Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
C’erano sere in cui il dolore non era un pensiero, ma un oggetto pesante appoggiato sul petto. Marco lo sentiva ogni volta che rientrava in quella casa troppo silenziosa, carica di fatiche che non riusciva a spiegare a nessuno. La sofferenza era un rumore di fondo, un ronzio che rendeva tutto grigio, dalle piastrelle della cucina ai vetri appannati dalla pioggia.
Quella sera si sedette a tavola, lasciando cadere le chiavi con un rumore metallico che parve rimbombare nel vuoto. Teneva la testa tra le mani, gli occhi semi chiusi, cercando di gettare via il peso di una giornata che sembrava avergli tolto ogni energia.
Poi, sentì un movimento leggero.
Elena, sua moglie, non disse nulla. Non fece domande, non accese la luce principale e non cercò di "aggiustare" le cose con le parole. Si limitò ad avvicinarsi e ad appoggiare una mano sulla sua spalla, mentre con l’altra gli offriva una tazza di tè caldo. Fu un contatto breve, quasi impercettibile, ma in quel tocco c’era tutto: la comprensione, la pazienza, la scelta di restare.
In quell'istante, il ronzio nella testa di Marco si interruppe. La morsa al petto si allentò. Non era successo nulla di magico, i problemi fuori da quella porta erano ancora lì, ma la loro importanza era svanita. Di fronte a quel piccolo gesto di cura, la sofferenza aveva perso il suo potere. Restava solo la luce della piccola lampada sul tavolo e la certezza che, finché ci fosse stato quell'affetto a far da scudo, nessuna oscurità sarebbe stata mai davvero definitiva.