Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l'origine della filosofia. (Aristotele, "Protrettico")
Filosofia. Dal greco fìleìn= amare e sofìa = sapienza, cioè amore per la sapienza. Gli uomini cominciarono a filosofare per meraviglia, diceva Aristotele nella Metafisica,e la meraviglia dinnanzi al mondo è un sentimento che ci riporta all’infanzia, chi se non i bambini nutrono stupore e curiosità verso ciò li circonda?Prima che un campo di studi, la filosofia fu una disciplina che assunse anche i caratteri della conduzione del "modo di vita", ad esempio nell'applicazione concreta dei principi desunti attraverso la riflessione. In questa forma, essa sorse e si sviluppò nell'antica Grecia.
La scienza e la religione nascono l’attimo, l’istante dopo che l’uomo “inventa” la filosofia, sono tutte cose strettamente correlate, non in grado di esistere le une senza le altre.
E’ la Filosofia che normalmente pone le domande ed è la Scienza la disciplina cui tocca il dare le risposte,come, ad esempio..."Siamo soli nell'Universo?", da cui l'astronomia, l'astronautica ecc.. oppure "Siamo noi esseri irripetibili, unici?" e da qui è nata la robotica, la cibernetica, ecc..."Possiamo vivere più a lungo e meglio" e da qui l'ingegneria genetica, la medicina ecc.. questo però per ciò che riguarda l'empirismo della disciplina, cioè dove l'esperienza è l'unica fonte della conoscenza stessa.
Esiste un'altro aspetto, ovviamente quello legato alla filosofia come inizio e fine di un'idea, cioè quando la proposizione della stessa si esaurisce nel suo enunciato, in quanto scientificamente non dimostrabile, è questo il caso della metafisica, della religione, le cui domande principali :"C'è vita dopo la morte?" oppure "Esiste Dio?" non richiedono risposta scientifica, in quanto impossibili.
La filosofia è entrata in campo quando l’uomo ha cominciato a porsi domande,(prima ancora dell’avvento stesso della religione, che non è che la risposta ad una domanda, ad un bisogno).
Vero è che all’inizio la religione ha permeato qualunque anfratto che la filosofia apriva, e che, con l’aumentata capacità della scienza nel dare risposte tangibili a problemi filosofici , questa andava, e va tuttora, ad espropriare ampie sezioni della parte metafisica del pensiero.
A dimostrazione di ciò è bene ricordare che gli antichi greci, proprio nel periodo più florido della filosofia …non intesa come intendono in tanti, a mio avviso errando, cioè un futile gioco di pensieri fini a se stessi,… invece furono, proprio in forza di quelle idee, in grado di dare risposte scientifiche alle domande filosofiche, intese come le intendo io, e cioè “Matrici della scienza”,. In virtù di esse i greci conoscevano cose, 2000 anni fa, che l’entrata prepotente in scena dell’integralismo religioso, (che cominciava a temere per il suo potere economico e temporale sulle genti ) cancellò, salvo cominciare a riscoprirle 1400 anni dopo ed arrivando, in tanti casi fino all’altro ieri.
Ciò che Galileo, Copernico ecc scoprirono era gia noto secoli prima.
Le mie ricerche si sono concentrare, inizialmente, su quel Eraclito , i cui famosi aforismi mi hanno regalato una convinzione ferma.
Quando egli parla del “Divenire”, mi sono fatto l’idea che abbia dato, della verità assoluta, un concetto modernissimo.
La verità, come ben si sa è il fine ultimo della filosofia, ma è anche il suo Santo Graal, in special modo in un periodo come il nostro.
Eraclito con l’idea del divenire fa una constatazione illuminante, la verità assoluta definitiva non esiste, esistono un insieme di verità assolute minori, che paiono incontrovertibili solo se colte in un determinato “fermo immagine”, ma che nel tempo sono destinate a perdere la loro caratteristica di veridicità, ad esempio, oggi si può dire che una determinata malattia è mortale…ed oggi è vero…ma domani un ricercatore scopre un vaccino ed ecco che la verità assoluta di oggi, crolla.
Panta rei, tutto scorre, nulla è adesso com’era un attimo fa né sarà come fra un secondo.
Allora cosa è la verità assoluta definitiva, secondo Eraclito, se non il processo attraverso il quale essa si sviluppa, il motivo per il quale qualcosa si sta spostando da una verità all’altra.
Per meglio intendere, nello svolgimento progressivo di un evento la verità è il carico dinamico dello svolgimento dello stesso, anzi, il principio grazie al quale lo svolgimento è in essere. Dopotutto, Garimberti insegna:” il fine corrisponde con la fine.” Questo interessante concetto bene esprime,(nato nell’ ambito della filosofia storica ma applicabile a quella empirica in generale,) il concetto che ,se questa “tensione” finisce, in quanto è avvenuto il completamento di un ciclo, dove cioè la verità si esaurisce per cercare una nuova implementazione, si conclude la fase di “miglioramento, di evoluzione” di una data entità (che sia uno stato oppure un singolo elemento di esso) ,si avvia un periodo di ristagno, seguito da un’inversione della tendenza generale.”
Superbia.
Questo semplice esercizio filosofico è però alla base di molti fatti che avvengono intorno a noi, anzitutto rendersi conto di questo toglie quella cappa di sacralità a tutte le nostre convinzioni assolute, per le quali ci sembra degno combattere e morire, in quanto sono convinzioni, che ci legano al resto del mondo (perché siamo noi che giriamo intorno alla società e non il contrario), che tra un lasso breve di tempo non ci saranno più familiari.
Ma questo “incaponimento” verso una singola goccia nel mare della verità ci fa perdere di vista il quadro finale, cioè vediamo bene la stilla ma non riusciamo più ad intravedere l’orizzonte marino.
La azioni che intraprendiamo, consce od inconsce che siano, hanno tutte un nobile fine, crediamo, ma spesso invece ci sono indotte proprio da chi non vuole che riusciamo e vedere il fine ultimo delle cose.
La propaganda ci propina frammenti della verità, infinite piccole sezioni che costantemente ci bombardano con la loro inutilità, ma che ci vengono proposte come assiomi inderogabili, allo scopo di condizionarci a non essere più in grado di intuire la trama sotto le azioni dei potenti, instillare continuamente finte verità è il sistema più idoneo a non farci accorgere quando quella prepotente ci passa sotto il naso.
Quindi, prima di lanciarci come dei Don Chisciotte all’attacco di cose o persone che riteniamo pericolose è necessario fermarsi un attimo e cercare di comprendere la verità delle cose, cioè quel percorso che ha permesso il realizzarsi di un avvenimento, solo allora potremo pensare di conoscere l’essenza stessa del vero.
Filosofia testo di Alfredo Canovi