Custodia parziale della mia anima

scritto da Disera
Scritto Ieri • Pubblicato 13 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Autore del testo Disera

Testo: Custodia parziale della mia anima
di Disera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi vedo scorrere

Dove andate?

Avete sacchi pesanti come i miei?

Come fate a sollevarli?

Io cado

Resto qui

Camminatemi pure addosso

Non sento il vostro peso

In aggiunta al mio

 

C’è stato un soffio

Mi sono ricordata la felicità

Non era ora

Non ero qui

Ero io?

Non so

 

Legami laceranti

Che ti uccidono lasciandoti viva

Morte piu’ della morte

 

Chi sono questi soldati nella mia casa

Perché mi pungono con le loro baionette?

Io non ho acceso alcuna miccia

Io dormivo

Per non combattere

 

Nebbia sul mare

Lo circonda tutto

La spuma sfugge

Ma si perde

Ritorna a lui

Viene presa

 

La vita della maturità è tutto un limite

Alla serenità

Alla spensieratezza

Alla noia

Al tempo

Alla vista

Alla carne

Al fiato

Dopo non c è più limite

Si può fare tutto

nel nulla

 

Vivere nell’attesa della nuova sera

Quella definitiva

Che non ha più il giorno dopo

 

Profumo di erba

Più voluttuoso di quello di rosa

Più basso

Sà di terra

Non si eleva

È vero

 

Pungimi amico

Uscirà fiele

L’hai voluto tu

Potevi non farlo

Mi volevi bene?

 

Voglio quantificare

Voglio vivere di poesia

Voglio comprare il pane

Di poesia

Sarà più buono

Saprà di me

 

 

Cerco luoghi per essere felice

Come se fossero vivi

Come se respirassero amore

E io con loro

Basterà se io non respiro più?

 

 

Scrivo a me stessa come fossi altro

cercando il momento opportuno per non turbarmi

ma non mi trovo più

ho scritto troppo

si è stufata di ascoltare

ora è altrove

 

 

La carne

si duplica si triplica

ma l’anima sfugge a questi biechi calcoli

è una sola

non può andare altrove

è intrappolata

nel corpo gravido

 

 

Se anche fossi riuscita a far germogliare un seme

che ha condito il vostro pasto

sono soddisfatta

se mi avete mangiato

 

 

Giallo

rosso

liquido

entri dentro il mio sangue

esci dai miei occhi

in nebbia piacevole

non vedo più niente

 

 

Ma chi credi di essere?

Vuoi dare un contributo?

Non riesci ad aiutare neanche te stessa

se sei qui a scrivere

mentre fuori

combattono e muoiono

Tu vuoi salvare la pelle scrivendo

povera idiota

A chi venderai il tuo spirito?

Al vincitore?

Ti voleva in battaglia

Ai vinti?

Sì a loro

 

 

Correttrice di bozze

Di poesia

Di anima

Di corpi molli

 

 

 

Cade una ciglia dall’occhio buio

non fa rumore

non serve

è vanità truccata

 

 

 

Ho vissuto la vita degli altri in preda ai fumi dell’alcol

per la mia che andava in frantumi

l’ho raccolta e ne ho fatto poesia

l’ho riletta tra i fumi della vita

era diversa

ma non molto

a dispetto di me

che ero altrove tra i cocci

 

 

 

La poesia è stata l’unica cosa che ha unito me e mia madre

un’enciclopedia pesante

come la distanza tra noi

no

come la nostra vicinanza

Che ha rotto il ponte sul fiume

disgraziatamente era l’unico passaggio tra i cuori

 

Ho rubato?

no

ma volevo tutto ora

E’ rubare?

Forse si

Al tempo

non a te mamma

 

 

Non posso farli leggere a loro

Non capirebbero

Tra le righe non troverebbero

Gesti comuni alla loro vita

Che non è mai stata la mia

Io ero dietro prima

Da mamma e papà

Non me ne ero mai andata da lì

Avevo giocato

Vi avevo convinti

Di essere pronta

No

Ero rimasta ai nastri di partenza

La vita era partita

Io no


Luna rossa

Si alza

Poi mi distraggo

È bianca

Non segue i miei pensieri

Mi domina

Le sono indifferente

 

 

 

Non scrivo d’amore

Di carne sì

Di fuoco sì

Di tempo sì

Di dolore sì

Di noia sì

 

 

Sono sola

Non mi piace la compagnia

Di voci

Di volti

Di corpi

Le mie lacrime le scento scendere

Mi basta

Quando non le sentirò più

Vi verrò a chiamare

 

 

A

T

T

E

S

 .

