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Sono arrivata in questa clinica con aspettative bassissime nei miei confronti e il cuore in gola che mi creava nella testa, sono scenari negativi. Invece, come sempre, arrivando qui si è ridimensionato tutto, facendo diventare bassissime, le aspettative che avevo creato sul mio ruolo e sul lavoro che, prima di arrivare, credevo di non essere in grado di soddisfare. Mi sbagliavo: ora qui dentro mi sento un impostore. L'offerta di lavoro pareva interessante, formativa e ricca di esperienze da portare a casa, mentre poi, si è rivelata essere noiosa, finalizzata ad uno scopo di lucro maggiore dell'ente che ha proposto le posizioni lavorative. Il progetto per il quale sono entrata cui dentro non è strutturato, sono abbandonata e impossibilitata a reperire il materiale che mi è stato richiesto, arrivando ad avere più momenti morti, che vivi. Ma con il passare dei giorni, ho notato che sono proprio quei momenti morti, ad avere dentro, più vita vera, di quanto credessi. É proprio in quei momenti che noto, ascolto, tutta la sofferenza che abita dentro le persone e che orbita attorno a loro. È proprio in quei momenti che sento che la mia presenza serve, ha un valore, che i legami autentici esistono e che ognuno di noi è un mondo unico, e porta dentro più di quanto voglia credere, dimostrare, far vedere e conoscere. È proprio allora che mi accorgo di quanto sia bello essere umani, di quanta complessità ci circonda e ci abita e di quanto amore o odio, un umano, sia in grado di dare. È proprio lì che mi rendo conto che ogni pezzo di storia mi si cuce addosso, fornendomi l’abito che, per osmosi, rilascia dentro di me ogni sentimento nuovo di ogni persona che ha deciso di affidare a me, un pezzo di sé. È proprio allora che mi sento grata, piena di senso e vista, per l'apertura che vedo verso di me senza nemmeno doverla richiedere o forzarla. È proprio allora che penso di non aver sbagliato strada.