappa di fumo che ne nasconde la birra ancora piena e ormai calda.
Finché…
“tieni Benny, beviti questo, io lo so cos’hai…”
C’è sempre un amico, un’anima pia che ti vuole fare bere quando hai la faccia di chi vuole solo far passare questo giorno ed i successivi senza sbattersi troppo.
“anch’io so cos’ho, che vuoi…”
“bevi l’aspirina”
Si tratta di un micidiale beverone fatto da vinello rosso, campari, un liquido alcolico a scelta (questa volta tequila meztcal, col verme per intendere) ed una spruzzata di limone e arancio: chiamato aspirina perché una volta bevuto pare cancelli tutti i mal di testa; piccolo particolare è servito in un bicchiere da media e non è proprio consigliato ai deboli di stomaco.
A questo punto tutto li tavolo visto il bicchiere davanti a Benny comincia ad invocare:
“goccia!! Goccia!! Goccia!!”
Questi erano i momenti più belli, quando Benny con un solo colpo si buttava giù beveroni di tutti i tipi riuscendo sempre a stare in piedi dopo la performance, ma oggi non è lo stesso show.
Con facilità da bevitore professionista esegue la difficile manovra, roba da mettere ko un cavallo, ma poi la sua faccia rimane triste, depressa: ed è in quel momento che tutti capiscono che non c’è nulla da fare per ravvivare la sua serata.
E così verso le due la nottata del nostro metropolitano finisce nella solitudine di una moretti, ormai calda, seduto sul cofano della sua spider senza motore, guardando il cielo in una notte stellata di luglio, canticchiando una canzone: Alice guarda i gatti, mentre i gatti guardano nel sole.
In quel momento però proprio di fronte si ferma una macchina e Lei, semplicemente Lei, scende con la sua dolcezza inconfondibile, accompagnando il gesto con un bacio sulla guancia del fortunato: e Benny che guarda, Benny che pensa, Benny a cui cala un goccia di sudore sulla guancia, sembra proprio una lacrima.
“Ciao Benny, che fai qui tutto solo?”
“niente Giulia, stavo solo pensando”
“a che pensi piccolo?”
“a quanto è fortunato quel tizio….”
Altra goccia di sudore.
“dai scemo!!! -però i complimenti fanno sempre piacere ad una donna- ma che fai piangi?”
“no, sto sudando”
“però hai gli occhi rossi, tu stai piangendo…”
“sono rossi perché nel locale c’era un casino fumo” (li avevano messi nella sala “non fumatori”)
“senti, i miei non ci sono, vuoi venire a giocare un po’ con la play?, dai ci divertiamo, ci meniamo un po’ con Tekken”
“no, grazie, oggi non ho voglia, scusa, sono un po’ stanco”
“ok, come vuoi, ma se vuoi vieni pure anche dopo”
Sorriso, poi bacio sulla guancia.
“buonanotte scemo, non cambiare mai”
“buonanotte Giulietta, non ti preoccupare, rimarrò scemo a vita”
Giulietta voltandosi si dirige verso casa sua, prima però lancia un’occhiata tutta strana verso il nostro.
Lui, dal canto suo, finisce la sua birra calda e pensa che, forse perché è ubriaco, ma sembrava quasi che lei oggi fosse diversa, che volesse davvero farlo salire non per giocare alla play: rimane due minuti titubante tra il suo sorriso e la macchina da cui era scesa, ma alla fine finisce per stare dalla parte della macchina e cancellando quel sorriso si dirige verso casa, pensando che quel Fonzie era davvero fortunato se una tipa come Giulietta gli regalava le sue attenzioni.
“Pronto, ma che vuoi, sono le tre….”
“per favore Manu, ho bisogno di parlarti”
“ok, Benny, arrivo, ci vediamo davanti a casa tua, cazzo, maledetto il giorno che ti ho dato confidenza….”
“grazie amico, ho anche un paio di amici per farci un po’ compagnia.”
Per la cronaca, gli amici si chiamano barbera e montenegro, grande accoppiata.
Tutti sanno che le macchine per funzionare hanno bisogno di benzina: se la benzina è l’alcool e la macchina è la mente umana, beh, l’accoppiata è davvero formidabile.
