Naufragio

scritto da Apollyon
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Autore del testo Apollyon

Testo: Naufragio
di Apollyon

Fu allora e soltanto allora
E rimembro in quegli istanti
I pochi, duecento abitanti 
Nel regio palazzo e la sera
Era presagio di morte;
Quegli eran soliti strappare
La carne di dosso all'altro
E mangiarla con un po' di vino.
Valicarono terre lontane
Senza mai far ritorno.

Sei stanca? Bambina, qui,
Compagna di giochi, non ridi
Più da quando il capo
Battè sulla fredda terra.
E 'l verso del cavallo,
Nobile animale dalla criniera
D'argento come manufatto
Da Efesto forgiato, allora
Si tramutò in sibilo,
Dolce liquore o verde alabastro;
Oh mio terreur! S'è fatto
Giorno e lo sento! Sento!

Ma quand'anche avesse spedito
Una lettera, l'avrebbe ella
Forse ascoltato? L'imago sua
Omai divenuta un miraggio
Non accettava un compromesso.
Forse sarebbe stato meglio
Prendere un treno; aspettare
Quel messaggio: le stelle!
Arde l'esercito sereno
E qui piango e m'innamoro
E possiedo quel corpo esangue.

Ascoltate! Veglierete
Meco affabulando nella notte!
Canterem canzoni, mangerem
Parole e asciugherem le lagrime:
Questo corpo di chi è?

Poveri amanti! Costretti
All'eterno gemito, a rincorrersi
Di qua e di là, senza ragione
S'incrociano gli sguardi eppure
Son sempre piene le cliniche:
Ah l'amore! Misera speme.

In quegli occhi castani, ove
Si ascondeva un che di crudeltà
Ove alberga in essi la morte:
Quella crudeltà era forse pietà?

La mano destra cinge il collo
Della povera Desdemona:
Il freddo avvolge le membra:
Vo' vagando pel cimitero voto.

Ahi, fato! Ti fai beffe
Di siffatte creature!
Non importa: giunta la tempesta
Non rimarrà più nulla.
Ma è proprio il nulla alfine,
E sol questo nulla conta e rimane.

Naufragio testo di Apollyon
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