L’altro giorno, mio figlio Lelluccio mi chiamò da parte e mi disse : “Papà, te vulesse parlà..assettammoce n’attimo!”. Per un momento devo ammettere che mi preoccupai un pò. Di solito i figli ci chiamano in disparte quando ci sono cose serie da discutere;in altre occasioni non si preoccupano di farsi tanti tabú. Come quando per esempio un giorno, mentre ero sul bello di vendere un bel cocomero alla signora Caccavallo ( che tra l’altro ha delle gambe che fanno morire), Lelluccio mi gridò senza pudore: “ papà, mo u’ssaccio a chi piense cuann stai chiuso indu’ cess pe’ tre ore!!!”. Potete immaginarvi l’imbarazzo che provai al sentire quella sì certa verità che comunque avrei preferito mantenere chiusa ermeticamente nella mia mente. La sig. Caccavallo, anche lei vedova, perdonò quell’ improvvisa esplosione di rivelazioni e se ne andò in rassegnato silenzio portandosi via quel cocomero, testimone vegetale, tra i tanti altri, di quell’evento piccante.
“Assettete vicino a mme,..taggia dice na’ cosa”, continuò serio Lelluccio. Ci sedemmo sulle sedie di legno e vimine nere che la sua bisnonna aveva tramandato alla famiglia con la speranza che generazioni di natiche ne facessero comoda fonte di riposo e riflessione. “Allora, figlio mio..dimmi che succede.”, dissi con preoccupata curiosità. “Papà, tu sai che io di guagliuncelle ne ho avute tante..bionde, brune..anche una chi capille russe..me n’aggia visto bene.”. Al dir ciò il suo viso si riempì di una luce che solo la memoria di un ragazzo che ha vissuto varie avventure sentimentali e sessuali può accendere. Lo guardai e nel suo viso lessi la riflessione del mio..di quando anche io da ragazzo avevo vissuto le mie infatuazioni ed avventure amorose..tutte prima di incontrare Concetta, sua madre. “ Papariello..mo’ penso che mi sono innamorato..Lei..Lei si chiama Giovanna…ed è la figlia di Giacchino..il tuo vecchio compagno di scuola.” Non risposi, lasciandolo così continuare il discorso.
“ Papà, mo’ tu penserai : ‘figlio mio, e che c’entro io con la tua storia?’. Beh, papà, ti ci voglio far entrare nella mia storia. Ho bisogno di un consiglio..e grande pure.
Domani ho intenzioni serie di andare a comprare un anello di fidanzamento e di chiederle di fidanzarci ufficialmente. Però, prima di fare tutto sto’ passo voglio
farti una domanda…ma nu mmie’ sfotte..rispondimi seriamente che ho bisogno di serietà ora”.
Raramente avevo visto mio figlio così serio. Dalla morte della madre aveva imparato a non prendere tutto ponderatamente. Aveva sviluppato come una sua filosofia personale secondo la quale quanto piú si prende la vita seriamente piú si corre il rischio di soffrire..di venir colpiti dalle tristi inevitabilità della nostra esistenza. Vederlo così pensieroso mi fece render conto che anche quella sua fase filosofica si era avvicinata ormai ad una fine..che la sua vita da adulto cominciava così..con quel discorso tra padre e figlio.
“Papà..io sono innamorato di Giovanna..di questo ne sono sicuro. Ma ho un dubbio..anzi un dilemma. Non so se posso fare un passo così grande se non chiarisco questo dubbio..ed ho bisogno del tuo consiglio”. Lo guardai negli occhi cercando di fargli capire che ero lì ad ascoltarlo e ad aiutarlo in tutti i modi possibili; lo incitai a continuare.
“Per la prima volta ho paura. Ho paura di prendere questo passo perchè non so quali potrebbero esserne le conseguenze. Ho paura perchè non so se essere innamorati sia abbastanza; perchè non so cosa sia amare una donna e non so neppure se quello che provo ora per Giovanna sia uguale all’amore…al vero amore! Papà, tu mi devi dire cos’è l’amore per te…tu hai vissuto con mamma per tanti anni..dovrai saperlo ora.”.
