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Fiore libero
(A Fernando Pessoa)
Non so
cosa porterà il domani,
nuovi sogni di viva realtà,
nuova vita
di un'alterata verità.
Sono nato morto
e morendo vivo;
dentro il silenzio
si rigenerano i miei sensi,
i miei eteronimi amici
che vivono
e indossano l'abito
di una quotidianità
stropicciata
che penso di vivere;
ma non vivo,
nauseato da tutto ciò
che reputo normale,
consumato da ripetuti pensieri
che logorano il viso;
il cuore,
i desideri.
Preferisco vivere morendo,
e allora muoio come un fiore
dentro un'alba;
brucio dentro a quel calore che,
sebbene sembri uguale,
ogni giorno muore.
Ed io
indosso ancora l'abito
del becchino,
sotterrando quel che di me
rimane;
seduto a un tavolino
che sa ascoltare parole
che ha sentito pensare.
E intanto scrivo;
non so
cosa porterà il domani,
forse
un fiore libero
dal carcere di quelle aiuole,
da quel falso recinto
di un'illusoria protezione.