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Irva capitava che riandasse coi ricordi alla sua fresca gioventù, vissuta nella corte dal sapore antico. La grande famiglia che a poco a poco si frammentò con l’andare, chi in Lombardia, chi nella rossa Emilia. E il perdersi di vista prendendo ognuno la propria strada. Chi rimase in paese però non interruppe mai i legami con zii e cugini. La nuova casa dei genitori di Irva era aperta e accogliente e ad essa faceva riferimento chi tornava sui luoghi della forse nostalgica gioventù. Alcuni amici di Irva divennero amici anche di Augusto e si era creato una bella rete alimentata da reciproci favori e cene offerte da Augusto nella propria casa. Lui sembrava aver reciso senza troppo danno col paese di origine, certo avendo la sorella che colà si era sposata, vi andava abbastanza spesso, il suo mondo però lo aveva ricostruito dove si era sposato e costruito la sua casa. Dato il carattere piuttosto chiuso, capitava molto raramente che raccontasse ai figli aneddoti della sua famiglia di origine, cosa di cui invece la Irva era generosa. La sera rimboccando a loro le coperte, le piaceva fermarsi un po’ e raccontava, non solo ricordi personali, ma anche ciò che aveva appreso dai racconti della suocera, fatti nelle serate passate a cucire, rammendare e a fare la maglia. A cucire la Irva era davvero brava, aveva fatto un corso di cucito da ragazza e poi praticantato da una sarta. Solo per la dote si era affidata alla sarta del paese, rimanendone non molto soddisfatta; questa aveva fatto anche il suo e di sua sorella, vestito da sposa. Anni dopo la Fabiana ne avrebbe ricavato una camicetta, mentre la Teresa aveva fatto la stessa cosa disfando una camicia da notte, presa dal bel tessuto di questa. Il saper cucire aiutò molto Irva nella conduzione dell’economia famigliare, soldi in casa se ne vedevano davvero pochi e allora lei vi suppliva con l’ingegno e la sua manualità. Aveva ricevuto dalla suocera una macchina da cucire e questo le permetteva di fare la tendina nuova che serviva sotto al lavello, i lenzuolini per la culla, ma anche di mettere toppe ai pantaloni da lavoro di Augusto. La sua brava manualità le veniva da avere si una mamma analfabeta, in quanto aveva frequentato solo la prima elementare, che poi mamma Maddalena l’aveva ritirata dalla scuola, perché il suo aiuto in casa serviva molto, sebbene fosse una bambina di appena sette anni. Era davvero molto ingegnosa, riparava persino le scarpe ed aggiustava gli zoccoli che serviva per il quotidiano. L’ultimo lavoro di cucito in cui si era cimentata Irva, fu su richiesta di Teresa, un vestito utilizzando una pezza di tessuto regalato dalla zia sua madrina di cresima. Il suo gusto si era ahimè fermato a diverso tempo addietro ed il risultato, sebbene ineccepibile riguardo l’esecuzione, fu di un abito che la Teresa non si sentì di portare a lungo dato la fattura che tradiva antiquatezza. Col tempo Irva si era spenta in molte cose, complice il fatto che in casa la facessero sentire inadeguata. E così la passione per il giardinaggio si affievolì, la cura della casa tradiva ormai poca attenzione, non cucinava più perché di fatto cucinavano altri; la stanchezza aumentava e non sembrava esserci più scopo, più attrattiva per vivere. Unico barlume era l’affetto per i nipoti a cui rivolgeva molte raccomandazioni dettate dalle sue troppe ansie. Finalmente l’Augusto decise che era arrivato il momento di farla curare e si sbagliò molto… La diagnosi formulata non dava bene l’idea della malattia di Irva, era certamente una problematica legata ad un invecchiamento precoce, si fecero dei tentativi che non portarono giovamento, anche perché Irva non aveva la forza, né la voglia di provare a farcela, non era capace di descrivere i suoi sintomi. La sua camera matrimoniale subì profondi cambiamenti in quanto si eliminò il letto matrimoniale a favore di uno ospedaliero, Augusto si arrangiò con uno singolo, fu posizionata una poltrona adatta a farla star comoda ed in angolo apparvero pacchi di pannoloni. Si provvide anche ad una badante, in verità poco efficiente. Passarono così circa dieci anni, la sua morte fu una liberazione da un fardello di sofferenza che aveva gravato sui famigliari, chi più, chi meno. L’Augusto volle per lei la lapide con parole scritte in oro; grigio scuro non incontrò il favore dei figli ma tant’è anche questa volta aveva deciso lui. Anni dopo si scelse la stessa tonalità per la sua di tomba; riposano poco distanti tra loro, Alberto vigila sul decoro delle tombe, Teresa non fa mancare i fiori del suo giardino, mentre Fabiana ha arricchito la tomba di Irva con un ulteriore foto che la ritrae nella sua quotidianità ed è più restia a fermarsi sulla tomba di suo padre, nel suo cuore ci sono dolori mai sopiti. Dopo anni difficili, i tre fratelli hanno trovato una civile armonia. Tutti e tre hanno sofferto molto, anche sul fisico ci sono strascichi dei dolori dell’anima. Nella loro fragilità sono però forti e hanno trovato forza anche grazie alla fede. Il tempo che passa stende un velo, ogni tanto lo si scopre per far affiorare ricordi, aneddoti, anche vecchi racconti su nonni e bisnonni. Geni cimbri e anche un avo austriaco hanno certamente contribuito a determinare ciò che siamo e poi il cambiamento da un mondo prevalentemente contadino coi suoi forti valori, alla modernità, per certi versi esasperata. Allora diventa un po’ nostalgico guardare vecchie foto in bianco e nero o le prime a colori. Incasellate in album o in tanti blocchetti porta foto, anche Teresa ne ha una bella produzione; lei stessa ama scattarle. Quelle più datate accendono la curiosità su conoscere la storia di chi è ritratto o sui luoghi ivi, immortalati. Capita che, andando su questi luoghi, li si trovi così cambiati da non li riconoscere più. Un esempio è stato scoprire che, prima la casa del bisnonno, poi anche la contrada che ospitava la casa della bisnonna, non c’erano più, un campo di erba e qualche alberello di frutta ne avevano preso il posto. Che dire della corte nobiliare dove Irva aveva trascorso la sua gioventù, abbandonata al degrado; persino la villa mostra i segni dell’incuria, il tetto è crollato e come sono lontani i tempi in cui Teresa aveva fatto le foto del suo matrimonio nel parco, così curato da zio Giovanni, che era il fattore del conte. Anche Alberto aveva scelto come cornice per le sue foto di nozze la villa, mostrandone anche gli interni. La Fabiana invece aveva ambientato le sue foto nella cornice del piccolo castello di San Martino, poco distante da dove è andata ad abitare da sposata.