Orecchie di coniglio

scritto da Eli
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Autore del testo Eli

Testo: Orecchie di coniglio
di Eli



Ancora oggi non so cosa mi spinse ad uscire di casa quella notte. Ero solo un bambino e fuori faceva freddo, nevicava. Continuavo ad andare avanti nonostante mi fossi già pentito di aver varcato la mia porta. Conoscevo bene quelle strade ma ora, solo, al buio, al freddo, nulla sembrava neanche lontanamente somigliare a ciò che mi era famigliare. E i miei pensieri cominciarono a fluire…
Quella è l’altalena da cui sono caduto l’estate scorsa, eppure, non lo è. E quello è il cortile di casa del mio migliore amico dove gioco tutti i giorni, eppure, non lo è. Inizio a tremare. Sono uscito in fretta e non ho pensato di cambiarmi le scarpe. Tutto quello che ho ai piedi sono un paio di ridicole pantofole a forma di coniglio, anche se ora dalla neve spuntano solo le orecchie. Mi accorgo di fissarle.
Ricordo la mattina di Natale in cui le ricevetti in regalo. Quando le indossai mi resi conto che la destra era di una misura più grande. Non importò quanto insistettero per riportarle al negozio e cambiarle, io non volli. Diedi un nome a ciascun coniglio.
Un passo dopo l’altro arrivo di fronte al ristorante dove spesso mangio con la mia famiglia. Sì. E’ lo stesso, eppure, non lo è. Senza le luci e la musica non ha nulla di speciale. Vedo il mio riflesso nella vetrina. Quello sono io, eppure, non lo sono. Decido di proseguire, un coniglio avanti all’altro.
Cado.
Mi ritrovo con la faccia nella neve. Mi manca il respiro. Continuo a sentire il rumore delle mie pantofole. Sto ancora camminando? E’ lo stesso suono, eppure, non lo è. Riesco finalmente a respirare. Non si sente più niente. Mi sono fermato? Apro gli occhi. Vedo le orecchie dei miei conigli, eppure, non sono le stesse. Perché le ho davanti e non ai miei piedi? Riesco ad alzarmi. Guardo giù tra la neve. Non so ancora contare, ma credo di vedere più orecchie di quante hanno i miei conigli. Alzo lo sguardo e mi ritrovo ancora al buio, e al freddo, ma non più solo. Una bimba sta là e mi fissa. Sembra quasi me, eppure, non lo è. Poi parla “ Questa è tua.” Si china, toglie dai piedi una pantofola e me la porge. Io faccio lo stesso.
Ora posso tornare a casa. Un coniglio dopo l’altro.

Orecchie di coniglio testo di Eli
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