Mi è sempre stato detto – talmente tante volte che un po’ ho finito per crederci – che una volta cresciuta avrei compreso tante cose, quelle piccolezze che mi sfuggivano sempre o anche quelle grandi cose che lasciavo volontariamente perdere perchè ne ignoravo il valore, insomma mi veniva ripetuto che da grande avrei capito la vita e che allora avrei vissuto. Se devo essere sincera questa affermazione non mi è mai piaciuta granché, anzi ogni volta che qualcuno me la ripeteva io la interpretavo come un modo per mettermi a tacere e rimandare il problema ad altre occasioni e sapevo bene che il problema, se posso definirlo tale, in quel momento non era ciò che non sapevo – o sapevo ma non come gli altri si aspettavano da me – ma il fatto che io, piccina com’ero, mi opponessi con forza alle idee dei grandi convinta di poterle dominare. E così bastava dirmi che era presto per capire per farmi esaurire le argomentazioni a mio favore, perchè argomenti contro l’esperienza io non ne avevo non avendo ancora vissuto abbastanza anni per accumulare quella che gli adulti in quelle occasioni definivano esperienza.
Un giorno dissi che non mi sarei mai sposata. Era un giorno festivo, non so se Natale, Pasqua o qualche altra ricorrenza, ed eravamo tutti seduti attorno a un tavolo molto alto, i miei parenti erano ingioiellati e vestiti di tutto punto, io avevo una simpatica coda bassa con un fermaglietto rosa sulla tempia. Mi sono sempre seduta tra mio padre e mio zio, a destra in fondo c’era mio nonno, di fronte le donne. Mi sentivo un uomo anch’io, uno di quelli che bevono nei bar solo birra fino ad avere il pancione e che non radono mai la barba biancheggiante. Era quella la mia idea degli uomini all’epoca, non mi sorprende che non volessi sposarmi (all’epoca per me, come per tutti i bambini, il matrimonio era l’unica relazione concepita con un uomo). Insomma, ero lì tranquilla aspettando di mangiare senza curarmi troppo di parlare quando mia nonna mi chiese se avessi degli amichetti a scuola. Io sapevo, benché fossi piccola, che amichetto stava per fidanzatino, ma finsi di non sapere a cosa stesse alludendo. Fingere, soprattutto di non sapere, è una cosa che faccio spessissimo ancora ora, mi serve per scappare in fretta dai problemi, ma fingere è un’arte che va coltivata, per ogni finzione serve un’informazione da aggiungere per conferire veridicità a quanto appena affermato, nel caso specifico negato, e quindi avere una pronta risposta alternativa che non lasci intendere l’inganno.
Quella volta ero già preparata a sufficienza e conoscevo queste semplici regole alla perfezione così dissi, con un sorriso che forse in altri casi mi avrebbe tradito, che di amici maschi non ne avevo, non amavo giocare a calcio e quelli facevano solo quel gioco. Mia nonna, ben contenta di insegnarmi una cosa nuova, mi spiegò quindi che amichetto stava per innamorato (deve aver detto una cosa simile a corteggiatore ma il termine esatto non mi torna in mente) e io finsi di essere contenta di averlo appreso. Immagino che quel discorso sia riemerso più volte nel corso della mia esistenza e credo di aver sempre ignorato il significato di amichetto, almeno fino a quando la mia età me lo ha permesso, perchè con i nonni la cosa bella del mentire è che spesso non serve nemmeno ricordare ciò su cui si ha già detto il falso poiché questi non lo ricorderanno e la finzione potrà ripetersi senza pericolo. Insomma, mia nonna, una volta avermi “illuminata”, mi rifece la domanda e io negai di avere un innamorato.
Lei allora si stupì di questo e mi chiesi quando ne avrei trovato uno e allora io, penso per ribellarmi all’idea che sembrasse necessario che io avessi un amichetto, dissi che non ne avrei mai avuto uno, non mi sarei mai sposata insomma.
Ed ecco che, dall’alto di quel tavolo, quattordici occhi furono sollevati dai piatti unti e non del tutto svuotati per scrutarmi attentamente. Io, quella bambina con il fermaglietto rosa sulla tempia che ora era un po’ scivolato più in basso sulla ciocca, avevo detto qualcosa di inaspettato. Voglio precisare che praticamente tutti gli sguardi erano divertiti, contornati da quelle righe d’espressione tipiche di un divertimento sincero.
Solo mia nonna sembrava preoccupata. Mi fissò a lungo e infine convenne tra sé che dovevo aver frainteso ancora quel che mi aveva chiesto. Mi rifece la domanda. Non mutai risposta. Mi chiese perchè non volessi sposarmi e io le risposi che stavo bene da sola. Silenzio. Ed ecco che quella frase fu utilizzata come l’arsenale più potente di una guerra nella sua fase finale: io ero troppo piccola e un giorno avrei capito. Mi diede molto fastidio, forse piansi perchè ero una bambina molto sensibile e il non poter parlare e dire la mia mi infastidiva, so solo che non ho più trovato quel mio bellissimo fermaglio rosa che nel corso del pranzo deve essermi caduto.
Sono tutt’ora convinta che non mi sposerò. Certo, non sono ostile alle relazioni, solo non mi piacciono i contratti tra persone e credo che il matrimonio altro non sia che un contratto. Sono altrettanto convinta che potrei ripetere questa idea fino alla morte e farmi seppellire con un cartello che recita la stessa identica cosa, ma mia nonna direbbe sempre che sono troppo piccola e inesperta per sviluppare un’idea in merito a ciò.
Quello che voglio dire è che non credo esista un’età in cui gli altri non cercheranno di mettermi a tacere dicendo che le mie idee sono sbagliate, non potrà mai esistere, ma perchè io per prima credo che non si smetta mai di crescere. Nemmeno un anziano è maturo abbastanza per avere un’idea che non muta, ma per il semplice motivo che le idee immutabili sono i principi mentre tutti gli altri pensieri variano ma non è un difetto, ognuno ha il diritto di sostenere la propria idea finche non la cambierà e anche se non la vorrà cambiare mai.
L’unica cosa che si può fare è ricercare una maturità costante e quotidiana, trovare quelle idee che si hanno ed essere disposti a cambiarle ma anche sentirsi liberi di non farlo mai. Io non sono matura e non lo sarò mai, ma voglio sapere quello che penso perchè non voglio gli altri pensino per me, sarebbe un crimine nei confronti della mia vita. Ma allora come sapere cosa penso? Sinceramente non so ancora rispondermi. So solo che nella vita, per non avere problemi in tal senso, basta aggiungere dopo ogni affermazione, anche se siamo certi di quel che diciamo, un bel “credo” o “penso” in modo da lasciare all’interlocutore la convinzione di avere i pensieri più saldi dei nostri e di averci sopraffatto senza essere oppressi.
Non mi sposerò, credo testo di sophia