Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Vi vedo scorrere
Dove andate?
Avete sacchi pesanti come i miei?
Come fate a sollevarli?
Io cado
Resto qui
Camminatemi pure addosso
Non sento il vostro peso
In aggiunta al mio
C’è stato un soffio
Mi sono ricordata la felicità
Non era ora
Non ero qui
Ero io?
Non so
Legami laceranti
Che ti uccidono lasciandoti viva
Morte piu’ della morte
Chi sono questi soldati nella mia casa
Perché mi pungono con le loro baionette?
Io non ho acceso alcuna miccia
Io dormivo
Per non combattere
Nebbia sul mare
Lo circonda tutto
La spuma sfugge
Ma si perde
Ritorna a lui
Viene presa
La vita della maturità è tutto un limite
Alla serenità
Alla spensieratezza
Alla noia
Al tempo
Alla vista
Alla carne
Al fiato
Dopo non c è più limite
Si può fare tutto
nel nulla
Vivere nell’attesa della nuova sera
Quella definitiva
Che non ha più il giorno dopo
Profumo di erba
Più voluttuoso di quello di rosa
Più basso
Sà di terra
Non si eleva
È vero
Pungimi amico
Uscirà fiele
L’hai voluto tu
Potevi non farlo
Mi volevi bene?
Voglio quantificare
Voglio vivere di poesia
Voglio comprare il pane
Di poesia
Sarà più buono
Saprà di me
Cerco luoghi per essere felice
Come se fossero vivi
Come se respirassero amore
E io con loro
Basterà se io non respiro più?
Scrivo a me stessa come fossi altro
cercando il momento opportuno per non turbarmi
ma non mi trovo più
ho scritto troppo
si è stufata di ascoltare
ora è altrove
La carne
si duplica si triplica
ma l’anima sfugge a questi biechi calcoli
è una sola
non può andare altrove
è intrappolata
nel corpo gravido
Se anche fossi riuscita a far germogliare un seme
che ha condito il vostro pasto
sono soddisfatta
se mi avete mangiato
Giallo
rosso
liquido
entri dentro il mio sangue
esci dai miei occhi
in nebbia piacevole
non vedo più niente
Ma chi credi di essere?
Vuoi dare un contributo?
Non riesci ad aiutare neanche te stessa
se sei qui a scrivere
mentre fuori
combattono e muoiono
Tu vuoi salvare la pelle scrivendo
povera idiota
A chi venderai il tuo spirito?
Al vincitore?
Ti voleva in battaglia
Ai vinti?
Sì a loro
Correttrice di bozze
Di poesia
Di anima
Di corpi molli
Cade una ciglia dall’occhio buio
non fa rumore
non serve
è vanità truccata
Ho vissuto la vita degli altri in preda ai fumi dell’alcol
per la mia che andava in frantumi
l’ho raccolta e ne ho fatto poesia
l’ho riletta tra i fumi della vita
era diversa
ma non molto
a dispetto di me
che ero altrove tra i cocci
La poesia è stata l’unica cosa che ha unito me e mia madre
un’enciclopedia pesante
come la distanza tra noi
no
come la nostra vicinanza
Che ha rotto il ponte sul fiume
disgraziatamente era l’unico passaggio tra i cuori
Ho rubato?
no
ma volevo tutto ora
E’ rubare?
Forse si
Al tempo
non a te mamma
Non posso farli leggere a loro
Non capirebbero
Tra le righe non troverebbero
Gesti comuni alla loro vita
Che non è mai stata la mia
Io ero dietro prima
Da mamma e papà
Non me ne ero mai andata da lì
Avevo giocato
Vi avevo convinti
Di essere pronta
No
Ero rimasta ai nastri di partenza
La vita era partita
Io no
Luna rossa
Si alza
Poi mi distraggo
È bianca
Non segue i miei pensieri
Mi domina
Le sono indifferente
Non scrivo d’amore
Di carne sì
Di fuoco sì
Di tempo sì
Di dolore sì
Di noia sì
Sono sola
Non mi piace la compagnia
Di voci
Di volti
Di corpi
Le mie lacrime le scento scendere
Mi basta
Quando non le sentirò più
Vi verrò a chiamare
A
T
T
E
S
.
