LA SINDROME DI ODIPUC

scritto da ALBERTOBARINA
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: LA SINDROME DI ODIPUC
di ALBERTOBARINA






LA SINDROME DI ODIPUC

Nelle tasche dei miei pensieri
non trovo più parole d’amore,
le ho perdute per strada,
dissolte con l’incoerenza
col mito delle passioni adolescenti
che avevano serenamente devastato
tutti i miei sogni.

Avverto il disagio delle poesie d’amore,
di certe Silvie, Laure e Beatrici;
degli aforismi telegrafici di San Valentino,
baciati dai “baci perugina”
che incartano
e accendono il cuore…anche senza spina!

Non sopporto più i messaggi d’amore,
quelli dalle rime facili,
guarniti da pallide immagini che commuovono,
ghigliottinati
da antidiluviane sincopi
ed agguerrite apòcopi:
“Ogni tua lagrima
è come rugiada
sui petali di un fior”.

Cosi nei secoli dei secoli
i poeti hanno fatto fortuna,
inseguendo amori impossibili
che si struggevano alla luna.

Invece io
vivo da inguaribili decenni
la sindrome di Odipuc:
diavoletto…dal volo sgraziato e contrario,
che mi lancia i suoi anatemi sul collo,
che mi scaglia i suoi dardi scaduti
e non sfreccia una musa
a cui dedicare i miei versi…nobili decaduti.

Ho la crisi delle poesie d’amore,
di quelle che fanno girare la testa
e poi svenire signorine e signore.

Anche Dante
si è reso complice,
riservandomi un posto in prima fila
nel girone dei disamorati,
dei mezzi scrittori squinternati.
“Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”.

Non so più scrivere poesie d’amore;
rileggo le mie storie passate,
di strofe e metafore
ne ho scarabocchiate tante;
ma rimangono ricordi
un po’ stupidi ed inconcludenti,
simpaticamente ormai profani e distanti.

Vivo da inossidabili decenni
la sindrome di Odipuc:
diavoletto…dal volo arruffato e colpevole,
che sbaglia perennemente mira e bersaglio,
che mi allontana e non mi fa innamorare
e non scocca l’occasione di una musa
a cui potermi nuovamente ispirare.

















LA SINDROME DI ODIPUC testo di ALBERTOBARINA
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