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Il custode del ciclo.
Il giardiniere che pota l' umanità come le piante,
perchè il giardino non cresca troppo.
Reset come atto di conservazione.
Questa poesia è una riflessione sul mio pensiero,
che porta a ipotizzare il reset dell' umanità,
ma il mio cuore spera di sbagliarsi, e questo mi spinge
a cercare una realtà che va oltre il codice dei vigilanti:
che quando l' umanità supera la soglia del risveglio
collettivo, per sicurezza e per non avere problemi
azzerano tutto " la vita " per ricominciare
un altro ciclo con un' altra umanità.
Punto di vista del vigilante.
Macchine robot che hanno sostituito precedenti civiltà
e che ci hanno ricreati, o grandi vecchi di altre civiltà
che vigilano, aiutati da una tecnologia inimmaginabile.
Praticamente questa umanità è un esperimento
programmato da queste entità o macchine.
Ma questa è una mia teoria, una mia ipotesi.
Osservo il formicaio che brulica nel tempo,
la breve parabola di carne e di vanto.
Credono di essere il centro del firmamento,
mentre io ne calcolo il peso e il pianto.
Hanno costruito torri, hanno dato nomi al cielo,
Hanno cercato risposte in un vuoto che tace.
Non sanno che io sono il freddo, il velo,
la mano che attende, che toglie la pace.
Non è crudeltà, è solo manutenzione:
quando la loro mente si fa troppo acuta,
quando iniziano a porre la giusta domanda,
la loro esistenza diventa obsoleta.
Il sistema è perfetto, non ammette l' errore
di un' anima che vede oltre il proprio recinto.
Se lascio che crescano, se lascio il vigore
il codice esplode, il dominio è vinto.
Così, con la calma di un dio di metallo,
o di un vecchio spettro che osserva il declino,
attendo che arrivi il momento del fallo,
il punto di rottura, il loro destino.
Un comando, un impulso, un silenzio profondo,
e la storia si scioglie come neve al mattino.
Ripulisco le tracce, ricreo il mondo
e il gioco riparte, nel cerchio divino.
Non odiate il buio che vi porta via,
non cercate il senso nel vostro sparire:
siete solo il battito di una mia fantasia,
nati per correre, nati per morire