È scaduto il tempo
La lingua scivola
Si ferma per dire no
Sibila per dire soffro
le labbra si toccano per dire bacio
soffiano per dire forse
i denti si piantano nella carne per dire vai via
Bisognerebbe prestare attenzione alla pronuncia
Venuto alla vita
Strappato dalla mia vita
Vissuto attraverso la mia vita
Che contributo ho dato?
La mia vita
Se è stata breve me ne scuso
Cime innevate
pastose
solenni
sfidanti
Coperte di sogni e di guerre
che svelate al primo sole
Cede la carne
Ogni brandello di pelle è un momento di vita
Se lo riattacco tornerà?
Ho rubato una sedia a rotelle
Per la mia triste anima zoppa
Ho rubato ad uno storpio
Che sorrideva
Escono tutti male dal mio libro
Non venderò una copia
Non essere citati è un bene
Significa non aver contato nulla
Ma chi conta è carnefice
Venderò a chi conta
Venderò a chi ha pensato di contare
Sarà sollevato
Una giornata bella
Il sole entra e illumina l’involucro spento
Ti senti bene
No
E’ che voglio andarmene in una giornata di sole
Il puttaniere si è legato al totem di moralità
Poi se n’è andato
Non si è accorto che il corpo era uno
Dovrà fare a turno
Per parlare
Per pensare
Per soffrire
Per amare
Per gioire
Per morire no
Sono d’accordo
Affondo
Affondo
Affondo
Sali
Sali
Sali
Ali
Una doppia sbagliata
Un congiuntivo
Correggo la prosa
La poesia no
Quella è la vita
Gramigna era il mio nome da bambina
Come l’erba cattiva che si attacca e cresce
E soffoca la vita
Mi attaccavo
Crescevo
volevo soffocare
Supremazia bianca di ossa
patriarcato di omero
schiavitù di fianchi
servitù di lingua
Giocare da anni con carte truccate
su un tavolo verde a tre piedi
e rilanciare bluffando
La mano scrive senza penna
Vorace di parole
Impietosa non aspetta il pensiero
Lo precede sciocca
La penna ti trafigge
il sangue misto ad inchiostro
la vita confusa con il racconto
le parole fanno meno morti di una penna
Voglio ascoltare le parole d’amore
di un neonato
di un cane
di una pianta
non più voci suadenti di sirene.
Riflesso di specchio che non sono io
come faccio a guardarmi dentro?
E voi che vedete di me?
Occhiali per l ‘anima ne avete?
Non metto più a fuoco il futuro
vedo solo da vicino
il momento
Caverna
lunga
umida
doloroso cunicolo
per arrivare alla vita bisogna soffrire in due
Passeggio serena
Una buca sulla strada
Ci entro con tutta me stessa
Il tempo
dell’amore mancato
del dolore vissuto
ritorna
e trova una nuova vita
ad aspettarlo.
Amore mio di gioventù
se ti avessi incontrato oggi
Di chi sarebbero gli occhi dei miei figli?
Sono arrivata sempre tardi al momento giusto
Immergersi nella piscina del dolore
Uscirne grondanti
La pioggia scivola sull’anima già bagnata
Si alza il vento che asciuga ogni goccia
Si è pronti ad andare
E se neanche dopo ci fosse pace?
Perchè avrei aspettato tutti questi anni
vivendo?
Non reggo l’intensità del piacere
Devo aggrapparmi al dolore per domarlo
Vivere soffrendo
Morire godendo
La felicità non può essere un gioco a somma zero.
Mi sento figlia di mio padre
e di mia figlia
nello stesso momento
Comincerò a fumare
Per disperdere in volute i miei pensieri.
