cruenta battaglia

scritto da Giuseppe D.
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo Giuseppe D.

Testo: cruenta battaglia
di Giuseppe D.

Carlo si tolse l'elmo, la sua pelle abbrustolita dal sole era bagnata di sudore e sangue. La battaglia era stata dura, più dura del previsto, era cominciata subito dopo l'alba e si era protratta per ore. Il sole, adesso, era alto nel cielo e poche nuvole bianche spezzavano l'azzurro cristallino che li sovrastava.
Carlo scese dal suo cavallo, rifoderando la spada, posò i piedi sul manto erboso, sentì il suo piede scivolare e guardò in basso, sangue fresco di chissà chi. Si chiese come fosse possibile tanto contrasto, l'azzurro limpido del cielo, e l'orrore appena consumato su' quel campo di battaglia... com'era possibile che il sole, fonte di vita, sinonimo di bellezza potesse baciare tutti quei corpi esamini senza vita, riversi per terra...
« Ser Carlo...»
« Schhh!» fece lui portandosi l'indice al naso, ed il soldato si zittì ed aspettò.
Si alzò una brezza leggera, una brezza di pregevole gradimento sulla pelle consumata dalla fatica. Fece due passi avanti, il soldato rimase fermo nella stessa posizione di prima, fermo come una statua, il venticello fresco che si era appena alzato portava con sé, non solo l'odore della morte, ma anche i lamenti dei soldati feriti che giacevano a terra.
Carlo pose il suo sguardo verso l'orizzonte e quello che vide non gli piacque, una distesa infinita di corpi, quante tragedie consumate... tra tanti corpi c'erano padri, figli, fratelli, amici...
Qual'era il senso? Quanti ne aveva uccisi? 10; 100; 1000...
« Ser Carlo...» la stessa voce di prima, il soldato gli si era avvicinato ancora.
« No, non ora.» disse
« Ser Carlo...» il tono imbarazzato per l'insistenza.
« Cosa c'è?» chiese spazientito.
« Attendiamo ordini... cosa facciamo con i prigionieri? Li passiamo al fil di spada?» chiese il soldato.
Carlo si girò, e per la prima volta vide il soldato in volto, era giovane, molto giovane e doveva essere molto in gamba o molto fortunato per essere sopravvissuto ad una battaglia tanto brutale, neanche lui aveva assistito mai a tanta ferocia.
« Te cosa faresti?» chiese a bruciapelo.
« Io... non saprei... forse li passerei al fil di spada.» disse.
« Già! Forse è quello che dovremmo fare...» si voltò nuovamente ed avanzò sul campo di battaglia, continuando a scavalcare corpi privi di vita...
« Vieni» disse senza voltarsi, lo sentì avvicinarsi, sentiva la sua presenza alle spalle ma non si voltò.
Ad un tratto passò vicino ad un corpo, vide Giorgio, si abbassò e lo voltò completamente, i suoi occhi guardavano nel vuoto.
« Giorgio...» guardò il ragazzo che lo seguiva come un cagnolino, « ...siamo cresciuti insieme sai? Aveva cinque figli, adesso sono tre, due sono morti in battaglia, erano giovani come te. Adesso li ha seguiti nell'altro mondo...» il suo tono era riflessivo, ma anche parecchio addolorato. Il ragazzo non disse nulla, non commentò.
Carlo si alzò e proseguì il suo macabro giro, poi un lamento...
Da dove veniva?
Gli sembrò di coglierlo, di capire da dove provenisse ed avanzò in quella direzione, poi vide l'uomo.
Era un soldato nemico, aveva un braccio completamente staccato, l'emorragia sembrava non dargli scampo.
« Uccidilo!» disse secco, e si voltò a guardare il ragazzo.
« Io...»
« Vedi qualcun altro qua intorno?»
« Io... veramente...» l'imbarazzo del ragazzo era evidente e quasi fastidiosa, Carlo sguainò la spada e tagliò di netto la testa del moribondo risparmiandogli inutili sofferenze.
« Dimmi, se non sei capace di uccidere un moribondo, che te lo implorava con gli occhi, come puoi chiedere a me di dare l'ordine di far uccidere... quanti? 1000 prigionieri?»
« Veramente...» il ragazzo era afflitto...
Forse era stato troppo duro... forse...
Ma davvero non ce la faceva.
« Torna e dì loro di disarmare i soldati, di lasciare che recuperino i loro feriti e di lasciare che se ne tornino alle loro case...»
« Ma...»
« Non ci sono ma... guardati intorno...» disegnò un enorme cerchio con le mani indicando tutti i cadaveri che giacevano per terra, « Non ti basta tutto questo? Davvero credi che sia utile uccidere ancora? Chi è morto su questo campo lo ha fatto da soldato... lascia che quelle persone tornino alle loro famiglie. Trarrai più beneficio in questo modo che nell'altro, se noi saremo in grado di fare questo, oggi tanti bambini, tante mogli, tante madri ci ringrazieranno...»
« Si signore»
« Devi capire che ci sono cose che hanno senso, ma tante altre che non ce l'hanno» Carlo si voltò e si allontanò, il ragazzo rimase là.
Adesso Carlo era lontano dal ragazzo, lo vedeva che parlava con altri soldati, poi vide una lunga fila di uomini che si allontanava libera, diede ancora uno sguardo attorno a sé, poi guardò il cielo, si passò una mano sul volto...ma qual'era il senso di tutto questo, sangue, sangue, sangue e pianti di disperazione e nuovi odi...
Carlo non sapeva darsi una risposta, certo il contrasto con la bellezza del cielo, del sole, del mare era evidente, come era potuto accadere che da tante cose belle, vive e splendenti fosse nato l'odio degli uomini, fosse nata la distruzione. Carlo non lo sapeva e avrebbe continuato a non saperlo e avrebbe continuato a porsi quelle domande, ma soprattutto avrebbe continuato a combattere, ma non perché era un soldato, lo avrebbe fatto perché era un uomo e gli uomini sembravano nati per odiarsi e distruggersi e annullarsi a vicenda, e tutto questo per la supremazia... ma poi di cosa? Intanto mentre pensava a tutto questo... pianse e lo fece con lacrime amare di fianco al corpo senza vita del ragazzo con cui aveva parlato prima.
cruenta battaglia testo di Giuseppe D.
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