È scaduto il tempo


 La lingua scivola

Si ferma per dire no

Sibila per dire soffro

le labbra si toccano per dire bacio

soffiano per dire forse

i denti si piantano nella carne per dire vai via

Bisognerebbe prestare attenzione alla pronuncia

 

Venuto alla vita

Strappato dalla mia vita

Vissuto attraverso la mia vita

Che contributo ho dato?

La mia vita

Se è stata breve me ne scuso

 

 

Cime innevate

pastose

solenni

sfidanti

Coperte di sogni e di guerre

che svelate al primo sole

 

 

Cede la carne

Ogni brandello di pelle è un momento di vita

Se lo riattacco tornerà?

 

 

Ho rubato una sedia a rotelle

Per la mia triste anima zoppa

Ho rubato ad uno storpio

Che sorrideva

 

 

Escono tutti male dal mio libro

Non venderò una copia

Non essere citati è un bene

Significa non aver contato nulla

Ma chi conta è carnefice

Venderò a chi conta

Venderò a chi ha pensato di contare

Sarà sollevato

 

Una giornata bella

Il sole entra e illumina l’involucro spento

Ti senti bene

No

E’ che voglio andarmene in una giornata di sole

 

Il puttaniere si è legato al totem di moralità

Poi se n’è andato

Non si è accorto che il corpo era uno

Dovrà fare a turno

Per parlare

Per pensare

Per soffrire

Per amare

Per gioire

Per morire no

Sono d’accordo

 

 

Affondo

Affondo

Affondo

Sali

Sali

Sali

Ali

 

Una doppia sbagliata

Un congiuntivo

Correggo la prosa

La poesia no

Quella è la vita

 

Gramigna era il mio nome da bambina

Come l’erba cattiva che si attacca e cresce

E soffoca la vita

Mi attaccavo

Crescevo

volevo soffocare

 

Supremazia bianca di ossa

patriarcato di omero

schiavitù di fianchi

servitù di lingua

 

Giocare da anni con carte truccate

su un tavolo verde a tre piedi

e rilanciare bluffando

 

 

 

La mano scrive senza penna

Vorace di parole

Impietosa non aspetta il pensiero

Lo precede sciocca

La penna ti trafigge

il sangue misto ad inchiostro

la vita confusa con il racconto

le parole fanno meno morti di una penna

 

Voglio ascoltare le parole d’amore

di un neonato

di un cane

di una pianta

non più voci suadenti di sirene.

 

Riflesso di specchio che non sono io

come faccio a guardarmi dentro?

 E voi che vedete di me?

Occhiali per l ‘anima ne avete?

Non metto più a fuoco il futuro

vedo solo da vicino

il momento

 

Caverna

lunga

umida

doloroso cunicolo

per arrivare alla vita bisogna soffrire in due

 

 

Passeggio serena

Una buca sulla strada

Ci entro con tutta me stessa

 

Il tempo

dell’amore mancato

del dolore vissuto

ritorna

e trova una nuova vita

ad aspettarlo.

Amore mio di gioventù

se ti avessi incontrato oggi

Di chi sarebbero gli occhi dei miei figli?

Sono arrivata sempre tardi al momento giusto

 

Immergersi nella piscina del dolore

Uscirne grondanti

La pioggia scivola sull’anima già bagnata

Si alza il vento che asciuga ogni goccia

Si è pronti ad andare

 

 

E se neanche dopo ci fosse pace?

Perchè avrei aspettato tutti questi anni

vivendo?

 

Non reggo l’intensità del piacere

Devo aggrapparmi al dolore per domarlo

Vivere soffrendo

Morire godendo

La felicità non può essere un gioco a somma zero.

 

 

Mi sento figlia di mio padre

e di mia figlia

nello stesso momento

 

Comincerò a fumare

Per disperdere in volute i miei pensieri.

