La mia esperienza

scritto da Miremel
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Autore del testo Miremel
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Ho dodici anni. Lo so che sono un po' piccola. Proprio per questo mi sono immedesimata in una ragazza di 18 anni che va un po' male a scuola e che dopo una lunga giornata incontra ha un incontro inaspettato con una persona speciale.
- Nota dell'autore Miremel

Testo: La mia esperienza
di Miremel

Era un giorno come tutti gli altri. Ero ormai già pronta per la scuola, sicura che sarebbe stata la peggior giornata di tutta la mia vita. Ma andò diversamente. Presi il pulmino, e mi misi a guardare la finestra pensierosa. Nella mia testa tentavo di ripetere storia, ma ahimè i miei pensieri erano altrove. Allora decisi di prendere il mio Ipod per rilassarmi prima dell'arrivo. Ascoltai le canzoni più tranquille che avevo per sdrammatizzarmi dall'interrogazione. Quando arrivammo, mezz'ora prima della campanella, mi sedei su un muretto a fissare il vuoto con le mani in tasca. Quel giorno avrei preso un bell'impreparato per la lezione di storia, ma non importava. Ormai doveva andare così. La campanella suonò, e tutti andarono nelle rispettive aule. Mi sedei al banco appoggiando il libro sul banco con i brividi che mi salivano sulla schiena. Stavo per piangere, ma trattenni i miei sentimenti al momento dell'uscita. Arrivò la professoressa e la guardai terrorizzata come se fosse un mostro pronto a divorarmi. Risposi alle sue domande semplicemente con: "Hem..." o "...". Quella fu la mia peggior interrogazione. Ero arrivata a prendere 4 o 5, ma stavolta non mi ero impegnata per niente. Non ci avevo neanche provato. Finita l'ora chiusi il libretto dei voti. "Impreparata" aveva scritto la prof. Sbuffai con gli occhi umidi, ma sapevo di essermelo meritato. Passò la giornata. Feci una verifica pessima in seguito ad una noiosa lezione di scienze e poi venne il momento di fisica. Mi giravano in testa tutti quei calcoli. Così, decisi di mentire al professore dicendo che mi sentivo male, quindi mi lasciò perdere. Poi venne il momento di Arte. Avevo fatto un disegno dei Jonas Brothers e ne ero fiera. Fu l'unica ora che apprezzai. La giornata finì e decisi di tornare a piedi per sfogarmi mettendomi a piangere durante il tragitto. Non dissi mai quel votaccio a mia madre. Comunque sia, mentre camminavo presi una strada che allungava il cammino. Era carina, e la prendevo ogni volta che ero giù di morale. Ad un certo punto vidi una macchina enorme accostarsi alla fine della stradina accanto ad una gelateria. Mi venne un colpo. Feci cadere lo zaino a terra. Lo lasciai lì e corsi avanti nascondendomi dietro un muro. Era Nick: Nick Jonas in persona che avanzava verso la gelateria "Yummy Ice Cream". Mi tremavano le gambe e cercai disperatamente il cellulare in una delle mie tasche che in quel momento sembravano infinite. Dopo averlo trovato mi diressi verso di lui. Gli toccai un braccio e lui si rivolse a me. Stavo per impazzire. Letteralmente. Non era ancora entrato nel negozio. Presi carta e penna. Sinceramente non ricordo neanche da dove li tirai fuori. Ad un certo punto caddi a terra. Che figura del bip! Pensai nei miei ultimi secondi di coscienza. Poi tutto si oscurò. Ero svenuta come un carciofo davanti al mio idolo. Mi svegliai non so quanto tempo dopo. Ero in una macchina e davanti a me era seduto Nick che guardava fuori dal finestrino. Mi misi seduta. La testa mi girava. Infine riuscii a balbettare qualcosa tipo: "N-Nick? E' u-un sogno?" Lui mi disse: "Ti sei svegliata? Stavamo per portarti al pronto soccorso. Ormai era da un po' che eri svenuta." Mi si arrossirono le guance. "Mi dispiace... Non volevo rovinarti