“vedi Manu, forse è meglio così, sì perché nella vita bisogna avere uno scopo”
“giusto amico”
Cin
“se io stessi con Giulietta sarei appagato, non avrei nulla per cui vivere, infatti guarda i ricconi, hanno tutto, ma non sono felici”
“giusto amico, anche io volevo da piccolo una Ferrari a pedali e quando me l’hanno regalata, basta non mi piaceva più”
Cin
“quindi il succo del discorso è che va bene così, sono felice e che almeno io ho uno scopo nella vita”
“bravo!”
Cin
Gran sorso di Benny, poi mettendo giù la bottiglia:
“manu…”
“sì?…
“è una cazzata, se stesse con me sarei molto più felice”
“giusto amico”
“ma sai dire solo giusto amico?”
“Benny… mi viene da vomitare….”
“cazzo no…. Non sui miei pantaloni, ma che schifo….”
“come dici tu Benny, gli amici veri non chiedono mai perché… senza chiedermi perché mi accompagni al buio e mi aiuti a pisciare…”
“Manu, senza chiedermi perché, puoi andare affanculo?”
Il giorno seguente Benny, accompagnato dal mal di testa e da un alito molto importante, decide di dare una sterzata al suo destino, che pareva proprio non voler decollare, dandogli una piccola spinta.
La cabina splende sotto il sole di luglio, anche se una piccola nuvola era appena arrivata furtiva a velare l’orizzonte.
“ehi, dico, ma è andata a fuoco una distilleria?
“no tipo, sono io, sono Benny”
“ahh, il coglione, buon giorno alcolizzato sottosviluppato pallemosce”
“buongiorno, a proposito, grazie per la macchina… oggi non ho voglia di discutere, diciamo pure che è stata colpa mia… comunque, senti io vorrei che una ragazza si innamorasse di me….”
“quindi vuoi un pisello più lungo…”
“ma che cazzo dici, a parte che non ce l’ho piccolo, poi comunque non è quel genere di ragazza… il mio desiderio è semplicemente questo: vorrei che si innamorasse di me”
“come si chiama, gran pirla”
“Giulia Dante, residente in Monza…-stavolta ti frego… ma se ce ne fosse un'altra con questo nome??-”
“ok, già fatto, la prima volta che ti vedrà si innamorerà istantaneamente, povera ragazza…”
“ciao sip…”
“ciao pirla e salutami assorreta…”
La piccola nuvola ha ora coperto tutto il cielo e qualche goccia già cade. Ma perché deve piovere in continuazione?
Tornando sotto l’acqua Benny non è felice come avrebbe potuto immaginare: tra poco la donna dei suoi sogni si sarebbe innamorata di lui, ma nell’animo si sente un po’ ladro, come se quell’amore fosse rubato.
Così camminando camminando il suo sogno sbiadisce sempre più, passo dopo passo: come quando si ha un poco la coscienza sporca per un bel voto ottenuto imbrogliando a scuola o come quando si fa contenta la mamma giurando e spergiurando il falso; ma qui è peggio, è quasi come quando buttò via il cd masterizzato del grande Joey per andare a comprare quello originale, con grande sacrificio economico, perché aveva troppi sensi di colpa e non voleva rubare proprio a lui.
Ed ecco Benny seduto sul muretto canticchiando quanto il mondo sia meraviglioso aspettando che la sua Giulietta compaia: ed eccola lì arrivare in tutta la sua dolcezza, pedalando su quella bicicletta nel modo più leggero possibile; ecco che accarezza appena il freno prima della curva, dribbla il cagnolino, il tombino e il bambino, passa sopra il dosso, le strisce pedonali e suo nonno che, poveraccio, cercava le biglie perse nel ‘65: ma si sa che le palline non si ritrovano mai e suo nonno oramai è insensibile al dolore fisico.
“ciao Benny”
Un saluto fugace, ma al contempo inequivocabile: lei oramai è pazza di lui, lo si capisce dal gesto d’amore fatto con la mano, come in segno di saluto e dalla sgocciolata sul sellino.
Nella testa del ragazzo tutto è in piena ebollizione perché questa è l’ennesima occasione della vita e perché la ragazza dopo il segno di saluto ha mollato di colpo la bici nel vialetto di casa per salire in macchina del solito Fonzie: che l’umidiccio lume fosse per lui?