 

Le mie orecchie non sono sorde

Gli occhi non sono chiusi

Sento il puzzo dell’ingiustizia

Non voglio avere rispetto per le idee altrui

Qualunque esse siano

La tempestività è virtù

Ora è il momento di parlare

Sopra la voce degli altri

Interrompendo

Avere le prove può essere tardi

 

Vorrei godere dell’attimo

che vedo in lontananza

arrivare

leggero

colorato

Profumo di infanzia

Il vento lo disperde

Gelo dell’anima

Persa ad aspettare

 

 

Pullulare è l’incanto

Come le lucciole a giugno

 

La felicità mi trafigge

Il piacere mi isola

Il dolore mi partecipa dell’umanità

Chiamami con il mio nome

netturbina dell’amore

 

E dopo che

la pressione è schizzata

gli occhi arrossati

la voce è roca

hai inveito contro il mondo

fermo e basito

per la tua reazione

ti accorgi che tu eri ferma

e tutto continuava a girare

tranquillamente

Ti abbandoni alla corrente

 

 

Nella mia città da ogni casa si vede il mare

In ognuna entra il sole

anche in quelle nascoste tra i palazzi

In ognuna entra la pioggia sebbene ci sia il tetto

Nella mia città ogni guerra si combatte in casa

Ogni decisione viene presa in casa

Ci si sposa in casa

Nella mia città i figli crescono in casa e in casa vanno a scuola

I profumi di ogni casa si confondono

 e sono tutti uguali

Nella mia città la casa è la strada

 

 

 

Aspetta a pubblicare le mie poesie

Ne ho in mente una nuova

e poi un’altra

e un’altra ancora

Aspetta a pubblicare le mie poesie quando sarò serena

E non me ne verrà più in mente nessuna

E se ne trovi dopo che sarò morta

non pubblicarle

Non potrai sapere se sono serena

 


Boccioli avvinghiati ai rami secchi

Innesti di nuova vita

Odio la primavera

il suo perenne rinnovamento

Chirurgia estetica della natura

Di fronte a me immersa in un perenne inverno

 

In ogni fase della mia vita

c’è stata una famiglia

vera o immaginaria

un amico del cuore

  vero o immaginario

un fidanzato

vero o immaginario

un figlio

vero o immaginario

Ora ci sono solo io.

Vera o immaginaria?


Se anche fossi stata cieca

avrei voluto sentire

un solo odore di famiglia

una sola voce all’unisono doveva indicarmi la via

il battito del mio cuore in una sola casa doveva risuonare

E invece ho visto

la casa crollare

Ho sentito

le lingue intrecciarsi

il mio cuore dividersi in due

La via non era più segnata

Quando mio padre è andato via.

 

 

 

Amare chi ci ama è cosa facile

Si risponde con ciò che si riceve

Amare chi non ci ama

dare fondo all’amore custodito

esaurirlo

fino a non averne più per se’

E’ sacrilego.

 

Una nicchia

Uno spazio angusto per il mio ego

da ricondurre a me domato

dal suo continuo girovagare

di cuore in cuore

 

Cosa altro per indurvi a pietà

Il mio sguardo mesto

Le mie occhiaie

I continui sospiri

Non chiedono amore

Ma compassione

Vera potenza

 

Mi sveglio ogni mattina

e trovo una poesia ad aspettarmi

trepidante

in attesa di prendere forma

Prima del caffè

Prima ancora che i pensieri si sciolgano

dall’intreccio con i sogni.

Oggi ho tardato

È arrivata prima la vita

Prima che riuscissi a sublimarla

Mi ha investito con la sua mediocrità

 

Trascino le mie ossa stanche come una tartaruga

Spugna di pensieri altrui

Carapace di sogni

Custodia parziale della mia anima

 

 

Non provo amore né odio

per non coltivare il mio orticello

Piango per una foresta che brucia e per i bambini sotto le bombe

Raccolgo formiche schiacciate e cani abbandonati

Sorrido alle nuvole e alle onde

Provo un dispiacere profondo per le sofferenze

di persone mai conosciute

Gioisco per le lucciole che ritornano ogni anno

Vivo di emozioni non di sentimenti

Fugaci, effimere

dalle interminabili connessioni.

 

Vita odorosa di narciso

che non vuole essere rosa

si piega al sole e alla pioggia

che lo tengono in vita

senza ambizione oltre la primavera.

E tu che non vuoi essere niente

che non guardi oltre la tua stagione

senza alcun fine che rimanere vivo

tu Narciso

figlio mio

sarai felice?

 

Sereno commiato

di chi ha compiuto la propria vita

La morte ti ha preso gentile

perchè gentile sei stato con la vita

Profumo di  citronella accompagnerà te

e chi resta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Custodia parziale della mia anima testo di Disera
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