la giornata." Lui fece segno di non curanza. "Ormai è andata così. Ti va di prendere un gelato insieme a me? Ti farebbe stare un po' meglio... " Annuii con un sorriso che mi arrivò fino agli occhi. Non ci potevo credere. Nick Jonas che chiedeva a ME di uscire a prendere un gelato insieme. Assurdo. I miei 18 anni erano stati orribili e quelle parole li cancellarono in un attimo. Ci fermammo ad una gelateria che non avevo mai notato: "Fun and Cream" Ci sedemmo in un tavolino. Le persone in giro non fecero caso a Nick. Magari non lo conoscevano. Parlammo per ore appoggiati a quel tavolino. Avrei voluto che la giornata non avesse mai una fine. Ora lo conoscevo meglio. Mi disse delle cose che non aveva mai rivelato a nessuno. "Sai..." sussurrò senza guardarmi. "Tu sei la persona più dolce che avessi mai conosciuto. Sai come ascoltarmi e non mi hai gridato dietro quando mi hai visto. Sai come farmi... Ecco... Stare bene." Mi sorrise e a quelle parole nella mia mente urlai come non avevo mai fatto. "V-veramente la pensi così?" Lui annuì con un lieve sorriso. Avvicinò piano e con cautela la mano vicino alla mia. Non ci feci caso e lasciai che tutto accadesse. Doveva essere un sogno. Ne ero certa. Ci guardammo negli occhi e infine successe la cosa più incredibile che diede un senso alla mia vita. Mi baciò le labbra. Chiusi gli occhi e, piano piano mi ci misi anch'io. Quando ci staccammo mi chiese se volessi avere una relazione con lui. Ci saremmo tenuti in contatto e mi sarebbe venuto a prendere ogni volta che volevo per fare un giro. Mi scesero le lacrime nelle guance e scappai via nel più totale imbarazzo. Mi appoggiai al muro. Non poteva di certo pensarla così. Magari mi aveva detto così solo per pietà. Mi portai le mani agli occhi. Poi sentii Nick vicino a me. Dopo una manciata di secondi mi abbracciò. Fu il gesto più carino che mi avessero mai fatto. Mi asciugò le lacrime e mi porse un fazzoletto. Poi lui mi disse: "Tu mi piaci. Davvero. Non voglio perdere l'occasione di avere una ragazza carina e intelligente come te." Annuii, e come risposta alla sua richiesta lo baciai sulle labbra. Mi sollevò da terra facendomi fare mezzo giro in aria fra le sue braccia. La sua stretta era forte e sicura. Passata un'altra ora buona tornammo in macchina. Mi disse che lo avremmo riferito alla stampa e ai fan solo quando lo avrei voluto io. Inoltre mi promise che mi avrebbe amata per sempre e che per lui era stato come un amore a prima vista. Il viaggio fu lungo per tornare a casa. Mi scrissi il suo numero di cellulare in un foglietto. Parlammo un po' e ci facemmo qualche foto insieme. Mi addormentai accanto a lui, con la testa poggiata sulla sua spalla. Quando mi svegliò mi accarezzò la testa e mi disse che eravamo arrivati davanti a casa mia. L'autista parcheggiò e Nick mi diede un ultimo bacio per salutarmi. Scesi dalla macchina e quando la vidi scomparire tra la nebbia di New York mi sedei sul primo muretto che trovai, in uno stato di shock. Mi passai una mano tra i capelli. Ero stanca e confusa. Avevamo passeggiato tutto il tempo, mano nella mano, nei vicoli più angusti della città parlando, ridendo e divertendoci come due veri innamorati. Entraii a casa. Non c'era ancora nessuno, allora guardai l'ora per curiosità: le 19:48. Sospirai. Dopo un po' nella mia tasca qualcosa vibrò. Erai il cellulare. Vidi un messaggio e lo lessi. Era da parte del mio compagno: "Già mi manchi <3 " Sorrisi alla vista di quell'adorabile pensiero. Mi chiusi in camera e cominciai ad urlare di gioia tra le lacrime stringendo un cuscino più forte che potevo. Avevo appena realizzato che fosse la realtà.
La mia esperienza testo di Miremel
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