Flashback- Essere genitore

scritto da Eleonora010furlan
Scritto 3 anni fa • Pubblicato 3 anni fa • Revisionato 3 anni fa
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Autore del testo Eleonora010furlan
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Primo capitolo di questo mio primo racconto: "Flashback".
- Nota dell'autore Eleonora010furlan

Testo: Flashback- Essere genitore
di Eleonora010furlan

-Tesoro,entra. Veloce.- la signora Smith ordinò al marito.

Dal volto della moglie, Carl Smith capì al volo che qualcosa non andava.

Strinse subito la moglie Annabelle tra le sue braccia, che posò la sua testa dolcemente sulla sua spalla.

Era angosciata e chissà cos'altro. Carl e Annabelle erano sposati da ormai quattro anni, e Carl ne era sicuro: riusciva a capire Annabelle più di chiunque altro.

Lei sospirò e si staccò da quel caloroso e rassicurante abbraccio. Poi cominciò a singhiozzare.

Le parole le sfuggivano di bocca, balbettava. Era sua figlia, la persona più importante per lei, e ora... no, non poteva essere.

Annabelle ebbe un flashback: ricordò di nuovo quel giorno.

Dio, aveva solo 10 anni.

Quel giorno sua madre scappò di casa. Suo padre prese una birra, poi un'altra, poi un'altra...

Questo ricordo faceva male. Smise per un secondo di ricordare davanti agli occhi di suo marito che, spaventato, non l'aveva mai vista così.

-Amore, che succede?- Annabelle non aveva mai raccontato a Carl della sua infanzia, o, almeno, non di quell'episodio. In ogni caso, ora non poteva perdere tempo. Sospirò.

- Emily... non capisco veramente cos'abbia! Sembra... impazzita!-

Carl, preoccupato, voleva vedere sua figlia subito.

-Tesoro, dove si trova Emily?- chiese, cercando di nascondere il più possibile la preoccupazione. Ma non era neanche sicuro di farcela: nascondere ciò sarebbe stata una menzogna. Ma doveva farlo per il bene di Annabelle.

-Si trova nella sua stanza- disse la moglie con voce tremolante ma allo stesso tempo ferma.

-Vado io- Carl Smith, il padre di Emily, senza indugi si affrettò verso la camera della figlia. La porta era chiusa. Il nero del pennarello con cui aveva scritto sulla porta “NON DISTURBARE” era sempre lì. Ma questo dettaglio non portò alcun sollievo a Carl, che bussò. Nessuna risposta.

-Emily!- bussò per la seconda volta. Carl ebbe un tuffo al cuore: sentiva parlare dall' altro lato della porta.

Carl era sempre stato rispettoso nei confronti di sua figlia e le aveva sempre lasciato i suoi spazi. Però ora doveva agire. Sospirò con lo sguardo abbassato. Sentiva ancora la moglie piangere nell' altra stanza. Sembrava inconsolabile. Dopo, l' avrebbe raggiunta e avrebbe tentato di consolarla.

Ma, ora, non c' era più niente da fare: doveva farlo.

-Emily, sto entrando- la sua voce era ferma,o almeno, così gli era sembrato. Magari Emily stava bene, ma quell' immagine sparì quando ricordò il volto della moglie qualche istante prima. Aprì la porta con un movimento dolce.

Quello scenario era preoccupante. Carl restò all' entrata della stanza, di fianco alla porta. Le gambe gli tremavano.

Emily stava stesa a terra con le braccia lungo il corpo. Ma, il peggio era la stanza: il pavimento di legno antico e le pareti rosa creavano uno scenario dolce, ma non i mobili. L' armadio, il comodino, la scrivania... Tutto giaceva sul pavimento. La finestra era aperta, e le tende color ciano svolazzavano qua e la.

L' istinto di Carl fu quello di avvicinarsi alla figlia. Emily stava muovendo la bocca, e ciò era davvero raccapricciante. Raccapricciante come i suoi occhi spalancati.

-Via Martin Luther King, numero undici- Emily ripeteva. Ma fu la prima volta che Carl riuscì a comprendere, stavolta il suono era abbastanza alto. Incredulo da ciò che stava vedendo Carl cercò invano di riportare sua figlia in sé:- Tesoro, mi senti?-. Nulla da fare.

-Via Martin Luther King, numero undici- , -Via Martin Luther King, numero undici-. Il padre della ragazzina ritentò:- Emily?!- -Via Martin Luther King, numero undici-. Poi di colpo si fermò. Carl in quell'istante con capiva se essere sollevato o meno. Poi un urlo forte proveniente da Emily e il rumore di un oggetto di ceramica che cadeva nella stanza accanto dove si trovava la moglie terrorizzò Carl. Saltò in piedì e scrutò la figlia: sembrava tornata come nei giorni precedenti.

Stava seduta a terra, forse spaesata. Carl la aiuto ad alzarsi in piedi, e la strinse tra le sue braccia, come se non l' avesse vista per un lungo periodo. Davanti a lei doveva mostrarsi tranquillo.

- Tranquilla, è tutto finito.-.

Flashback- Essere genitore testo di Eleonora010furlan
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