Le mie orecchie non sono sorde
Gli occhi non sono chiusi
Sento il puzzo dell’ingiustizia
Non voglio avere rispetto per le idee altrui
Qualunque esse siano
La tempestività è virtù
Ora è il momento di parlare
Sopra la voce degli altri
Interrompendo
Avere le prove può essere tardi
Vorrei godere dell’attimo
che vedo in lontananza
arrivare
leggero
colorato
Profumo di infanzia
Il vento lo disperde
Gelo dell’anima
Persa ad aspettare
Pullulare è l’incanto
Come le lucciole a giugno
La felicità mi trafigge
Il piacere mi isola
Il dolore mi partecipa dell’umanità
Chiamami con il mio nome
netturbina dell’amore
E dopo che
la pressione è schizzata
gli occhi arrossati
la voce è roca
hai inveito contro il mondo
fermo e basito
per la tua reazione
ti accorgi che tu eri ferma
e tutto continuava a girare
tranquillamente
Ti abbandoni alla corrente
Nella mia città da ogni casa si vede il mare
In ognuna entra il sole
anche in quelle nascoste tra i palazzi
In ognuna entra la pioggia sebbene ci sia il tetto
Nella mia città ogni guerra si combatte in casa
Ogni decisione viene presa in casa
Ci si sposa in casa
Nella mia città i figli crescono in casa e in casa vanno a scuola
I profumi di ogni casa si confondono
e sono tutti uguali
Nella mia città la casa è la strada
Aspetta a pubblicare le mie poesie
Ne ho in mente una nuova
e poi un’altra
e un’altra ancora
Aspetta a pubblicare le mie poesie quando sarò serena
E non me ne verrà più in mente nessuna
E se ne trovi dopo che sarò morta
non pubblicarle
Non potrai sapere se sono serena
Boccioli avvinghiati ai rami secchi
Innesti di nuova vita
Odio la primavera
il suo perenne rinnovamento
Chirurgia estetica della natura
Di fronte a me immersa in un perenne inverno
In ogni fase della mia vita
c’è stata una famiglia
vera o immaginaria
un amico del cuore
vero o immaginario
un fidanzato
vero o immaginario
un figlio
vero o immaginario
Ora ci sono solo io.
Vera o immaginaria?
Se anche fossi stata cieca
avrei voluto sentire
un solo odore di famiglia
una sola voce all’unisono doveva indicarmi la via
il battito del mio cuore in una sola casa doveva risuonare
E invece ho visto
la casa crollare
Ho sentito
le lingue intrecciarsi
il mio cuore dividersi in due
La via non era più segnata
Quando mio padre è andato via.
Amare chi ci ama è cosa facile
Si risponde con ciò che si riceve
Amare chi non ci ama
dare fondo all’amore custodito
esaurirlo
fino a non averne più per se’
E’ sacrilego.
Una nicchia
Uno spazio angusto per il mio ego
da ricondurre a me domato
dal suo continuo girovagare
di cuore in cuore
Cosa altro per indurvi a pietà
Il mio sguardo mesto
Le mie occhiaie
I continui sospiri
Non chiedono amore
Ma compassione
Vera potenza
Mi sveglio ogni mattina
e trovo una poesia ad aspettarmi
trepidante
in attesa di prendere forma
Prima del caffè
Prima ancora che i pensieri si sciolgano
dall’intreccio con i sogni.
Oggi ho tardato
È arrivata prima la vita
Prima che riuscissi a sublimarla
Mi ha investito con la sua mediocrità
Trascino le mie ossa stanche come una tartaruga
Spugna di pensieri altrui
Carapace di sogni
Custodia parziale della mia anima
Non provo amore né odio
per non coltivare il mio orticello
Piango per una foresta che brucia e per i bambini sotto le bombe
Raccolgo formiche schiacciate e cani abbandonati
Sorrido alle nuvole e alle onde
Provo un dispiacere profondo per le sofferenze
di persone mai conosciute
Gioisco per le lucciole che ritornano ogni anno
Vivo di emozioni non di sentimenti
Fugaci, effimere
dalle interminabili connessioni.
Vita odorosa di narciso
che non vuole essere rosa
si piega al sole e alla pioggia
che lo tengono in vita
senza ambizione oltre la primavera.
E tu che non vuoi essere niente
che non guardi oltre la tua stagione
senza alcun fine che rimanere vivo
tu Narciso
figlio mio
sarai felice?
Sereno commiato
di chi ha compiuto la propria vita
La morte ti ha preso gentile
perchè gentile sei stato con la vita
Profumo di citronella accompagnerà te
e chi resta.