Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Prima ero circondato soltanto dal buio imperscrutabile di una silenziosa stanza immersa completamente nell'oscurità.
Poi una decina di esili candele si accese e, di conseguenza, lo spazio sconosciuto intorno a me si illuminò all'improvviso insieme a tutte le cose animate ed inanimate che in quel preciso momento si trovavano al suo interno. Dopo che i miei occhi si abituarono alla luce delle candele fui in grado di vedere nitidamente davanti a me un gruppo di giovani donne dall'identità ignota collocate esattamente in mezzo alla stanza la quale, grazie alla luminosità della fonte di luce, si presentava umile e povera poichè completamente spoglia di qualsiasi arredamento ad eccezione di un trascurato altare religioso dove, in mezzo alla densa polvere ed alle numerose ragnatele partorite dallo scorrere del tempo, era posato un arrugginito calice d'argento contenente un liquido sconosciuto. Mi avvicinai lentamente verso il centro della stanza e mi resi presto conto che le misteriose donne in mezzo alla stanza non erano affatto persone comuni bensì giovani spose del Signore visto che tutte quante indossavano in maniera ordinata la loro tipica uniforme clericale. Ma soprattutto notai che quest'ultime erano esattamente disposte in cerchio intorno a qualcosa di apparentemente indefinito, un oggetto che misteriosamente appariva al mio sguardo sfocato e per questo indescrivibile finchè, dopo aver strizzato gli occhi per qualche secondo, fui finalmente in grado di vederlo senza più problemi nella sua interezza e nitidezza: Si trattava di un grande crocifisso in legno. Era evidente che fosse molto antico sebbene il legno pregiato di cui era fatto fosse stato vittima più volte dell'ingordigia delle tarme. Lo scrutai attentamente, ma di fatto sembrava un comune crocifisso simile a tanti altri che si possono trovare nelle chiese. Rimasi fermo a guardare per qualche minuto la scena che si mostrava davanti ai miei occhi, tormentato dall'improvvisa strana sensazione che prima o poi qualcosa di orribile e razionalmente inspiegabile sarebbe accaduta in quella stanza. Tutto era immobile e il silenzio regnava sovrano in ogni angolo di quel limitato spazio fisico a tal punto che si sentiva a malapena il delicato respiro delle donne religiose mentre, col mento che toccava il loro petto, pregavano senza battere ciglio. Ad un certo punto l'atmosfera mutò radicalmente ed un inquietudine cominciò a diffondersi dentro di me. Mi resi conto che la mia fronte era già maldida di sudore e che le mie labbra si erano seccate. Notai che le singole fiamme delle candele iniziarono gradualmente ad agitarsi in una frenetica danza. All'improvviso una delle suore cominciò a tremare mentre pregava in silenzio insieme alle altre sorelle. Attirando specialmente l'attenzione delle compagne che si trovavano più vicino a lei, quella che sembrava il membro più giovane del gruppo non smise affatto di tremare come una foglia e cominciò presto anche a contorcersi su sé stessa da un misterioso dolore che, dal preciso modo in cui metteva le mani sul proprio sofferente corpo, si poteva facilmente intuire che provenisse esattamente dal basso ventre. Evidentemente il dolore non cessava di tormentarla e, nonostante la giovine provasse inutilmente a trattenere tra i propri denti qualsiasi forma di nervosa e dolorante esternazione, cominciò perfino ad urlare a tal punto che i suoi occhi si riempirono di lacrime. Le altre sorelle rimanevano immobili ad osservare la scena, ma il loro sguardo era preoccupato e soprattutto impaurito. Ad un certo punto, disperata ed incapace di sopportare ancora a lungo la situazione, la giovane suora si strappò le proprie vesti clericali rimanendo completamente nuda ad eccezione delll'umile biancheria intima che le copriva il pube e dell'unico accessorio che indossavano tutte le suore del gruppo, ossia un minuscolo crocifisso dorato che cominciò ad oscillare in mezzo ai due piccoli seni della ragazza. Qualcuna del gruppo non trattenne il suo spontaneo stupore e il suo bigotto ribrezzo di fronte a tale impudica ed inaspettata scena. Sinceramente rimasi eccitato e sorpreso nonostante