In un allevamento di porcellini aulici e belli
che in pochi grufolavano delicatamente,
col passar del tempo giunsero nuovi arrivi,
tutti maiali: chi nero, chi d’olandese orecchie
e qualcuno pure bianco e un po’ sozzetto.
I vecchi paludati maialini, che oramai per l’età
non promettevano più prosciutti saporiti,
disdegnavano però di grufolar insieme agli altri
nuovi, perché patrizi di primonumeratura.
Un bel dì s’adirarono, convocando un’ adunanza
dove il primo che parlò era cochon puro francese,
fuor di sé per il gran disappunto, che disse agli altri,
distendendo con grave posa il suo vacuo sguardo
“ noi che crescemmo tra sane grufolate vere
del grande Pepè Porcucci da cui imparammo
a lanciare al cielo soavi ed iperbolici grugniti,
perfetti nei metrici creativi dell’essere maiali
e di pastoni fieri, ora dobbiamo decisi ribellarci
perché costrette son le nostre setolose orecchie
agli altrui grugniti senza tonalità che s’alzano
d’ accanto sol perché lasciammo spazio…ahinoi!”
Lo consapevolezza di ciò e lo sgomento avvolse
tutto il nobile consesso ed il silenzio calò sdegnato
ma anche un turbamento grave che colpì, d’un tratto,
una maialina bella e delicata dal dolce sguardo
che per improvvisi brucior di stomaco vomitò.
Le corse subito accanto la sorella dal roseo manto
che, con delicatezza ed alcuni stracci lì raccattati,
le ripulì attenta il vomito che il saggio porcellone
con sussieguo grave poi lavò con acqua e sapone.
Più in là stava sbocconcellando la sua fradicia mela
un ispido porco di montagna che, gustata la cenetta,
si nettò le zampe e poi, alzando a loro il grugno disse:
“ cari e nobili porcelli belli e delicati, non v’affannate
a sindacare la sozzura degli altri colleghi in maialità:
non siete diversi destinati, visto che seppur più antichi
non diverrete mai, purtroppo, nettare ed ambrosia…
carne di maiale siete e tal resterete; tutt’al più divisa
in cotiche, prosciutti, salsicciotti e mortadella”.
La Notte dei Maiali Stanchi testo di spernacchiottone