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24 Marzo 2025, Stazione Centrale, ore 16:04.
Scendo dal treno, chiudo gli occhi e faccio un respiro liberatorio.
Mai come questa volta sono stato in conflitto con l’inverno. Ho quasi smesso di vivere.
E forse devo ancora ritornare ad essere Riccardo. In questo respiro silenzioso e pesante, diretto come un treno che viaggia ad alta velocità, leggero come una carezza, c’è tutto.
L’ambizione di credere in qualcosa,
in un desiderio, in una band dei colli bolognesi, in un raggio di sole che mi bacia come l’ultima indimenticabile estate, che, sembra così distante.
Ed invece è ieri.
Il coraggio di amarmi anche quando sono stanco di provarci, anche se è difficile accettare di aver perso il controllo di me stesso.
Ed invece sono qui.
Ma come si porta il passato nel presente anche se da quest’ultimo ci si sente assente?
Con la macchina del tempo o con una canzone che parli di una ricerca della marmellata, o meglio, della felicità.
25 Marzo 2025, Centro Storico, ore 14:00.
Dopo pochi sguardi, già ho capito dove mi trovo, già mi sento a casa. Bologna vuole essere Robin. Come sapevo di volerlo io prima di smarrirmi e non sapere più niente. L’ho osservata in Piazza Maggiore e dalla sua voce è uscita un’esclamazione confortevole:
“Anche tu come me!”.
Lei si esprime con i suoi colori, con i suoi fiori.
Io con le mie emozioni, con i miei valori.
Siamo simili, due acrobati coraggiosi e fragili, che non si arrendono dinanzi alle difficoltà ma temono di non esserne all’altezza.
Andiamo allo stesso passo, quello
dell’imperfezione, le nostre sono storie destinate ad avere sempre da studiare per imparare, magari non abbiamo nulla da insegnare, ma qualcosa lo sappiamo fare. Ad esempio ridere, seppur sovente non ci sia motivo, noi le risate dal volto non le perdiamo. Siamo due acrobati simpatici, o meglio, due comici.
26 Marzo, San Luca, ore 20:29.
Le tagliatelle al ragù qui le fanno davvero buone, un po’ come la gentilezza e la bontà. Le persone ti sorridono, se hai bisogno d’aiuto, ci sono, anche se non sanno nulla di te, potresti essere figlio di un re, di un capo di stato o di un ladro, le loro mani ti dicono Ciao e sono lì pronte a sostenerti, a tenerti in piedi quando ti senti cadere e non sai come reagire. Bologna è la città di chi vuole rinascere in un giorno migliore ad ogni alba rosa.
Bologna è una corsia chilometrica attraversata da chi vuole essere una molecola oltre le nuvole.
Bologna è la città di chi vuole stare bene senza nessun perché, di chi sa che l’amore non viene mai una volta sola, compreso quello per se stessi.
Bologna è sinonimo di una poesia, o meglio, di Poetica.
27 Marzo, ovunque a Bolo, ore 10:26.
I cattolici, quelli che postano foto delle Chiese su Instagram per fingersi credenti e coloro che vanno a messa la domenica per illudersi di essere bravi cristiani, non lo sanno cosa significhi essere legati ad una fede. È nel capoluogo dell’Emilia Romagna che la religione ha ancora un senso in questa Nazione. Sua Maestà Cesare Cremonini compie 45 anni, in ogni via, dalle piazze principali ai vicoli chiusi, suonano le sue preghiere artigianali, qualche passante mortale le canticchia, ragazze in gruppo le urlano a squarciagola, qualche artista di strada, emozionato come un bambino dinanzi alla neve, dona la sua voce a “Le sei e Ventisei” e “Vorrei”, due dei canti più belli della Divinità. C’è chi applaude andando al ritmo di “50 Special” ed i più giovani chiedono ai figli di altre generazioni di intonare insieme “Ora che non ho più te”. Il paradiso esiste ed ogni 27 Marzo lo si può visitare gratuitamente in questo luogo di culto, devoto ad un Simbolo intoccabile di chi qua ci è nato, ci risiede o ci è arrivato per sentirsi parte di una famiglia, o meglio, di qualcosa di grande.
Il respiro è finito.
Posso riaprire gli occhi.