Ultimo addio dopo la morte

scritto da Miremel
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Ho dodici anni e questa storia mi è venuta in mente dopo la notte della morte di mio padre. Spero vi piaccia.
- Nota dell'autore Miremel

Testo: Ultimo addio dopo la morte
di Miremel

Ero sdraiata nel mio letto d'ospedale. Avevo solo 20 anni ed ero già alla fine della mia vita. Sapevo di non avere speranze. Avevo un tumore che mi stava divorando gli organi. Volevo piangere, ma non ne avevo la forza. Ormai mi ero lasciata al destino. Stavo solo a guardare tutto ciò che mi facevano, le punture che dovevo subire ogni giorno, le persone che mi guardavano con aria di pietà negli occhi. Non riuscivo a credere che mi fossi ridotta così. Poi capii di essere ai confini della mia esistenza quando misero un'apparecchio di cui ignoro il nome davanti al mio comodino. Serviva a vedere le pulsazioni del mio cuore. Vidi mia madre che si copriva gli occhi con una mano tremante. Socchiusi i miei e mi girai da un lato. L'ultima cosa che sentii fu il lungo e atroce suono dell'apparecchio. Il mio cuore mi aveva abbandonata cadendo in un sonno profondo ed interminabile. Poi non vidi più nulla. Mi sentii mancare il respiro. Sentivo l'aria tra i miei capelli. Poi aprii gli occhi. Mi guardai intorno. Era tutto bianco. Urlai come non avevo mai fatto. Mi misi a piangere e ad ansimare con le mani. Poi caddi a terra. Una mano strinse la mia. Una stretta calda e accogliente. Mi alzai ancora in lacrime e vidi un ragazzo. Era il mio compagno di stanza all'ospedale, morto qualche giorno prima per colpa della mia stessa malattia. Mi guardò con una calma impressionante. "Questa è la terra del nulla." mi disse piano. Era un ragazzo poco più grande di me. Aveva i capelli castani e gli occhi scuri. Lo guardai come se mi avesse detto che un muffin ballava sulle nuvole. "Cosa?" gli urlai con controvoglia. Avevo la mente confusa. Non riuscivo a mettere due parole insieme. Nella mia mente pensavo a qualunque cosa. Non so dirvi bene a cosa. So solo che stavo pensando a vecchi ricordi. Il mio 5° compleanno, la terza notte di Natale, la mia estate a sette anni. "Hai capito?" Mi disse il ragazzo. Mi svegliai dai miei pensieri e risposi imbarazzata. "No mi spiace." "Allora, la Terra del Nulla è il posto dove finiscono tutti appena morti. E' un posto per riflettere. Prima di morire veramente e abbandonare TUTTI i tuoi ricordi, hai la possibilità di tornare nel mondo reale, ma solo fino a che non sorgerà un nuovo giorno. Mi morsi le labbra. Volevo tornare per dire ai miei cari un semplice addio. Annuii. Allora mi portò in una voragine bianca. "Grazie dell'aiuto..." dissi infine. Mi buttai lasciandogli la mano. Mi ritrovai a casa mia. Corsi al piano inferiore e mi diressi correndo verso mia madre. La trapassai. Rimasi a terra con le lacrime che mi solcavano le guance. Mia madre continuava a sfogliare documenti senza degnarmi di uno sguardo. "M-ma... Ma come?..." Respirando a tratti provai a parlare a tutti quelli che mi capitavano davanti, ma nessuno sembrava accorgersi della mia presenza. Poi Leon, una gattina nera che nutrivo ogni giorno, mi si avvicinò felice come una pasqua. Non uscivo dall'ospeda da più di 2 mesi. Mi si strusciò tra le gambe desiderosa di coccole. Mi accasciai a terra e le sorrisi. Passai molto tempo con lei. Le otto di sera si fecero sentire e ancora nessuno mi aveva notato. Mi tornò in mente il ricordo del mio ragazzo. Volevo vedere se almeno lui mi riusciva a vedere. E fu così. Appena mi vide mi andò contro urlando fra le lacrime. Mi prese in braccio. "Riesce a toccarmi" pensai. "E a vedermi..." "Come è successo? Sei guarita dal tumore? Quando ti hanno dimesso????" Queste furono le sue domande. Ruppi il suo entusiasmo squotendo lentamente la testa e fissandogli gelidamente glii occhi. Il suo sorriso si spense. "So che è difficile comprendere quello che ti sto per dire. Ma queste sono le mie ultime ore. Io sono nel mezzo tra la vita e la morte. E adesso sono qui per dirti addio." Sussurrai scandendo le parole. Lui mi abbracciò piangendo. Lo capii in tutti gli effetti. Piangemmo insieme abbracciati nella penombra della sua stanza. Aveva capito al volo, non aveva cercato di darsi una spiegazione alle mie parole. Mi aveva solo teneramente abbracciata. Restammo uno accanto all'altro fino a pochi secondi all'alba. Quando vidi le sfumature del rosa nel cielo mi alzai di scatto. Lui mi imitò. Lo guardai intensamente. "Addio..." dissi sottovoce. Avevamo entrambi il viso umido. Mi diede un bacio. Le nostre labbra s'incontrarono a pochi istanti prima che il sole fosse sorto. Poi mi dissolsi piano piano tra le sue braccia. Scomparsi e lui si accovacciò a terra piangendo. Avevo esaurito il tempo. Il mio cuore si era spento nell'ombra della vita. Prima di scomparire versai l'ultima lacrima sulle sue braccia e fu l'unica cosa che rimase di me in quel mondo ingiusto.
Ultimo addio dopo la morte testo di Miremel
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