Opporre alla città schiava,
libera selva partigiana,
dove molti eroi sostennero
una nefanda caccia – Loro
le volpi silenti, taglienti
che s’amputavan la zampa,
pur di non esser in trappola
nella tagliola littoria.
Opporre al revisionismo
storico, annate vergognose,
quando il mito autarchico
fece prosperare le luci
nei campi, quando le folle
estenuate credettero vera
l’illusione nera di manie
di grandezza pusillanimi,
quando s’inviarono truppe
in Africa e Albania, onde
mai più rivider la Patria.
Opporre ai millantatori
di propagande uniformanti
estrema varietà di specie,
quando spartane retoriche
e retrive, la coscienza ( Vero
e personale modo di sentire)
erano tesi ad oscurare, ché
l’uomo intrappolato in abiti
tutti eguali meglio si presta
ad eseguir senza ragionare,
senza sentire alcunché, ove
già tacquero lumi e raggi.
Opporre ai cruenti gerarchi
il consenziente partecipare,
perché l’Uomo non sottostare
dovrà, in verità, ma collaborar
al bene comune, e ignoranza
e dubbi mai più inoculeranno,
con feral sibilo, negli spiriti
il veleno più atroce, che voce
a tacere pone, che sottrae
dignità e precipita in funeste,
evitabili fucilazioni o gogne.
Opporre al fascio, della quercia
la foglia, quale simbolo e porta
su quel domani “migliore” che
ogni uomo è tenuto a spronare –
Con dolcezza e fermezza, come
ad un cavallo bizzoso, indomabile.
Antifascista testo di Le Mat