E così mentre Giulia Dante, abitante a Monza, conosciuta come Giulietta nel quartiere si allontana sulla macchina, alle spalle di Benny sopraggiunge Giulia Dante abitante a Monza, non conosciuta affatto nel quartiere.
“Ciao Benny-caro”
E questa chi è? Si chiede il ragazzo non potendo non notare le tette smisurate in contrasto con la gonna mini mini.
“sono Giulia, tu non mi conosci, ma io…”
L’italiano stentato denota una certa difficoltà di bocca, che la prestante Giulia però è in grado di colmare con altre caratteristiche orali: infatti, benché non sia conosciuta nella zona, la suddetta risulta molta nota nelle caserme lombarde, tanto da essere chiamata “la più amata dai militari” e non solo.
“ma che vuoi?”
“Benny-caro volevo solo invitarti a casa mia, sai, ho da farti vedere un’immensa collezione di monete incastonate in francobolli e viceversa, adesso non ricordo -sguardo perplesso del ragazzo-, non so se ci siamo capiti, ammicco ammicco”
Nella mente del nostro si compone il puzzle: a Monza esiste evidentemente un’altra Giulia Dante di professione mignotta, o meglio, aspirante tale, che colta da improvviso raptus ne vuole ora da lui: incredibile scherzo della natura.
Fino al giorno prima si sarebbe trombato il trombabile e non, ma il periodo sfavorevole ed anche il sogno quasi raggiunto lo avevano messo in difficoltà e ne avevano ammosciato ogni velleità; e non solo quelle.
“dai ti prego, vieni (qui si può discutere il senso volgare o non del termine)”
“ma no che non vengo, cazzo, e lasciami, mi hai preso per un coglione?”
“ma no, sei un tipo sveglio”
“no, mi hai preso per un coglione!”
“ti dico di no”
“cazzo, lasciami, mi fa male, mi hai preso per un coglione, ah…smettila di tirare”
Una simile colluttazione francamente risulta inverosimile persino a me e immaginate la frase detta con accento pugliese.
“Non ci vengo e basta…”
Polemica dura, astiosa ed annosa risolta a favore del nostro alla quarta ripresa con un perfetto jab sinistro che, pur non mettendo ko l’avversario, dà il tempo necessario per cominciare la lunga corsa verso la libertà, forza tipo.
Dopo circa tre ore e svariati chilometri Benny sarà visto raggiungere località Montevecchia, salire sul colle ed arrivare in fuga solitaria in piazza della chiesa, dove, sotto un’incessante pioggia, non curante dei curiosi, giungerà al traguardo solitario, semi nudo, a braccia alzate in ampio gesto di vittoria.
Verrà riportato a casa 2 ore dopo in stato confusionale, rinvenuto miracolosamente sul Resegone: per la cronaca, se il tempo fosse stato cronometrato avrebbe stracciato il record della Monza-Resegone, classica podistica di primavera a squadre, pur avendo allungato consistentemente il tragitto.
Un amore impossibile, per una storia impossibile: ora basta quello mi sentirà.
Cabina del telefono, ore 4 del mattino.
“mi hai rotto le palle tipo, prima la macchina, ed ora Giulietta, tu lo sapevi…”
“certo che lo sapevo minchione, ma che cazzo vuoi? Tu cerchi di fare il disonesto ed io ti ho punito”
“stronzo non puoi giocare con i miei sentimenti, non puoi….”
“ma che sentimenti, per quella piccola ed insignificante creatura, per quella troietta… ehi che fai con quella mazza, non fare cazzate…..”
Paurosa, micidiale ed imperiosa mazzata, fuori campo: la cornetta sarebbe stata ritrovata in Romania e scambiata per un aereospia di ultima generazione.
“eh adesso che mi dici eh, che mi dici stronzo, chi è il minchione?”
Ma ormai il genio del telefono stava per spegnersi: la sua ultima parola, “’affanculo”, prima di cadere miseramente.
Pochi attimi dopo ecco il tempo mutare, la pioggia lasciar spazio al sereno, mentre non molto lontano da lì l’auto di Benny viene clamorosamente rintracciata grazie ad una strana telefonata anonima: sarà riconsegnata solo tre mesi dopo, in seguito ad un piccolo iter burocratico.
