STORIA DI GENESI

scritto da Genesi
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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rivisto e corretto, ecco la storia a cui tengo di più...amatela anche voi
- Nota dell'autore Genesi

Testo: STORIA DI GENESI
di Genesi


E' una storia come tante di una persona come non ce ne sono al mondo.
Tutto é iniziato dopo la fine, al principio.
Sarà difficile spiegare bene le cose, e ancor di più capirle.Non riesco a capacitarmente io che le ho vissute, e spero che scrivendole qua io riesca a vedere i fatti più chiaramente.
Dunque,é successo questa estate.
Un’estate troppo calda per essere vera, troppo triste e monotona.
Stavo seduta su un muretto sul precipizio che dava sulla spiaggia, e mentre guardavo il mare provai l’irrefrenabile tentazione di sporgermi e di abbandonare tutto in un soffio, scomparendo dalla mia terra e non lasciando tracce.
I miei capelli erano mossi dal vento che non c'era, e il caldo mi soffocava nella sua stretta morsa, il cuore mi batteva fortissimo, e sentivo il suo rumore come se urlasse nel mio orecchio parole inconfessabili...
Tante volte avevo avuto la voglia di mettere fine a tutte le delusioni, ma mai avevo avuto il coraggio di andare fino in fondo..anche sporgermi pericolosamente su un precipizo,dunque, era cosa di tutti i giorni, ci ero abituata, come ero abituata alla gente che puntava gli occhi su di me e per paura distoglieva velocemente il suo sguardo.
Ero sempre tornata viva a casa, eppure quella volta tornai rinata, sotto gli occhi inconsapevoli dei miei familiari che mandavano la loro vita avanti come sempre.
E,come dicevo prima, mi sporsi e caddi.
In tutti i film le persone che sono quasi morte dicono "mi sono visto passare la vita davanti" e fu davvero utile costatare che, a me, davanti gli occhi non mi era passato nulla.Lì per lì non mi chiesi come mai, alcune cose te le immagini totalmente diverse da quelle che poi sono.
Di fatti,tralasciando un gabbiano che volava alto libero nel cielo, avevo visto solo buio.
Caddi al suolo sbattendo la testa.Ricordo ancora il tonfo del cranio sfracellato, e poi i miei occhi puntati su un’enorme pozza di sangue accanto a me, ancora fresca.
Tremante mi toccai la nuca e fui sollevata quando mi resi conto che non avevo nemmeno una ferita.Mi stupii, i miei occhi mi mostravano ben altre cose.
Allora di chi era quel sangue?Rimase un mistero.
Uscii con fatica dal burrone, e, confusa e pensierosa tornai a casa.
Come avevo fatto a salvararmi?Avevo fatto un volo di metri e metri, eppure il mio corpo non presentava né fratture né graffii, ed ero sconcertata da questo fatto.Chi mi avrebbe mai creduto?Forse avevo la pelle dura?
Ma che stavo didendo, cosa stavo insinuando?!
Per levarmi il dubbio toccai con mano il gambo della rosa rossa preferita da mia madre, e quando mi accorsi che mi ero punta entrai davvero i crisi, ma preferii non pensare a tutto quel che mi era capitato con così tanta velocità, a quello che ero venuto e che se ne era andato senza darmi tempo per capire...
E' buffo raccontarlo qua su un computer, ma voi dovete credermi, tutto quello che vi ho raccontato l'ho vissuto davvero.E sarete sorpresi quanto lo fui io quel giorno quando continuerete a leggere della mia Genesi, anche se, in questo caso, é un uomo.
Prenderete a schiaffi il computer, o, se volete, a martellate, e continuerete a non capire il senso di questa storia, della mia storia
Forse perché non ne ha, forse perché é qualcosa di talmente scontato da risultare invisibile agli occhi dei vostri geni.
Comunque, arrivai a casa senza dire nulla.
Di certo non mi avrebbero creduto e mi avrebbero preso per matta, e datemi retta, che sono matta l’ho sentito fin troppe volte senza che se ne aggiungessero altre.
Avrebbero pensato che mi ero drogata o che avevo bevuto, come é solito pensare nei confronti della mia generazione.Notando che avevo tracce di povere dappertutto andai in bagno per lavarmi.
Posai sul termosifone i vestiti che avrei indossato successivamente,come una brava bambina ordinata, cosa che non sono assolutamente, e mi misi ad osservare il mio volto.
Ero abbronzata, quasi da andarne fiera.D'inverno in città potevo vantare di una bianca e immacolata pelle color latte, che sembrava di marmo, ma di certo non mi faceva onore d'estate quando dovevo sfoggiare il mio costume nuovo...
Sfiorai le mie labbra e mi girai per prendere un idratante per il viso, che avrei messo dopo averlo accuratamente lavato, quando notai qualcosa sul lato detro del collo.