continuassi, comunque, ad essere seriamente inquietato e spaventato. La giovane suora, adesso praticamente ignuda, non smetteva di urlare con le lacrime agli occhi, di tremare e di contorcersi dal dolore. Tentai più volte di muovermi allo scopo di intervenire anche solo per darle un brandello del mio vestito con il quale coprirsi, ma ogni muscolo del mio corpo sembrava paralizzato e, quindi, si rifiutasse di muoversi verso la ragazza. Anche le sue compagne sembravano letteralmente pietrificate dal terrore e rimasero a guardare la giovane sorella in totale immobilità e religioso silenzio. Evidentemente il dolore divenne sempre più difficile da sopportare poiché la sofferente voce della giovane suora divenne alle mie orecchie (e probabilmente anche a quelle delle altre suore) più stridula ed acuta. La situazione continuava inesorabilmente a peggiorare ed all'improvviso la giovane suora si sfilò frettolosamente la biancheria intima spartana che le copriva il pube, rendendo così visibile agli occhi altrui la propria pelosa vagina. Sul giovane viso della ragazza non c'era alcun segno di vergogna o imbarazzo dinanzi alle altre suore che, nonostante il gesto estremo della compagna, erano così spaventate e sconcertate a tal punto da trattenere il loro respiro mentre osservavano la scena. Per educazione e pudore in un contesto diverso avrei distolto istintivamente lo sguardo, ma in quella situazione era impossibile per me guardare altrove e tale disagio lo vivevano anche per le altre suore che, esattamente come i sottoscritto, erano costrette dalla bloccante paura a ricoprire soltanto il ruolo di immobili spettatrici. Dopo essersi liberata dalla biancheria intima la ragazza decise di cambiare posizione sedendosi per terra ed allargò ampiamente le due esili gambe depilate per cominciare, successivamente, ad usare le poche energie rimaste nei deboli muscoli con lo scopo di espellere fisicamente qualcosa dentro il proprio corpo affinchè esso uscisse direttamente dalla propria vulva. Da tale comportamento si poteva facilmente intuire che la giovane suora fosse in procinto di partorire. Di fronte a tale risvolto rimasi assai perplesso visto che la ragazza non sembrava affatto fisicamente gravida e questo aspetto rese sicuramente la situazione ancora più assurda ed inquietante sebbene dentro di me persisteva una malsana curiosità di voler scoprire cosa sarebbe uscito dall'utero della giovane suora e capire, di conseguenza, quanto la situazione fosse oggettivamente preoccupante. Dopo alcuni minuti di dolorosi sforzi che rischiarono più volte di far svenire la giovane suora, quest'ultima riuscì a partorire e dalla sua vagina venne fuori qualcosa di razionalmente indescrivibile; Infatti sul gelido pavimento, tra i minuscoli piedi della giovane suora appena divenuta madre, si trovava una piccola creatura deforme e mostruosa che non aveva assolutamente nulla di umano. Si trattava di un serpente munito di due canini appuntiti ed interamente coperto di un liquame verdastro dalla consistenza appiccicosa. Alcune suore, le quali si trovavano più vicino e che avevano visto la scena in maniera ravvicinata con i loro propri occhi, reagirono istintivamente urlando a pieni polmoni dal terrore accomulato in quei infiniti minuti ed, addirittura, vomitando per terra dal disgusto. Personalmente non riuscivo a credere a ciò che stavo vedendo e pregavo che si trattasse soltanto di un innocuo incubo. La sguardo della giovane suora, risvegliatasi dallo stato confusionale ed assente in cui era stata per qualche secondo dopo aver partorito, dapprima era terribilmente disgustato dalla viscida creatura che aveva partorito e che adesso si trovava apparentemente inerme vicino ai suoi piedi scalzi, ma successivamente divenne terrorizzato nel momento in cui si diresse verso il crocifisso collocato in mezzo alla stanza. Puro terrore si poteva vedere riflesso nei suoi lucidi occhi e, per quanto fu realmente difficile per me distogliere lo sguardo dall'abberrante serpente partorito dalla giovane suora, la mia curiosità mi fece guardare in direzione dell'oggetto sacro di legno poco lontano da me. La testa del crocifisso si era girata verso la giovane