La seguente mattina la città si sveglia sotto un sole opaco e caldo, Benny si alza impastato a causa tre litri di birra bevuti per festeggiare la sua vittoria.
Impastato, ma deciso: stavolta l’avrebbe detto a Giulia.
Sms:
Manu, vado alla carica: o la va o la spacca, oggi parlo a Giulietta.
Risposta:
bravo tipo, ieri conosciuto ninfomane di nome Giulietta, gran portiere e gran stacanovista. (Naturalmente del lavoro di mmm, diciamo bocca).
A volte ritornano.
Seduto sul muretto, pensando a cosa dire, a come non combinare nessuna cazzata: ma in fondo che ci penso a fare tanto mi dirà di no… non sono certo Fonzie io.
Giulietta arriva con quel vestito rosso che nemmeno i morti lascerebbero andare senza uno sguardo, accanto a lei c’è la sua amica Rossana, un sanitario d’antiquariato: infatti oltre ad essere un cesso dimostra pure un’età da menopausa.
Il teorema è rispettato.
“Giulietta -è un secondo- sono innamorato di te….”
Beh, o almeno è quello che avrebbe voluto dire.
“ciao Giulietta, bel tempo oggi? Eh, sì ma non poteva andare avanti così a piovere poi guarda che bel sole uhh l’estate terra di nostra nobiltà e poi certo che non ci sono più le mezze stagioni ma solo quelle di tre quarti perché tre e tre fanno sei ma non sei all’altezza e poi così brutto se poi lo guardi come va immaginato un voto scolastico pieno e pienamente meritato almeno all’apparenza delle cose apparse ma lascia l’ascia dissi e accetta l’accetta dell’erba del vicino verde chi è più verde?, Sei d’accordo?”
Un’accozzaglia di parole senza senso e senza virgole: insomma una serie di cazzate immani.
“ma veramente io non ho capito….”
“ok ripeto…. bel tempo oggi? Eh, sì ma non poteva andare avanti così a piovere poi guarda che bel sole uhh l’estate terra di nostra nobiltà e poi certo che non ci sono più le mezze stagioni ma solo quelle di tre quarti perché tre e tre fanno sei ma non sei all’altezza io ti amo”
Buttata lì, in un momento di lucidità.
“ma veramente io, io, non so che dire…”
La ragazza rimane senza parole, in uno stato di sorpresa completa.
“lo so che tu non ricambi, ma io ti chiedo solo di uscire con me una volta, così per provare, facciamo non so, senza fretta, stasera??”
Cuore in gola, battiti a mille, “baby, I wanna be your boyfriend”
“ma sì, perché no?”
Entusiasmo contenuto in lei, esplosione in lui: per l’euforia si bacerebbe persino il nonno di Giulietta.
“Allora a stasera piccolo”
“va bene Giulietta, stasera ti prometto che mi laverò e non puzzerò di birra”
Promessa che verrà per metà disattesa, vi lascio scegliere in che modo.
Le due amiche si allontanano così dagli occhi di Benny, che viene colpito da un’acuta allergia da catrame e comincia a piangere per tutto l’asfalto che ha intorno: è strano, ma è proprio un’allergia sommata ad una pagliuzza di mezzo chilo.
“ehi Giulietta che mi dici?”
“che ti dico? Cazzo Rossana, finalmente si è deciso, sono dieci anni che aspetto che mi noti: e non cominciare a dire che somiglia a quello di happy days, che ha la pancia, che puzza, che beve troppa birra e che è uno sfigato, a me piace così e poi le ragazze come me non sposano Fonzie….”
Esatto gente.
La morale è una, inequivocabile e intrisa d’olio: il sole batte anche sul culo di un cane sfigato, spelato, panzuto e mezzo alcolizzato.
Ed ora, sfumando sulla faccia del nostro che irrimediabilmente è vittima della sua allergia al catrame, voglio farvi presente solo una cosa: che in fondo i nostri angeli sono sempre attorno a noi ma non sempre sono consapevoli di esserlo, che le banane sono gialle e che solo il Bologna del grande Benni può perdere una partita per 6-0 dopo averla lungamente condotta.
la cabina del telefono testo di bomber