Avevo una voglia.
Inizialmente pensai a della terra, e così strofinai per molto con acqua e sapone, ma alla fine rinunciai e decisi di osservarla bene.La forma era distinta, era di certo una foglia.Fortunatamente la voglia era abbastanza piccola da poterla nascondere con i capelli e così, dopo essermi lavata e vestita, decisi di girovagare nelle parti più oscure del giardino che possedevo per riflettere su tutto quello che mi era accaduto.
Ora, non voglio essere blasfema, o dire cose di cui potri pentirmi, ma sono sicura che conobbi un angelo.
O almeno vidi un angelo, un angelo fantastico.Un angelo che amo ancora oggi.
Era seduto sulla mia amaca strettamente personale, che ascoltava la mia musica dal mio lettore cd.Non aspettatevi da questa storia grossi colpi di scena, non dovete dare troppo spazio allaf antasia mentre leggete, perché non c'entrerebbe nulla con l'armonia che sto duramente cercando di conquistare.
Comunque era un ragazzo fantastico.Capelli neri, occhi neri,alto, robusto.Fin da fuori si vedeva che era buono come il pane, se non di più.
La scena era bellissima, l'amaca, che avevo disposto con tanta cura, era in una zona piena di bellissimi salici e di fiori appena sbocciati, quasi a festeggiare quell’incontro fortunato.
Genesi si voltò verso di me e mi abbacciò.
Rise.
-Ti aspettavo scema!-ecco la su voce, spiccare come una presa in giro sulla mia precaria condizione di confusione.
-Gianfrancesco,io....-era il mio amico d'infanzia, che mi cercava fin da giorni addietro a cui io non avevo mai dato grossa importanza.
Ora eravamo noi due, soli.
Continuavo a fissarlo dritto negli occhi e ad adorare ogni suo gesto.A sentire il suo odore, ad immaginare il suo sapore....
Parlammo per ore, e lui riuscì a farmi sentire a mio agio in poco tempo.Mi raccontò quello che gli era successo verso le sei del pomeriggio, la stessa ora in cui io, probabilmente, ero caduta nel precipizio.
Sie ra addormentato di colpo e aveva sognato che qualcuno gli aveva dato il potere di far riniziare le vite delle prossime vittime che non meritavano di vivere, a causa dei propri errori, e lui, con un timbro a forma di foglia sempreverde aveva salvato un’anima persa.Rise ancora e mi disse che si sentiva davvero un idiota, poiché quel sogno era davvero assurdo.
Ma allora io non meritavo di vivere?
Mi sentiii fortunata
Decisi di non raccontargli nulla del precipizio e della voglia, e continuai a narrargli vicende dettate dalla mia fantasia, finché la realtà mi tirò a se violentemente.
Gianfrancesco mi attirò a se e mi abbracciò.
Sentivo il suo cuore battere sul mio petto, sentivo le sue emozioni, sentivo che forse mi amava.
La sera, quando ci incontravamo sul prato tutto girava intorno a me, intorno a lui....
Innocentemente facevamo passare il tempo, senza mai consumare il nostro amore, che ormai era diventato visibile ad occhio nudo.
Mi sentivo rinata: era come se tutti i miei problemi fossero stati cancellati per non ricomparire più.
Quella sera, al chiaro di luna, lui si avvicinò e mi baciò.Mi sfiorò delicatamente, sapendo che sarebbe stata l'ultima serata che avremmo passato insieme fino all'anno seguente....
Vidi il terrore sul suo volto quando scostandomi i capelli baciò un lato del collo che gli aveva permesso di vedere la voglia.
Piansi e gli raccontai tutto.
Gli dissi che mi aveva salvato, che lo amavo, che senza di lui non potevo vivere, gli dissi che lui era la mia Genesi....
Non disse nulla quella sera, e se non l'avessi baciato, probabilmente, sarebbe restato per terra a guardare il cielo....mano nella mano con me
Ecco, ora che vi ho raccontato Genesi voglio anche mettervi al corrente del fatto che da quel giorno non l'ho più visto né sentito, ma che so che quando l'estate verrà io e lui saremmo di nuovo una cosa sola....
La voglia é rimasta sul mio collo, e mia madre l'ha giustificata dicendo che era solamente una macchia di sole.
Ho trovato la fede ed ho pregato Dio ogni santo giorno, perché é lui che mi ha fatto salvare da Genesi....
Amo ancora quel ragazzo e non credo che dimenticherò mai cosa ha fatto per me in quella lunghissima settimana, e mi é sembrato giusto fargli un tributo, chiamandomi Genesi.......
Non so se questa storia vera nella sua irrealtà vi é piaciuta, o se non vi ha trasmesso nessuna emozione o sentimento....ma io dovevo scriverla, dovevo liberarmi di questo peso che tengo da tempo nascosto preziosamente nel mio cuore, nei miei ricordi....

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