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La brezza marina che mi accarezza la pelle, il sole che ci osserva dall'alto, e il debole fragore delle onde d'un placido mare. Siamo seduti su questi scogli. Ci sei tu, seduta dietro di me, i capelli neri mossi dal vento e il tuo sguardo che sembra cercare qualcosa nell'orizzonte, sempre sfuggente eppure così calmo in questo momento. Ogni tanto mi guardi negli occhi, e mi sorridi . Ed io mi sento sciogliere quando lo fai.
Finalmente un tramonto come Dio comanda.
Mi accarezzi i capelli, mentre hai un sorriso compiaciuto, appena accennato, stampato sul viso.
Come sempre non tradisci mai il silenzio.
Come può un uomo che fa delle parole il suo vessillo, la sua musa e la sua arte essere innamorato di una donna di così poche parole?
E come un fulmine, qualcosa cambia.
Ci sono.
Finalmente, presente.
Dopo mesi che non ho conosciuto riposo.
Sono in guerra con me stesso da mesi,
Che finisco di raccogliere i cocci
E getto via ciò che non può essere salvato.
Ogni allenamento,
Ogni momento dove mi sono sentito sbagliato,
Ogni giorno che ho avuto paura degli sguardi delle altre persone,
Ogni parola mi distruggeva,
Ogni giorno in cui mi sono sentito di cristallo
In un mondo dove piovono pietre.
Ho trovato un senso a tutto
Quando scavando dentro di me,
Come un maniaco,
Ho trovato solo le paure di un ragazzino ferito
E mai ascoltato.
Ci sedemmo vicini e parlammo per ore io e quel ragazzino. Mi raccontò di come nella sua vita non si sia mai sentito abbastanza. Che per quanto potesse fare qualcosa con tutto il suo impegno, qualsiasi cosa, qualcun altro l'avrebbe sempre fatta meglio. Che per quanto potesse fare di tutto per qualcuno, non sarebbe mai stato abbastanza per non essere abbandonati, un giorno, perché qualcun altro era lì, forte, sicuro di sé. Poi giunse Enrico e gli disse che l'unica soluzione era di purgare la debolezza da sé. Che da soli sarebbero andati non solo più veloci, ma anche così lontani che nessuno, nemmeno Dio, avrebbe potuto raggiungerli.
Ho combattuto quei due giorno dopo giorno, e a ogni colpo mi sentivo più rotto. Ma anche più vivo, come se qualcosa in me ardesse.
Poi ci stancammo. E quando abbiamo alzato gli occhi dalla lotta, abbiamo visto che ciò che prima era a ferro e fuoco, ora era solo una distesa di macerie e ceneri fredde.
Sciocchi. Noi tutti. Ma li ho perdonati. Perché per quanto entrambi affamati di dolore, vendetta e rancore, in fondo volevano solo sentirsi notati. Speravano che qualcuno gli dicesse che il loro dolore non era inutile. Ma non erano pronti ad ammettere una cosa del genere. Troppo orgoglio. Credevate di essere forti?
Per me lo siete. Perché nonostante tutto avete resistito, nel vostro spazio di mondo buio ed angusto che vi siete scavati, convinti che fosse il vostro e che nessuno ve lo avrebbe tolto. Sciocchi. Chi lo vuole quell'angolo buio?
"Non posso biasimarvi. Del resto vi ho ascoltati, nutriti, accuditi e ho fatto tutto quello che dicevate di fare. Ma voglio essere sincero. Con voi non sono arrivato ad livello successivo; sono solo sopravvissuto a tutto il dolore senza impazzire. Ma è ora che qualcuno pensi a voi. Siete, anzi siamo, schiavi delle nostre paure. Pensate che sentirvi completi vi salverà dal non sentirvi abbastanza? Dall'essere di nuovo lasciati indietro? Smettete di fare le vittime."
Restarono lì, sbigottiti. Smascherati.
"Non saremo mai perfetti. Non lo è nessuno. Accettiamo, per una volta, i nostri limiti. Non per renderli le nostre Colonne di Ercole, ma per essere consapevoli, per una volta, che nonostante ogni nostra imperfezione, c'è chi ci rispetta, chi ci ha sempre voluto bene. E vi dirò di più, non è finita, perché la vita non si ferma qui. Avete visto là fuori? C'è chi invece ha trovato qualcosa in noi. Anche se non siamo completi come voi vorreste essere. Anche se, nonostante tutto, siamo a pezzi."
Li presi per mano e li guardai non con compassione. Neanche disprezzo. Ma rispetto. Perché si sono fatti valere.
"Vi ringrazio, per tutto. Sarete sempre una parte di me. Ma sono stufo di andare avanti con la paura nel cuore. Voglio andare avanti col coraggio. Col coraggio di sbagliare. Col coraggio di essere me stesso. Col coraggio di provare ad amare un'altra volta. E se mai vorrete parlare con me, le mie porte per voi saranno sempre aperte. Ma non è detto che saremo d'accordo. Non vi ignorerò più. Ogni volta che ci ho provato mi avete accoltellato alle spalle."
E così ci abbracciammo. E da tre, ne rimase uno.
E quell'uno sono io.
Io che sono seduto sugli scogli accanto a te,
Che sento fluire in me il calore del tuo affetto,
Mentre continui ad accarezzarmi i capelli
Con lo sguardo all'orizzonte.
Poi ti giri verso di me
E ci guardiamo negli occhi.
E ti dico:
"Finalmente mi godo un tramonto sul mare."
E tu rispondi:
"Sì ma fa schifo."
Mi strappi una risata con questo commento,
E ti rispondo
"Sì è vero, c'è sta foschia strana ed il sole sembra... verde. Eppure è il tramonto più bello che abbia mai visto in vita mia. Perché ci sei tu."
Come al solito non mi rispondi.
Ma mi abbracci più forte,
E sento il tuo respiro sul collo.
Ed è come se il tempo fosse in stasi.
Una sola parola proferisce dalla mia bocca.
"Grazie."
E tu mi guardi confusa, non capendo.
"Perché "grazie"?"
Grazie per essere qui con me,
A guardare il sole che tramonta,
Come tramontano questi mesi di guerra.
"Lascia stare."