sventurata, guardandola così attraverso i suoi artificiali occhi privi di vita. Ritenevo che non potesse assolutamente essere reale quello che stavo vedendo. Tutte le suore si accorsero della stranezza e, sbalordite dall'improvviso miracolo, si inginocchiarono di fronte al crocifisso nella speranza che quello fosse un segno di salvezza dal male che stava invadendo quella stanza e deturpando i loro fragili animi. Improvvisamente il crocifisso, continuando a guardare la giovine suora, aprì la bocca e pronunziò le seguenti parole: «Puttana! Come hai osato abbandonarti ai piaceri della carne ed a soddisfare i tuoi repressi appetiti sessuali insozzando così la tua anima pura ed infrangendo il patto di fedeltà eterna che avevi stretto con me e soprattutto con mio padre!». La giovane suora era sbigottita ed imbarazzata di fronte a tali inaspettate severe parole. Continuavo a ritenere che non potesse assolutamente essere reale quello che stavo vedendo ed ascoltando. Dopo qualche minuto di silenzio, il crocifisso riprese a parlare con la sua voce cavernosa, ma la sua testa cambiò posizione girandosi in direzione delle altre suore che erano rimaste in ginocchio ad ascoltare le parole dell'entità divina. «Anche voi altre vi siete macchiate del suo stesso peccato ed è per questo motivo che vi aspetta la sua stessa inevitabile sorte!». Dopo che il crocifisso smise per sempre di parlare, la sua testa tornò alla sua normale posizione e, esattamente come l'entità aveva appena predetto, le altre suore divennero anch'esse vittime di ciò che era accaduto alla loro compagna più giovane, di conseguenza tutto il lungo e doloroso processo (che è stato descritto dal sottoscritto ampliamente nelle righe precedenti) cominciò a ripetersi fedelmente per ognuna di loro: In una decina di minuti tutte le suore del gruppo si trovarono contro il loro volere sedute sul gelido pavimento completamente prive di qualsiasi indumento clericale ed avevano tutte partorito ciascuna uno squamoso serpente apparentemente debole ed innocuo. Nonostante avessi già visto precedentemente cosa fosse successo alla ragazza, continuavo comunque ad essere scioccato e paralizzato dalla paura ogniqualvolta mi soffermavo a guardare attentamente ciò che accadeva ad ogni singola suora. Ad un certo punto le piccole creature cominciarono simultaneamente a destarsi ed a strisciare velocemente in direzione delle proprie rispettive madri le quali, spaventate ed innorridite, cercavano di allontanarsi urlando e provando inutilmente a schiacciare le viscide teste minuscole dei serpenti che riuscivano sempre a sfuggire ai numerosi falliti tentativi delle disgraziate di ucciderli (o quantomeno di ferirli). I viscidi serpenti, nel momento in cui le suore ignude non riuscivano a calpestarli con i loro piedi, cominciarono a saltare addosso alle povere malcapitate con lo scopo di mordere con i due canini appuntiti a disposizione il loro seno scoperto per saziare così la loro fame. Latte verdognolo e sangue venivano assimilati dai serpenti voraci che rimanevano attaccati ai capezzoli come normali neonati. Le urla strazianti di dolore delle povere malcapitate rimbombavano all'interno della spoglia stanza e, soprattutto, nelle mie orecchie. La loro sofferenza causata dai canini dei serpenti affondati nella carne riuscivo a percepirla sulla mia stessa pelle. Mentre i serpenti continuavano a poppare come mansueti cuccioli, gli occhi delle malcapitate cominciarono casualmente a lacrimare sangue e parallelamente le loro labbra carnose si tingevano gradualmente di colore rosso. Con il sangue fresco che scendeva lungo i loro sofferenti visi, le suore prive di qualsiasi indumento si resero finalmente conto della mia presenza e cercarono di chiedermi aiuto attraverso le poche parole non soffocate dal dolore che riuscivano a pronunciare. Non avevo assolutamente idea di come aiutarle poichè in quel momento non ero affatto in grado di ragionare in maniera lucida e, comunque, sinceramente avevo paura che quei disgustosi serpenti potessero mordere anche me. Così, ancora spaventato ed inorridito, decisi di arretrare nell'oscurità della mia mente e di uscirvi nel momento in cui l'orrore sarebbe finito.