Confusa nel grigio della disperazione strisciavo fiacca, senza forze e senza mèta mentre tu, amico mendace con la tua garbata presenza mi donavi finto calore ingannandomi con false premure troncando ogni mio sogno e asciugando le mie lacrime per chiudermi gli occhi così che non vedessi i colori del mondo. Ho alzato la testa ed ho intravisto un raggio di sole, fuori da quella bolla di dolore. A fatica mi son rialzata immergendomi nella vita, scoprendo di esserne parte con le mie poche virtù e con i miei semplici meriti, curati ogni giorno con passione e sudore, e sfidando i miei tanti limiti a ricordarmi che sono un essere ordinario. E mentre afferro il mio riscatto ti congedi da me, cupo, senza un sorriso, pregno di livore e di falsa umanità.
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