“Che domanda!”, pensai tra me e me. Concetta l’avevo persa tanti anni prima..Lelluccio aveva dieci anni allora. Si…l’avevo amata..c’eravamo amati..ma descrivere quel sentimento in così poche parole ora sembrava quasi impossibile. Comunque feci mente pulita e cominciai a parlare.
“Lellu’..figlio mio, ascoltami e fallo bene perchè Paganini non ripete.”, dissi sorridendo ma con aria convincente. “ Quando proposi a tua madre di fidanzarci e poi di sposarci anche io come te non avevo la minima idea di cosa la parola amore significasse. Sapevo di essere innamorato, questo è vero. Quando la vedevo il mio cuore batteva a cento all’ora e se non la vedevo non riuscivo a darmi pace. E quando ci toccavamo…beh…quella era la fine del mondo e l’inizio del Paradiso. Ricordo una volta al Lido. Stavamo seduti sulla riva del mare…era notte e decidemmo di consacrare quel momento con la nostra prima volta. Allora pensai che quello fosse il significato vero della parola Amore…ma, nonostante la bellezza unica di quel momento, mi resi conto solo piú tardi del fatto che per amore si intende un qualcosa di piú costante…di piú persistente..
Amore divenne per me un qualcosa che, ‘comme a vita nostra’, imparai ad imparare a poco a poco. L’amore fu quel qualcosa che ci mantenne uniti per tutti quegli anni. Fu ciò che ci insegnò a tollelare quelle abitudini che prima della convivenza non si sarebbero mai scoperte..conosciute.
Tua madre, per esempio, ha scoperto cose mie che se magari la tua Giovanna scoprisse di te ora ti manderebbe a quel paese immediatamente.
Ricordo quando di sera, prima di addormentarmi lasciavo i calzini puzzolenti sul comodino. A tua madre non piaceva questo ma non se ne fece mai una crisi; io lo sapevo e silenziosamente capivo quanto spazio la mia Concetta mi stesse concedendo per amore. Spesso poi, quando uscivo con gli amici per andare al bar a giocare a carte rientravo tardi, lasciando tua mamma ad aspettarmi con il piatto pieno ed ormai freddo sul tavolo. Al ritorno spesso la trovavo addormentata sul divano con la televisione ancora accesa e la osservavo mentre immersa nei suoi sogni; era così bella e mi sentivo così fortunato di aver un angelo come lei per compagna.
Quando nascesti tu, Lelluccio mio..fosti molto malato per alcune settimane. Mamma’ decise di non muoversi dall’ospedale per starti vicino ed io dovetti abituarmi a vivere da solo per un pò. Fu allora che mi resi conto di quanto vuota e fredda fosse la casa al ritorno dalle mie uscite serali…di quanto triste fosse non trovare la mia Concettina ad aspettarmi sul divano. Eppure sapevo che tua mamma era con te…a proteggere la nostra creatura; e questo mi rendeva sereno tanto da ritrovare la forza di sapercela fare..di saper aspettare…
Una settimana prima di morire, tua madre mi parlò di quelle sere quando rientravo tardi. Mi disse che spesso ne soffriva un pò, ma all’osservare un qualcosa di mio come le mie pantofole rotte… o magari le mie camice da stirare, mezze rattoppate alle quali ero legato ‘comme nu creature a nu ciucciotto’, ritrovava quella tenerezza, quell’emozione verso di me che le dava la forza di superare tante cose..anche quelle imperfezioni”. Lelluccio seguiva calmo e dedito, lasciandomi finire con pazienza…mi ricordava tanto sua madre quando si comportava così.
“Lellú, che devo dirti?”, conclusi sentendomi un pò malinconico. “ Innamorarsi per ora e’ normale…confermare un amore può solo succedere con il tempo e l’esperienza. Lascia che il tempo ti dia questa possibilità e nel frattempo inizia a costruire le basi..ma fallo insieme alla tua Giovanna..e da ora; una coppia funziona in due, anche se ci sono due personalità uniche e diverse a farla. Ed ora figlio mio, i pomodori, ie’ carciufelle, le banane ed i cocomeri ci aspettano;
e tu devi guadagnarti i soldi per comprare questo benedetto anello!”. Lelluccio mi guardò e sorridendomi aggiunse ;“grazie papà…si nu purtente! (sei grande papà!)”.
Un consiglio per Lelluccio testo di il fruttivendolo